Samuele Longo, dall’Inter all’Espanyol per stupire

Per gli appassionati di calcio giovanile, questa appena iniziata potrebbe davvero essere la stagione decisiva, il cosiddetto “annozero” da cui finalmente far emergere e lanciare i nostri  talenti autoctoni più fulgidi e poco importa se l’evento sia stato praticamente indotto da una generalizzata crisi economica in primis – la stessa che ha fatto scambiare Bendtner come un top player o che ha ridato linfa (?) ai propositi di rinascita dell’esodato Luca Toni – e dal coraggio di Prandelli poi.

Sorvolo su nomi giustamente apprezzati e quasi conosciuti alla massa dei calciofili (i campioncini Insigne, Verratti, El Shaarawy, Borini, Florenzi, Destro, Perin…) e piombo su un nome già menzionato più volte in altri post: il trevigiano Samuele Longo.

Veneto di Valdobbiadene, cresce con la maglia del Treviso ma ben presto finisce in orbita Genoa. C’è da dire che all’inizio, pur essendo evidenti le sue doti atletiche, faticò a imporsi (d’altronde il vivaio rossoblu è uno dei migliori in ambito nazionale e la concorrenza era altissima). Tuttavia, anno dopo anno, cresce la sua condizione, soprattutto la consapevolezza nei propri mezzi, cosa che gli permette di sfidare sovente intere difese da solo, anche se i gol sembrano latitare. Ne segna, ma non è un cecchino da area di rigore infallibile, ecco, preferisce il dialogo, lo sfondamento partendo dall’esterno, il colpo che non ti aspetti. Entra in orbita Inter e le sue prestazioni migliorano, così come l’ambito fisico. In area diviene torreggiante. Scappatella a Piacenza e poi il rientro prima a Genova e poi all’Inter, dove ormai è vero protagonista, goleador implacabile, leader offensivo e non è soltanto la pur significativa Next Gen Series a confermarlo uno dei migliori talenti nerazzurri alla guida di Stramaccioni ma tutta la stagione, costellata da playoff scudetti favolosi, nei quali a detta di molti addetti ai lavori risulta essere il miglior giovane visto all’opera in assoluto. Debutta in serie A, scala posizioni nelle nazionali giovanili, passando in un anno dall’Under 19 alla 21, dove segna quasi subito e finisce nel mirino di diversi club di serie A, anche se in un primo momento sembra difficile una risoluzione positiva del suo cartellino, a metà tra Genoa e Inter.

Finisce all’Espanyol, dopo che è diventato tutto nerazzurro, in virtù dei buoni rapporti creatisi dopo la valorizzazione l’anno precedente di Coutinho e con la voglia di cimentarsi da protagonista in un torneo importante come la Liga Spagnola. Il resto è storia nota… Il ragazzino che sembra un mix tra Boksic (per il fisico possente e per la velocità) e Van Basten (per la facilità di gol e la tecnica cristallina), in grado di giostrare da centravanti o in appoggio alla punta (come successo l’anno scorso con Livaja), oppure esterno d’attacco è pronto a 20 anni a stupire.

Ah, per chi non lo sapesse, eccovi un breve filmato del suo debutto nel campionato spagnolo 🙂 SUBITO IN GOL, e che GOL! 

 

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2 risposte a “Samuele Longo, dall’Inter all’Espanyol per stupire

  1. L’inizio spagnolo è stato eccellente, per lui. Il talento, dice chi lo segue da anni, era evidente fin dall’inizio. Uno dei tanti potenziali craque (come Destro) che il Genoa ha avuto fra le mani non comprendendone le effettive potenzialità. Del resto Destro dopo le prime apparizioni a Marassi (nonostante anche un paio di gol) è stato massacrato dai tifosi rossoblù, il cui principale difetto è quello di credersi (erroneamente) intenditori di calcio assai più di chi il calcio lo mastica per professione.

    • sì, come detto nell’articolo, io sono uno di quelli che lo ha visto giocare sin da giovanissimo e le doti erano davvero e evidenti, anche se colpivano di lui la velocità, la destrezza e la tecnica più che le qualità balistiche.. poi invece a suon di gol e mettendo su muscoli è divenuto un attaccante in grado di reggere da solo l’urto delle difese. Al Genoa aveva fatto benissimo a mio avviso, terminale offensivo ma capace di svariare nel tridente d’attacco, con lui c’erano pure Chinellato, un po’ perso in Lega Pro da due anni ma anche Polenta, Doninelli, Jelenic, uno squadrone… a proposito della capacità di individuare talenti in tenera età, l’altra sera su sky ho visto un filmato stupendo, in occasione del lancio di un servizio su Chelsea e jUVE. Hanno mostrato delle immagini bellissime di un torneo Giovanissimi tra Atletico Madrid e Milan, dove i rispettivi centravanti erano Torres e Matri! Spettacolo!!! Lasciami dire che il biondo Fernando Torres, con la sua maglietta numero 9 possedeva già tutti i crismi del campione, stesse movenze in area che l’avrebbero reso famoso, stesso modo di toccare e accarezzare la palla.. beh, chissà gli spettatori di quell’incontro che avrebbero pensato. Meno facile ipotizzare una carrierona per Matri, all’epoca in quel Milan giganteggiava in attacco un fantasista veneto, classe ’84 dalla purtroppo breve carriera professionistica.. alludo al grande Davide Favaro! Infortunatosi a 18 anni in modo grave, per poco non ha esordito in serie A nella stessa gara in cui fecero ingresso nella massima serie Matri, Piccolo, Clayton, Catilina Aubameyang, lo sfortunato Dal Bello, morto precocemente e Sarr. Segnò una tripletta Brocchi in una gara di fine stagione senza storie, alla vigilia di un grosso appuntamento europeo. Favaro si ruppe i legamenti, l’anno dopo passò al Parma che lo girò in prestito alla Sambenedettese in C/1 (ottima squadra quell’anno allenata da Ballardini, c’erano il genoano Canini in difesa, Cigarini e Bogliacino a metà campo e appunto Favaro come trequartista. Poi un saliscendi tra B e C/1 fino al ritorno mesto tra i dilettanti, a Treviso mi sembra. Peccato!

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