Intervista ai 24 Grana, band unica nel saper mescolare impegno sociale e toni d’autore

PELLEeCALAMAIO ospita un gruppo che ritengo fondamentale nell’ambito degli anni ’90 e che, nel prosieguo della carriera, ha saputo sempre rinnovarsi con coraggio e la voglia di mettersi in gioco.

Per una volta mi sbilancio e dico pure che… sono uno dei miei gruppi preferiti in assoluto: i 24 Grana! E’ stato quindi un grande piacere per me scambiare due chiacchiere con il batterista Renato Minale.

“Ciao Renato, è un piacere conoscerti, seppur virtualmente, dopo che ho seguito con grande interesse il vostro percorso. Partiamo dal presente e poi andiamo un po’ a ritroso. Cosa vi siete portati a casa dell’esperienza statunitense e dell’incontro con Steve Albini come produttore del vostro ultimo album “La stessa barca”? Pensate ad un’ennesima evoluzione di stile per il futuro, dopo che in pratica in quasi 20 anni di carriera vi siete cimentati con varie forme espressive?”

Ciao Gianni, il piacere è nostro. Nel 2010 iniziammo a lavorare sulla stesura di nuovi brani, quelli che poi sono finiti ne “La stessa barca”, e da subito fu chiaro il tipo di sound che cercavamo per il nuovo album. Un suono molto diretto: solo chitarre, basso e batteria, senza l’utilizzo di ulteriori strumenti o di interventi in post-produzione. Finiti i provini contattammo un po’ di studi specializzati in quel tipo di sound e tra questi l’Electrical Audio di Steve Albini. E così nell’estate di quell’anno partimmo per Chicago per registrare il nostro ultimo album. L’esperienza è stata unica, sia dal punto di vista umano, Steve è una persona eccezionale, un po’ folle come piace a noi, sia dal punto di vista lavorativo… leggi i nomi di chi ha lavorato con lui e ti rendi conto del livello. Per il futuro ne sappiamo ancora poco in realtà, stiamo ultimando il tour estivo dopo di che valuteremo il da farsi; per ora c’è l’idea di mettere su un nuovo live, riarrangiando i nostri brani in chiave elettronica, da portare quest’inverno nei clubs.

“La Napoli degli anni ’90, suppergiù nel periodo dell’esplosione del fenomeno della Posse, pullulava di artisti con la A maiuscola, dagli Almamegretta ai 99Posse, dai Bisca ad appunto voi dei 24 grana. Pur apprezzando e ascoltando tutti i gruppi nominati, ho sempre pensato, sin dal vostro debutto “Loop” che voi avevate un approccio diverso e, che tra le pieghe del vostro reggae/dub ci fosse qualcosa di più profondo.

Hai nominato tutte band a cui dobbiamo tanto, hanno creato una scena a Napoli negli anni 90, riconosciuta e apprezzata in tutta Italia, della quale poi abbiamo preso parte pochi anni dopo. Per il resto ogni band ha la sua storia, i suoi equilibri e la sua evoluzione…


Vuoi ricordare per i miei lettori i vostri inizi, come vi siete formati e quando avete maturato l’idea di “provare” a fare il salto, componendo le vostre prime canzoni? In fondo, a parte il recente avvicendamento del bassista Armando Cotugno con Alessandro Innaro siete sempre gli stessi, quindi deduco che ormai siate ben compatti e che ci sia qualcosa di più della condivisione di un progetto musicale tra voi”

I 24 Grana nascono nel 1995, eravamo tutti ragazzi di periferia che condividevano la passione per la musica. Io, Francesco e Armando suonavamo insieme già da un po’, facevamo cover nei locali della città. Francesco ha poi iniziato a scrivere canzoni e da lì è partito il progetto 24 Grana. Beh a fare il salto tu ci provi sempre nel momento in cui inizi un progetto in cui credi, però credimi abbiamo solo pensato a fare le cose in un certo modo, con dedizione ed entusiasmo e poi è venuto tutto da sé… i primi dischi, i primi tour…

Alessandro è un ottimo musicista, lo conosciamo da tempo, e suonare con lui è stato semplice.

“Di chi è stata l’idea – a mio avviso geniale – di ripescare e adattare un pezzo come “Lu Cardillo”? Devo ammettere che quando ho sentito per la prima volta Francesco cantare quel brano ho pensato che quel ragazzo fosse davvero in gamba!”

L’idea è stata di Francesco, il nonno gli ha trasmesso un grosso amore per la musica napoletana; riarrangiarla in chiave dub/reggae è stato un attimo!

“Con Metaversus avete sorpreso gran parte degli addetti ai lavori, virando in qualche modo verso un suono più grezzo, rock, mentre sotto sotto cominciava ad affiorare la vostra vena autoriale. Una scelta che col senno di poi si è rivelata vincente, tanto che ad oggi credo sia il vostro disco di maggior successo ma non avete mai pensato che una parte dei vostri ascoltatori legata più ai suoni dub potesse voltarvi le spalle e non comprendere il vostro cambiamento?”

Con Metaversus abbiamo semplicemente tirato fuori il nostro background rock, miscelandolo con paesaggi sonori creati con l’uso di campionatori e sintetizzatori. E’ un disco molto ispirato, sicuro uno dei nostri lavori migliori. Prima di lavorare ad un nuovo album non pensiamo mai che potremmo deludere qualcuno, andiamo avanti seguendo il nostro mood del momento e la nostra “pancia”.

“E’ la volta di K Album, progetto decisamente ambizioso, che contiene – detto tra le righe – la mia canzone preferita del vostro repertorio “Kanzone su un detenuto politico”, un brano in grado di emozionarmi ad ogni nuovo ascolto. In fase di registrazione vi rendevate conto di stare a scrivere un pezzo di così forte impatto sociale?”

K-album è un disco dove le canzoni sono in primo piano. Il brano che citi fa parte di quel tipo di canzoni che sono sempre presenti nei nostri album, canzoni che partono dal nostro bisogno di trattare temi sociali per sensibilizzare chi ci ascolta.

“Underpop e Ghostwriters vi allontanano ancora di più dai suoni degli esordi, spruzzati come sono di rock alternativo nella più ampia concezione del termine. In particolare quest’ultimo sembra avervi di diritto introdotti nella cosiddetta scena rock “d’autore”, visto l’elevato contributo a livello testuale, le tematiche trattate e l’approccio meno immediato e più meditato, se mi si consente (penso a brani come “Carcere”, “Avere una vita davanti” o “Lacreme”). Avete pure ricevuto degli importanti riconoscimenti. Non vi sembra che fosse troppo tardi perché il resto del mondo musicale si accorgesse del vostro valore? O siete sempre andati avanti per la vostra strada, orgogliosi dei vostri lavori?”

Con Underpop l’intenzione era quella di fare un disco meno cupo, e quindi più solare, rispetto ai lavori precedenti; Ghostwriters è un disco molto curato soprattutto nella produzione artistica (affidandola in buona parte a Daniele Sinigallia) per dare alle canzoni e ai testi di Francesco, che come hai riconosciuto anche tu in questo disco sono davvero di altissimo livello, sonorità più morbide, più vicine allo stile della canzone d’autore, ma sempre con il nostro stile.

“Sono del Nord e sto con una ragazza pugliese. Spesso ci si confronta in modo sereno sulle cosiddette divergenze tra Nord e Sud. Io ho sempre pensato, ben prima di conoscerla, che le differenze potessero portare dei benefici alle persone, che ci potesse essere un arricchimento reciproco. Noto con piacere, da vari commenti su forum o su you tube, che voi sembrate immuni da becere distinzioni geografiche. So per certo che al Nord siete molto apprezzati. E’ una cosa che percepite bene anche voi o in qualche modo vi siete sentiti vittime di una certa forma di razzismo in alcune città dove vi siete esibiti? Ve lo chiedo perché quando appunto ci si confronta in rete, noto sempre lo stupore di buona parte dei meridionali nello scoprire che anche a Treviso, Bergamo o Verona, feudi leghisti, si possa amare la cultura napoletana.”

Verissimo, non abbiamo mai avuto la percezione di essere snobbati quando suoniamo al nord e siamo consapevoli che abbiamo molte persone in giro che ci stimano e ci seguono.

“Chiusa la parentesi socio-politica, mi piace chiedervi alla fine dell’intervista di fare qualche nome di giovane band italiana che voi apprezzate particolarmente e che vale la pena di ascoltare”

Ci sono un po’ di band campane che apprezziamo e che sicuro meritano maggiore attenzione; sono Songs for Ulan, Foja, Gnut, la cantautrice Libera Velo, Low-fi e ultimamente c’è piaciuta molto una band lucana che ha aperto un nostro concerto, si chiamano Esquelito.

“Ah.. un’ultima cosa.. scusate ma avrei davvero mille cose da chiedervi.. cos’è cambiato maggiormente da quando avete iniziato a metà degli anni ’90 ad oggi, in fatto di possibilità di fare musica. Ci sono più possibilità di farsi conoscere con internet ecc o rimpiangete un’epoca in cui band alternative potevano arrivare anche a fette di pubblico piuttosto grandi?”

Rimpiangiamo solo i tanti spazi sociali e culturali che davano la possibilità a tante band di esprimersi e che purtroppo da qualche anno hanno dovuto arrendersi alla crisi e all’uccisione progressiva di tutto ciò che è cultura o aggregazione. Ma siamo fiduciosi e siamo in attesa di una ripresa in questo senso. Di sicuro con internet hai una grossa vetrina a disposizione, ma credo che ormai la rete sia satura… sono davvero troppe le band che cercano di uscire fuori dalla mischia ed è sempre più difficile riuscirci, però alla fine sono comunque convinto che chi ha davvero talento riesce ad “emergere”.

Un abbraccio a tutti i ragazzi e un grande in bocca al lupo per il prosieguo della vostra carriera!

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2 risposte a “Intervista ai 24 Grana, band unica nel saper mescolare impegno sociale e toni d’autore

    • ciao masticone, è un piacere ritrovarti. Grazie per il tuo intervento.. riferito a me o al gruppo 🙂 a parte gli scherzi, deduco che tu sia uno dei tantissimi, come sto notando dalle quasi 300 visualizzazioni in poche ore, fans della band napoletana. Ho sempre adorato i 24 grana e credo che dall’intervista la cosa sia facilmente intuibile 🙂 alle prossime

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