Nel 2012 c’è ancora posto per i cantautori?

Tempo fa intervistai telefonicamente Pino Marino (purtroppo non ho ancora avuto occasione di pubblicare quel resoconto della nostra bella chiacchierata qui, ma spero sia solo questione di tempo), uno dei cantautori della scena romana che emerse prepotentemente dalla metà degli anni ’90 in poi, e che vide protagonisti poi in ambito nazionale i vari Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Max Gazzè.

Fu un modo per confrontarsi con uno dei più interessanti esponenti di una scuola tutta italiana sul valore e la funzione di un cantastorie ai tempi nostri.

Stasera riprenderò alcuni dei concetti emersi in quell’intervista ma non solo, ovviamente, visto che è sotto gli occhi di tutti come la figura cosiddetta classica, almeno da un punto di vista puramente iconografico, del “cantautore” sia ormai quasi in disuso.

Dimentichiamoci le chitarre a tracolla, il distacco intellettuale che alcuni di loro potevano indurre a farci pensare (anche se poi, ad esempio, il buon Guccini sul palco si trasformava direttamente e da “orso”, come ci poteva apparire in superficie, diveniva molto gioviale e spiritoso, e proviamo a immaginare cosa potrebbero fare ora quei grandi esempi di artisti emersi dagli anni ’70, specialmente, come il grande Faber, De Gregori, Claudio Lolli, Pierangelo Bertoli: una generazione unica, senza precedenti, potremmo pure sottolineare.

Faccio questa riflessione dopo aver visto in tv gli EMA, premio europeo dell’emittente Mtv che, per carità, non ha mai privilegiato – a dirla tutta – la musica di un certo tipo, a favore invece di un pop di facile consumo, spesso ai confini con la dance più leggera.

Ma vedere furoreggiare Psy, il coreano con la sua super hit estiva, i vari Guetta, le Rihanna e Katy Perry, mi vien da dire… a chi potrebbe interessare oggi ascoltare un giovane artista, armato quasi solo delle sue parole, una volta però in grado davvero di smuovere le coscienze? (anche se poi in classifica ci andavano i Ricchi e Poveri, Al Bano e Romina ecc… ma vi era comunque l’idea radicata che potesse esserci spazio anche per una “vera” alternativa).

Ora coloro che maggiormente hanno la capacità di muovere le masse con la sola forza delle parole, spesso addirittura “truci”, sin troppo schiette, ma se non altro sincere, sono i rapper, gli hip hopper… non tutti, per carità: c’è sempre chi sale sul carro dei vincitori, ora che l’hip hop tira molto ma gente come Mondo Marcio o il più eclettico Caparezza, sembra essere in grado, utilizzando diversi strumenti, di raccontare la propria epoca, partendo magari dall’esperienza personale, proprio come una volta facevano i grandi cantautori, quelli con la barba e il vocione.

Ho voluto dedicare una puntata del mio programma radiofonico ai cantautori, classici e moderni, italiani e stranieri, perchè ormai siamo invasi sempre più dalla futilità di certa musica, dal messaggio inesistente, se non quello di farci ballare e regalarci un momento di spensieratezza… per carità, cambiano i tempi, le società e i gusti, ci si plasma e ci si adegua, o meglio, ci si conforma a una realtà che viaggia veloce e che forse non ti dà nemmeno il tempo di stare lì ad ascoltare un testo che, magari, potrebbe aprirti un mondo, o anche solo la propria coscienza interiore.

Forse, sovrastato dai bit e dalle basi dance, anche un grande come Fabrizio De Andrè farebbe fatica a farsi sentire, ma mi piace pensare che ci sia ancora spazio per  certa attitudine… e d’altronde il meritatissimo primo posto (ex equo con gli Afterhours, a onor del vero) di Zibba e Almalibre al recente Premio Tenco per il miglior album, pare un segnale che la qualità della proposta possa ancora venire suggellata e considerata.

Vi aspetto stasera quindi su Yastaradio.com alle 21 per approfondire il tema dei cantautori nei giorni nostri…

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4 risposte a “Nel 2012 c’è ancora posto per i cantautori?

    • Lo conosco benissimo Gianmaria Testa, non l’ho passato nella puntata, però rimane uno dei più talentuosi ed eclettici esponenti di una vecchia scuola di cantautorato.. nemmeno troppo italiano, alla fine, se consideriamo che si ispira molto agli chansonnier francesi e non a caso gode di maggiore credibilità e visibilità proprio oltralpe. Ottima citazione Loredana

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