Il calciomercato più povero e triste della storia della serie A

Non ci vuole certo un genio per capire che questo che si sta concludendo è stato il peggior calciomercato della storia del calcio italiano. Altro che austherity come negli anni ’70 quando, con grandi ma inevitabili sforzi, fu dato spazio all’autarchia e ciò produsse la più grande ascesa di talenti nostrani che avrebbero portato soddisfazioni e trionfi come il Mundial 82.

Qui invece si tratta di vera e propria involuzione, di specchio fedele quanto crudele di una crisi che ormai pare irreversibile in Italia su più livelli. Ma fermandoci solo all’ambito calcistico, come si potrebbe uscire dal pantano e ritrovare un minimo di entusiasmo? Si potrebbe rispondere con il solito mantra: “puntare sulla valorizzazione dei vivai”. Boom! Sarebbe perfetto, peccato che non la pensino così i dirigenti e sotto sotto gli allenatori, convinti che non si possa ambire a determinati traguardi imbolsendo la squadra di giovani. Non è mandando allo sbaraglio i giovani che si vincono e si progetta. Anzi, in questo modo si corre il rischio che anche i più bravi, quelli magari già pronti possano finire impelagati nel contesto di stagioni nate male e terminate peggio.

Litigare per Berbatov, in fondo uno scarto dello United, mostra come sia Fiorentina (che pure è quella che si è mossa meglio, con l’Inter in fase di mercato) che la Juve – alla faccia del top player – siano indaffarate in una finta guerra per il più bravo, per rinforzarsi davvero.

Eppure la Juve non aveva bisogno di tanti ritocchi, mancava una casella soltanto da riempire e ciò non è stato fatto! La squadra resta molto competitiva, specie per la serie A ma in Champions basteranno Asamoah e Isla?

Il tanto decantato Udinese, ammirato soprattutto per il gap positivo creato da acquisti e cessioni, a che risultati porta concretamente? L’anno scorso Guidolin ha replicato la splendida stagione precedente, migliorandone il piazzamento, ma quest’anno a un passo davvero dalla Champions, contro un Braga più forte tecnicamente ma di certo non quanto l’Arsenal dell’anno prima, si è frantumata sotto gli effetti di una campagna di mercato che ha visto allontanare troppi big e infarcire la rosa di giocatori interessanti ma non ancora pronti e forse nemmeno consapevoli dell’importanza di un preliminare di coppa, altrimenti Maicosuel avrebbe fatto una simile figuraccia?

La cosa che più mi tranquillizza è che alla fine da ora in poi parlerà solo il campo e argomenti ne avremo a iosa da discutere. Lasciamoci alle spalle questo mercato in cui i dirigenti, anche quelli più esperti, ti dicono che basta un De Jong per tornare improvvisamente al livello della Juve e per fare bene in Europa… peccato che lo stesso dirigente qualche settimana prima abbia venduto più di mezza squadra!

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3 risposte a “Il calciomercato più povero e triste della storia della serie A

  1. Ma se anche nel settore giovani si trascurano i vivai per acquistare Niang e Pogba….quand’è che i NOSTRI potranno farsi valere?
    (comunque sono contenta per come sia andata con Berbatov…sarà, ma non mi sembrava proprio da Juventus!)

  2. Tristezza, tristezza assoluta. Come il calcio italiano si sia potuto ridurre così nel giro di pochi anni è un mistero. D’accordo la crisi economica generale, d’accordo l’inadeguatezza strutturale, organizzativa, istituzionale e gestionale, d’accordo il merchandising che non c’è, d’accordo russi e arabi che non vengono e non verranno, ma qui siamo a livelli da pezze nel sedere o poco più. Chi ha fatto tutto ciò dovrebbe pagarla cara da subito, da mesi invoco un salutare commissariamento, ma la vicinanza tra politica vera e politica calcistica impedisce di uscire dallo stallo.
    Il caso Berbatov l’ho seguito distrattamente dalle vacanze e non ne conosco i dettagli: a prescindere da chi abbia ragione o meno (a occhio e croce la Viola, ma potrei sbagliarmi, eh?) questo accapigliarsi su un mezzo campione in declino e ai margini del calcio inglese come fosse un top player mette addosso una tristezza estrema. De Jong sposta poco, è fumo negli occhi per indorare la pillola di una parziale smobilitazione milanista, Toni alla Fiorentina è qualcosa di patetico: questo giocatore, da me stimatissimo quando era… un giocatore, non becca palla da quattro anni, è fisicamente e psicologicamente all’ammazzacaffè, altro che frutta… Riguardo all’Udinese, prima o poi dovrà pagare dazio. Ha ragione il Direttore Marani: questo decantato modello ha delle controindicazioni piuttosto forti sul rettangolo di gioco, il calcio è inseguimento del risultato e della vittoria, non della plusvalenza e della vendita al miglior offerente. Cioè, si può fare, in certi casi è strettamente necessario, ma non può diventare l’unica ragione sociale di un club sportivo. Va detto però che i friulani sono fra i meno colpevoli della povera cosa che è diventato il nostro campionato.

    • E’ superfluo ma è sempre meglio precisarlo, le mie considerazioni su Toni (che, ripeto, ho stimato moltissimo per quel gran campione che è stato) riguardano esclusivamente l’atleta ed esulano totalmente dalla persona e dalle sue tristissime vicende private dei mesi passati. Tanto dovevo.

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