Aspettando “Sono io la Principessa”, il mio nuovo progetto di teatro-terapia

Tempo d’estate, peggio, tempo di Ferragosto, quando la maggior parte della gente – alla faccia della crisi – si fa le ferie (ma in fondo non mi lamento, io le ho anticipate a luglio con un bel soggiorno in alta montagna) e così al lavoro i ritmi si dilatano, finanche l’attività stessa, considerando che molti servizi sono chiusi e si riprenderanno certi progetti necessariamente solo a settembre. Tra questi quello su cui punto forte riguarda il teatro, che ormai seguo come responsabile da alcuni anni nella struttura dove opero.

L’anno scorso, il nostro terzo progetto educativo in tal senso fu bruscamente tranciato dal periodo di malattia che mi ha colpito a inizio anno, quando dovetti fermarmi per 4 mesi, non potendo giocoforza condurre a compimento un’attività iniziata tra il solito mix di entusiasmo e paura (mia e degli attori) a ottobre dell’anno precedente. Solitamente il processo creativo dura 5/6 mesi, durante i quali si mettono a punto tutti i passi che poi torneranno utili, rivelandosi oltremodo fondamentali per la riuscita del tutto, per confluire infine in una rappresentazione teatrale vera e propria nell’ambito di una festa della solidarietà del territorio. Non nego che una mia “ambizione” sia quella di slegare l’attività teatrale da una mera esibizione pubblica in situazioni che, seppur belle e coinvolgenti, sono pure rassicuranti, in quanto tra le mura amiche di casa e col supporto di parenti, amici della cooperativa e istituzioni del territorio. Qualche timido approccio da parte di realtà esterne in effetti c’era stato, specie nella possibilità di far reclutare una delle mie migliori attici in una vera compagnia teatrale. Poi alcuni discorsi sono stati bloccati, a maggiora ragione dopo che mi ero ammalato, visto che poi appunto l’attività, iniziata anche quest’anno sotto i migliori auspici (e anzi con i ragazzi sempre più sicuri di sé stessi e con la possibilità per me di utilizzare risorse importanti come figure esterne che volontariamente avevano aderito al progetto, forti di competenze di psicologo), è stata sospesa. Tuttavia è stato assai confortante per me vedere i progressi di tutti gli ospiti, la loro voglia di ripartire, il fatto che nei mesi di mia assenza avessero continuato a provare alcune parti fino a interiorizzarle. Tutto questo, unito al fatto che, nonostante una torrida estate che non ha certo favorito il mio pieno recupero (anche se, fortunatamente, tutti i controlli stanno andando bene e io mi sento benissimo), ha fatto sì che mi tornasse la voglia prepotente di rimetterci tutti in discussione. I medici mi avevano indicato di evitare fattori stressanti, come un coinvolgimento pressoché totale alla guida di un gruppo di attori disabili poteva comportare, ma questi mesi di ripresa mi hanno fatto capire che alla fine a causarmi maggiori ansie non sono certo attività che mi piacciono (come il teatro o la scrittura) ma bensì cose correlate o contingenti, i classici imprevisti che quotidianamente accadono per chi fa un lavoro di educatore come il mio. Troppo forte la voglia di tornare a divertirsi, di vedere l’impegno, le aspettative di un gruppo ormai consolidato ma che, in contesti come questo, riesce ancora a sorprendermi. E allora il senso di un lavoro altrimenti logorante lo si trova anche mediante espedienti alternativi come questo, dove poter far confluire passione, esperienza e quel pizzico di creatività che è sempre meglio esercitare in ogni attività. La storia, di cui curo soggetto, sceneggiatura e regia si chiama “Sono io la Principessa” e, sempre a metà tra il favolistico e il surreale, mette in mostra tutta una serie di situazioni ribaltate, è una lotta al pregiudizio e un invito a sapere cogliere la verità dove sussiste veramente, invece che farsi confondere da immagini stereotipate e false.

Insomma, ne vedremo delle belle anche quest’anno!  🙂

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2 risposte a “Aspettando “Sono io la Principessa”, il mio nuovo progetto di teatro-terapia

  1. Son sempre belle e stimolanti queste iniziative artistiche che coinvolgono persone disabili. Stimolanti per chi le organizza e per gli attori, che ne traggono indubbio beneficio. Ricordo ancora con piacere i contatti con questi ragazzi ai tempi della mia breve esperienza in Anffas (rovinata da educatori davvero pessimi come modalità relazionali, ma qui il discorso diverrebbe troppo lungo…).

    • grazie Carlo! direi che queste sono opportunità di mettere al servizio di persone che ne hanno bisogno le proprie conoscenze e competenze maturate negli anni. Mi sono specializzato in Teatro Terapia molti anni fa e, se con i bambini delle scuole elementari o medie il percorso era certamente più elettrizzante e creativo (a quell’età l’entusiasmo e la curiosità viaggiano di pari passo), c’è da dire che con i disabili psichici assume dei valori diversi, delle connotazioni particolari. Questo comunque esula dalla realtà quotidiana che. molto più terra terra, è fatta di imprevisti, crisi da gestire, interminabili riunioni di equipe, progetti che saltano sul più bello con le istituzioni e bla bla bla 🙂 Però a 35 anni, e con più di 10 di esperienza in questo campo, ho imparato a “lottare” sotto altre forme con i piani alti e politici. Non ha senso impugnare l’arma di guerra, tanto alla fine decidono sempre i potenti, io mi limito a osservare,segnalare, proporre percorsi (anche) alternativi, ma soprattutto cerco di spendere bene il mio tempo a sostegno di persone che ricercano un aiuto o più semplicemente ne abbisognano. Non è semplice, se la mettiamo sul piano delle convinzioni personali e dei valori puri che stanno alla base del lavoro di educatore ci sarebbero molti aspetti su cui disquisire.. ma sinceramente con un mutuo sulle spalle, con progetto imminente di matrimonio e con progetti a lungo termine da perseguire (tra questi la scrittura di nuovi libri e le collaborazioni giornalistiche che potrebbero presto rinfoltirsi.. anche se su questo aspetto sono cauto, le insidie per i giornalisti sono sempre dietro l’angolo) preferisco starmene al mio posto e non farmi divorare dallo stress lavorativo che è davvero impossibile non accumulare in certi ambienti come le strutture che ospitano persone con problemi.. alle prossime,,,

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