PELLEeCALAMAIO intervista in esclusiva Daniele Groff

E’ stato un grande piacere per me intervistare un artista che ho sempre stimato e seguito attentamente lungo tutto il suo percorso: Daniele Groff!

Nome emergente del panorama pop rock italiano di fine 90, ha all’ attivo un decennio di buoni dischi, singoli di successo, collaborazioni prestigiose (tra cui quella con Renato Zero) e innovazioni sulla scia di uno stile di molto debitore dell’allora fiorente britpop (Oasis su tutti) ma pure originale, specie negli arrangiamenti.

Successivamente entra in una fase di apparente oblio, in un quinquennio sabbatico, almeno per quanto riguarda la produzione in studio, fino al ritorno sulle scene con un progetto veramente nuovo.

Ne parlo al telefono con il diretto interessato che non nasconde il suo grande entusiasmo per la sua ultima iniziativa.

“Sì, Gianni, è così. Non nascondo che si tratti di un progetto davvero innovativo, almeno per il contesto italiano, e mi auspico precursore di un nuovo fenomeno: il crowdfunding.

In pratica si tratta di raccogliere fondi per dei progetti, per offrire un servizio, un prodotto. E’ un processo rivoluzionario, nel quale credo molto, che dà modo a chiunque di contribuire concretamente alla realizzazione di un qualcosa, nel mio caso ovviamente di un progetto musicale”

“Direi che, detta così, si tratterebbe davvero di qualcosa di inedito per l’Italia?”

“Sì, è un concetto nuovo, e come tale facile anche a fraintendimenti, equivoci. Non si tratta certo di spillare soldi a nessuno, ma di dare la possibilità reale a chi vuole farlo (amici, fans, appassionati) di co-finanziare un prodotto che poi verrà messo in commercio. Una raccolta fondi, detta in parole più semplici, necessaria anche per gli artisti di una certa fama, specie considerando i tempi che stiamo percorrendo, tra crisi del disco, perdita di una coscienza culturale e musicale. Non sono stato proprio il primissimo in Italia, ma di certo questa cosa sta avendo un’eco positiva, se ne sta parlando e discutendo in giro”

“Quindi, tu Daniele, utilizzi una piattaforma per mettere a disposizione i tuoi pezzi?”

“Esattamente, o meglio, ho caricato il mio progetto di crowdfunding in una piattaforma europea, poco nota ancora in Italia, ma in piena espansione all’estero: si chiama “Ulule”. Ho mutuato questa esperienza da un’amica americana che ha riscosso un buon riscontro con un’iniziativa identica mediante una piattaforma americana “Kickstarter”. Non posso prevedere il futuro ma sono soddisfatto di quanto seminato finora. Il 17 ottobre è il termine per la mia raccolta fondi, l’obiettivo era di arrivare a una somma non immensa ma quanto mi basta almeno per partire a registrare i pezzi in uno studio come intendo io e con strumenti ad hoc. L’obiettivo che mi prefiggo infatti è quello di arrivare più in alto possibile, e questo per me significa insinuarmi nel difficilissimo mercato inglese. Mi piacerebbe ottenere un sound altamente professionale e proporre i nastri a produttori quotati, per questo è un po’ che faccio spola Inghilterra/Trento. Non è facile, soprattutto per noi italiani, un po’ periferici e marginali al cospetto di un mercato inglese e americano, il top per un musicista.”

“Beh, a sentire i tuoi dischi e, andando a ritroso, mi sembra che tu parta da ottime referenze musicali, visto che sin dai tuoi esordi, hai proposto una musica veramente diversa da ciò che andava all’epoca in Italia. Era il periodo del rock alternativo (Marlene, Afterhours, CSI, Bluvertigo e molti altri) e tu te ne uscisti con un album pieno zeppo di citazioni britpop, impregnato di quel sound molto filo- Oasis ma che ricordava più che altro un tuo mondo di riferimento ben preciso, al di là del punto di vista prettamente musicale. E singoli come il tormentone “Daisy”, “Io sono io” o “Adesso” hanno riscosso un notevole successo”

“Quello che dici è vero, ho da subito cercato un percorso tutto mio, meno incline alle tendenze del momento e penso di aver ottenuto quanto meritato sul campo. Ho avuto soddisfazioni, erano anni ancora buoni per la musica, si vendevano dischi, si andava al Festivalbar, ho fatto Sanremo (tra l’altro senza mai snaturarsi, ndr) ma sin dall’inizio ho pensato di evolvermi, senza adagiarmi sugli allori. In molti spingevano verso una direzione più pop, simile all’album di debutto, invece poi me ne sono uscito con un album meno immediato, diverso negli arrangiamenti, fino a “Mi accordo” che doveva rappresentare una summa del mio percorso musicale”

“Mi accordo” a mio avviso è un grande album, con l’esperimento della canzone bilingue, pezzi in italiano e diversi pezzi in inglese, alcuni dei quali di grande spessore. Penso in particolare a “By Yourself” che davvero non avrebbe sfigurato in uno dei primi album dei fratelli Gallagher”

“L’album secondo me ha mantenuto le promesse, ma come dicevo, io sono sempre alla ricerca di soluzioni nuove, e quindi, pur avendo un approccio quasi naturale con la lingua inglese, perché l’ho studiata da anni e conosciuta a fondo, tento il salto, produrre un disco per il mercato inglese, o meglio, per tutti ovviamente, ma magari sotto l’egida di un’etichetta inglese. Ho conosciuto un artista danese, Mads Langer, noto per la sua bella cover acustica del celebre brano “You are not alone” e chiacchierando con lui abbiamo evidenziato gli stessi problemi legati alla musica e alle categorie di mercato. Ci sono in sostanza tre fasce distinte: la prima riguarda Paesi che hanno il predominio delle produzioni, ovviamente USA e Inghilterra, poi c’è il mercato europeo, con artisti che, magari cantando in lingua inglese riescono a emergere oltre i loro confini, e poi c’è il mercato autoctono con i fenomeni “locali”, il che non significa che non siano progetti interessanti o validi, ma certamente poco esportabili. Io voglio provare umilmente, dandomi da fare, a entrare in prima fascia”

“Hai collaborato tra gli altri con Hinkel, chitarrista della famosa band tedesca dei Fool’s Garden (quelli di Lemon Tree per intenderci). Loro possono fungere da esempio di artisti non anglofoni che riescono a emergere al di fuori del loro contesto?”

“In un certo senso, sì, considera tuttavia che, per mentalità, la Germania, così come a maggior ragione i Paesi Scandinavi, hanno un approccio molto diverso nei confronti della lingua inglese, la parlano di più, sono in un certo senso avvantaggiati rispetto agli italiani.”

“Non posso non chiedetelo Daniele, come mai tutto questo silenzio? Era pure uscito un singolo nel 2007 che sembrava l’anticamera di un atteso nuovo album di inediti, a 3 anni dall’ultimo “Mi accordo” del 2004”.

“Semplicemente per quanto accennato prima: nella musica e nel modo di usufruire, utilizzare o produrre musica è cambiato tutto da un quinquennio a questa parte. Avevo pubblicato “Prendimi” nel 2007, avevo diversi altri brani pronti e ti lascio immaginare che all’interno della casa discografica in molti spingevano per far uscire il disco, uscire nel mercato. Il problema era che il mercato non c’è più, tolti ovviamente i super big della musica italiana o i nuovi fenomeni della tv. Con il mio produttore storico, con cui ho lavorato fianco a fianco sin dai miei esordi, non eravamo più in piena sintonia su certe scelte, capita quando si matura e si cresce, non solo da un punto di vista musicale. Non rinnego nulla del mio passato ma è logico che con l’assurdo discorso del “senno di poi”, alcune cose non le rifarei o le affronterei in modo diverso. Ma se ora sono così è anche per merito magari di quegli sbagli. Insomma, mettici pure che il singolo non aveva avuto tutta questa presa a livello radiofonico, se paragonato ad altre mie canzoni, fatto sta che il progetto di quel disco si è arenato, spegnendosi progressivamente: inutile procedere nell’arte se non si è convinti al 100% di quello che stai facendo. E ora eccomi qui, finalmente con la voglia di rimettermi in gioco nel vero senso della parola.”

“Non mi resta Daniele che farti il mio più grande “In bocca al lupo” per questo tuo nuovo progetto e augurarti che tu possa essere davvero precursore di un nuovo modo di fare musica”

“Ti ringrazio, Gianni. Guarda, come detto prima, credo molto nel crowdfunding, sono sicuro che negli anni diverrà sempre più popolare anche da noi e ne approfitto pure per ricordare che il 20 ottobre aprirà un sito tutto italiano dedicato appunto al crowdfunding, con una nuova piattaforma dedicata esclusivamente alla musica, si chiama “Musicraiser”, quindi qualche passo in questa direzione si sta facendo anche da noi”

 

 

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7 risposte a “PELLEeCALAMAIO intervista in esclusiva Daniele Groff

  1. Parla troppo di cazzate e poco di musica. Lo conosco bene quellodi cui parla, è una cosa che chi bazzica un pò nella musica conosce alla perfezione…santo dio ne parla come se fosse una cosa da marziani. Parlasse poi un pò di cosa vuol fare adesso, ma bene, senza solite frase stereotipate o giri di parole. No, Groff andato definitivamente a quel paese.

  2. Per un concerto acustico a casa 3500 euro????? Umile sto cazzo!!! Se ne parli digli che cali le pretese santo dio!!! Pazzesco!

    • la storia dei concerti acustici non la sapevo, non ne abbiamo parlato durante l’intervista, in ogni caso sì, lui è molto preso dalla cosa e giustamente, dal suo punto di vista, sta pompando l’iniziativa! Non mi sembra però che abbia detto che sia il primo in Italia – credo sia stato Maroccolo per un progetto minore – e all’estero Amanda Palmer ha tirato su addirittura più di un milione di dollari con kickstarter, vedremo lui che riscontro avrà… l’importante è che poi ne esca davvero un buon disco

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