Alla scoperta di Lorenzo Tassi, predestinato del calcio italiano.

Lorenzo Tassi (classe ’95) è quello che si può tranquillamente definire un predestinato del calcio! Scrissi di lui già tre anni fa, quando a Brescia già faceva faville in campo, scomodando paragoni importanti. Esordio precoce a meno di 16 anni in serie A col Brescia, paragoni importanti ma certificati da tornei giovanili e campionati dove prevaricava le categorie, emergendo facilmente tra coetanei. Ha fatto specie il suo debutto nell’ultima gara di serie A di due stagioni orsono (dove esordì pure il compagno di un anno più vecchio Nana Welbeck), perché avvenuto alla stessa età di gente come Roby Baggio o Francesco Totti. E se un esordio così in anticipo sui tempi, non sempre è sinonimo poi di carriera duratura e ad alti livelli, l’Inter non ci ha pensato due volte e, a suon di milioni di euro investiti, lo ha acquistato per potenziare dapprima i propri ranghi giovanili.

Il suo score è piuttosto deludente se ci affidiamo ai soli numeri ma la realtà dei fatti è che Lorenzo solo a sprazzi l’anno scorso, aggregato agli Allievi Nazionali nerazzurri, ha potuto ben contribuire agli ottimi risultati ottenuti dall’Inter, a causa di una pubalgia che lo ha attanagliato per quasi tutta la stagione, facendolo comparire solo a primavera inoltrata.

Quest’anno invece i segnali da parte sua sono decisamente incoraggianti: Tassi, aggregato alla Primavera con compagni anche di due anni più vecchi di lui, sta bruciando le tappe, dimostrando sul campo una personalità che da sempre gli viene riconosciuta tra gli addetti ai lavori. Nel recente Trentino Cup ad esempio, un suo splendido calcio di punizione ha riportato l’Inter in parità contro i viola e in generale, nei pochi minuti disputati, ha messo in mostra ottime cose a centrocampo, ruolo che maggiormente gli si addice e dove può far risultare al meglio le proprie qualità tecniche. Tassi non è uno che si tira indietro, si assume le proprie responsabilità, in mezzo al campo chiede la palla e la distribuisce sempre sapientemente, non cercando spesso il colpo a sorpresa (che pure è nelle sue corde) ma carburando come un diesel per esplodere durante la gara. Gioca a testa alta, destro-sinistro, ha un buon tiro e dribbling… fisicamente risente ancora dell’anagrafe ma ha tutto il tempo di potenziarsi. Insomma, un talento enorme da salvaguardare ma allo stesso tempo da far emergere nel modo più adeguato, non relegandolo a un ruolo di eterna promessa. Il nuovo corso nerazzurro sembra illuminante in tal senso e penso proprio che un tecnico abile con i giovani come Stramaccioni non si faccia sfuggire l’occasione di far nascere un campioncino nel proprio orticello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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