Chi fermerà il team Usa di basket alle Olimpiadi 2012?

Alla vigilia di ogni competizione di basket, la domanda è sempre quella… C0n che spirito i campioni dell’NBA affronteranno il torneo? Lo faranno per puro piacere di giocare, lo faranno per vincere o solo per esibirsi?

Alle Olimpiadi in corso, il team Usa appare una squadra non ancora ai livelli – pressochè irraggiungibili del Dream Team del ’92 – ma comunque un’incredibile, assortita, miscela esplosiva di fenomeni.

Ma come fare di una squadra di stelle un vero gruppo? Questo il famoso dilemma, come il senso di responsabilità e la voglia di sacrificarsi per la bandiera – e non per gli ingenti soldi della Lega Americana – ad ogni vigilia di Olimpiade o Mondiale.

La prima risposta è stata pressochè dirompente, con la squadra di coach Mike Krzyzewski capace di schiantare, senza denotare chissà quale sforzo, una seppur assai competitiva Francia, che vanta nel roster diversi atleti impegnati in Nba. In particolare Tony Parker, play dei San Antonio Spurs, ieri con occhiali protettivi dopo il noto incidente, è parso in grado in qualche modo di contrastare la forza d’urto degli statunitensi, ma c’è stato poco da fare e alla fine sono stati quasi 30 i punti di distacco tra le due compagini in campo (98 – 71 per il team Usa)-

Un quintetto intercambiale, con Kobe Bryant a lasciare il palcoscenico ai più giovani compagni ma che comunque ha operato da leader della selezione, fortissima e quasi imbattibile in interpreti come LeBron James, fresco vincitore del campionato con i Miami Heats, Kevin Durant, miglior marcatore con 22 punti e sempre più a suo agio anche in Nazionale, e con un Carmelo Anthony non ancora implacabile trascinatore ma pur sempre uno spettacolo, quando come ieri pare divertirsi, giocando senza il peso di ingenti pressioni. Ma poi ci sono pure Chandler, Williams,Westbrook, Love, l’unico bianco della spedizione, il barbuto Harden e il giovanissimo, matricola terribile Anthony Davis, prima scelta assoluta al Draft 2012.. apparso invero inevitabilmente acerbo ma il futuro pare assicurato per questo gigante del ’93. E pensare che all’appello mancavano gli infortunati Wade e Bosh, anch’essi campioni con gli Heats o Griffin, sostituito proprio all’ultimo dalla giovane promessa.

La domanda pare d’obbligo: chi sarà in grado di fermare l’armata americana? La risposta appare un po’ scontata, forse, ma se le vittorie saranno come quelle di ieri, condite da sprazzi di basket spettacolo e di perfetta armonia e equilibrio tra i campioni in campo, allora sarà solo un piacere per gli occhi!

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