Viva l’Italia: il film di Massimiliano Bruno è un esempio di satira dei giorni nostri ma soprattutto un pugno nello stomaco per i benpensanti

Ieri sera ho assistito al film di Massimiliano Bruno “Viva l’Italia”, piuttosto atteso a una verifica delle proprie capacità dopo il successo al botteghino del suo film d’esordio “Nessuno mi può giudicare”, con protagonista l’ottima Paola Cortellesi.

Si preannunciava una visione senza pretese da parte mia, che apprezzo sì le commedie intelligenti, ma non ne vado certo matto, prediligendo nettamente altri generi. Invece, dopo l’empasse iniziale e dopo alcune gag, simpatiche ma pure un tantino stereotipate, il film prende quota e mostra con toni sarcastici e graffianti alcune realtà inconfutabili della nostra sempre più derelitta società. Si ride, ci si prova a immedesimare nelle storie dei personaggi (specie degli “sconfitti” in contrapposizione con i raccomandati e “figli di papà”), ma alla fine ci si indigna fino a provare un vero senso di disgusto, constatando man mano che il film prende piede, quanto certi personaggi grotteschi, quasi macchiettistici siano in realtà sin troppo attinenti e veri, pur nella loro controversa visione della vita che nulla concede all’altro, nemmeno le briciole. Bruno tratteggia così bene i personaggi, tanto che appare quasi scontato rivedere negli interpreti Michele Placido (assolutamente magistrale) e Rocco Papaleo ben noti protagonisti (negativi) della nostra epoca. I politici, gli agenti di spettacoli, persino i dirigenti Rai  che pure hanno prodotto la pellicola, ne escono malissimo, tacciati senza tanti giri di parole di tutte le nefandezze a cui siamo purtroppo abituati ogni qualvolta ci prendiamo la briga di informarci un minimo di come stanno funzionando da decenni le cose di “casa nostra”, alla faccia dei buoni propositi della seconda repubblica, ormai davvero sul viale del tramonto, tanto che alla fine, azzardando un po’, si potrebbe vedere e interpretare il film come un lungo spot al Movimento 5 stelle di Grillo, anche se ovviamente non era quello l’intento del bravo regista. Ma il messaggio che ne consegue, dalle vive parole di un Placido ormai redento, sembrano davvero istigare a un rinnovamento, un cambiamento radicale che deve necessariamente partire dalle nuove generazioni. Perfetto il mix di attori, con Bova, Gassman, Angiolini e altri a fare da guide a un manipolo di caratteristi comunque molto efficaci.

Il momento chiave del film, a mio avviso, avviene è quando il politico Placido, malato e corso via dal reparto ospedaliero, si ritrova in mezzo a un corteo dapprima pacifista ma poi sfociato in tafferugli con la polizia e incrocia lo sguardo di un bimbo sulle spalle del padre manifestante. In quel preciso momento, l’allora prima egoista e senza cuore politico capisce che la vita vera è un altra, con un corollario di valori per lui inesplorato. La consapevolezza nuova lo porterà, non senza difficoltà, specie con il figlioccio comunista Raoul Bova, a rimettere faticosamente insieme i cocci di una famiglia intera e, più in generale, a rimettere in discussione il suo intero “modus vivendi”. Insomma, un film riuscito, un pugno nello stomaco dei benpensanti, parafrasando il buon Frankie Hi- Nrg che compare nella colonna sonora e recita pure in un cameo, a dire il vero sempre meno, visto che ormai quello che era da scoperchiare è stato tutto riversato in faccia alle povere persone che con dignità e fatica contribuiscono giorno per giorno a tenere in vita questo malandato nostro Stato Italiano.

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