Brasile ai piedi di Neymar e Oscar

E così la nazionale brasiliana olimpica di calcio sta mantenendo le promesse, nonostante, specie nella gara d’esordio contro l’Egitto abbiano rischiato, giocando troppo sul velluto e peccando di inesperienza, di farsi rimontare dopo che erano andati agevolmente in vantaggio per 3 a 0. Con la Bielorussia, invece, dopo aver subito un improvviso gol, la squadra di Menezes, favoritissima per l’oro olimpico, ha messo il turbo, inanellando una serie di occasioni da rete vorticose, fino al punteggio finale fissato stavolta sul 3 a 1. Mattatore delle due gare il piccolo Neymar, classe ’92 e già accreditato come un fenomeno, l’ennesimo verrebbe da aggiungere, partorito dall’immensa fucina calcistica verde oro.

Se da una parte gli occhi sono tutti inevitabilmente puntati su di lui, a cominciare da quelli dei difensori, c’è da dire che, al di là del velato fastidio che può arrecare un costante suo coinvolgimento nei media di tutto il mondo, che ne hanno fatto in primis un personaggio, una star, l’attaccante con la cresta sta poi dimostrando sul campo di cos’è capace.

Tra assist e gol è sempre lui a decidere le sorti della sua nazionale e pazienza se talvolta pecca di eccessivo egoismo o se si perde in inutili e talvolta dannosi virtuosismi fini a sè stessi, visto che poi il risultato, quando meno te lo aspetti, lo riesce a portare a casa. Stupisce di Neymar la straordinaria personalità, nonostante i 20 anni, il fatto che non abbia mai paura di rischiare la figuraccia, che voglia sempre avere il pallone, prendendosi quindi le sue responsabilità. Inoltre pare che non si faccia davvero mai abbattere, nemmeno quando sbaglia un dribbling o un gol.. anzi, non vede l’ora di riconquistare subito palla per riprovarci!

Nonostante spesso i grandi nomi non facciano la differenza nel calcio, e il Brasile bruciato ai Mondiali sudafricani e alla recente Copa America ne è una chiara testimonianza, quest’anno la squadra di Menezes sembra fare sul serio, nonostante le minacce che potrebbero arrivare più in là nella manifestazione da Uruguay o dalla Spagna, sorprendentemente sconfitta dal Giappone nella gara d’esordio.

I fuoriquota Marcelo, Hulk e Thiago Silva arricchiscono infatti una rosa già ottima, con giovani in trampolino di lancio come Oscar, appena acquistato il Chelsea, ieri protagonista di una gara monstre condita da un bel gol allo scadere.

Oscar, già ammirato nell’ultimo Mondiale Under 20, quando fu oltremodo decisivo in finale contro il Portogallo, è maturato tantissimo nell’ultimo brasileirao ed è riuscito piuttosto agevolmente a soffiare il posto sulla trequarti all’indolente (e infortunato cronico) Ganso.

Non ci vuole molto ad essere più dinamico rispetto al fantasista del Santos ma Oscar sembra possedere anche altre doti rispetto al pari ruolo, di due anni più vecchio. Ganso invece rischia di fallire la competizione, col rischio serio che poi le pretendenti, moltissime fino a  un paio di anni fa, si squaglino come neve al sole. A differenza del compagno di club Neymar, Ganso sembra nascondersi nel rettangolo verde, non chiama mai la palla, gioca forte di una tecnica cristallina, assoluta ma praticamente lo fa da fermo, un po’ come faceva Rai, buon trequartista negli anni ’80 ma assai a disagio nelle competizioni importanti.

Bene anche Rafael ,costante in fase di spinta e abile in difesa. Il terzino del Manchester Utd quest’anno potrebbe davvero esplodere in tutto il suo talento e l’Olimpiade sembra proprio la vetrina adatta per lui.. così come per il centrale dell’Inter Juan Jesus, che stranamente non sembra stare nelle grazie del Strama, tecnico abilissimo con i giovani. Juan appare sicuro, affidabile – poi con Thiago Silva tutto diventa ovviamente più facile! – e il Bologna lo vorrebbe a tutti i costi portare in rosa. Di Oscar si è già detto; i due mediani Sandro (già apprezzato al Tottenham) e  Romulo (soltanto omonimo del laterale comprimario a Firenze) fanno legna in mezzo al campo, col neo acquisto dello Spartak Mosca abile a livello tattico e bravo pure a spezzare il gioco avversario, un po’ come faceva egregiamente Emerson. In panca sedevano il possente centravanti Damiao, cercato dal Milan, il terzino Uvini del San Paolo, ambito da mezza serie A e il fortissimo laterale offensivo Lucas Moura, per cui lo United e l’Inter farebbero pazzie.

Note positive che giungono anche da Pato, ieri in rete con un bel colpo di testa su assist del solito Neymar. Chissà che il suo recupero possa far dimenticare presto ai milanisti il tradimento di Ibra.

Aspettiamo al varco i brasiliani nel prossimo turno ma mai come quest’anno sembra che i pronostici possano essere azzeccati!

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2 risposte a “Brasile ai piedi di Neymar e Oscar

  1. Ottima analisi di questo Brasile. Mi fido ciecamente di te, perché non sto seguendo in diretta il torneo olimpico: non ho Sky e la Rai non mi pare che trasmetta partite, sta puntando tutto sulle gare con azzurri in lizza. La notizia è senz’altro l’eliminazione della “Invicible Armada” spagnola per mano di squadroni del calibro di Giappone e Honduras. Con tutta la sportività che posso sfoderare, quando cade una grande dopo una sequenza ininterrotta di trionfi anche a livello giovanile, un piccolissimo brivido di perverso piacere non può non percorrere la mia schiena… ^^
    Sul torneo olimpico di calcio, mi ero già espresso sul blog GS: è una competizione tecnicamente inattendibile perché “spuria” (e la pensavo così anche quando c’era l’Italia in gara): i fuori quota falsano e squilibrano la manifestazione, quasi sempre a favore delle squadre sudamericane, che portano dei Big di grossissimo calibro (Thiago Silva, Hulk e Cavani, non dico altro), mentre le Europee spesso ripiegano su seconde linee (ricordo gli azzurri del ’96 con Crippa e Branca, con tutto il rispetto…).
    Poi le sudamericane spesso presentano formazioni non molto dissimili dalle Nazionali maggiori, e certo questo è un merito loro, perché lì i giovani li lanciano subito nella massima rappresentativa se hanno talento. Per dire, Neymar non è un fuoriquota, ma è già adesso uno dei massimi esponenti del futèbol brasileiro, e ricordo certe versioni dell’Argentina del passato…. Ma è tutto un discorso di importanza che viene data a questa manifestazione dalle squadre europee (con le dovute eccezioni, ma ho letto il pezzo sul blog Gs relativo alla Nazionale svizzera e mi son cadute le braccia), e finché ci sarà chi lo prende sul serio e chi meno, non potrà mai essere un torneo veramente valido. Secondo me avrebbe senso solo come Mondiale under 21, che fra l’altro, e non ho mai capito perché, non esiste.

    • sì, un Mondiale Under 21 non esiste, ma forse a mio avviso è meglio così, proprio per il fatto che poi Nazionali abituate a infarcire (giustamente) con i migliori giovani le loro fila creerebbero delle disparità notevoli, le stesse che stiamo vedendo a queste Olimpiadi. Un Mondiale Under 20 ha senso eccome, invece, perchè in pratica lì i calciatori sono ancora quasi tutti in rampa di lancio, giocano ancora nelle varie “cantere” o nei vivai. Il Messi dei due Mondiali under 20 vinti era già famoso e qualcosa aveva mostrato col Barca ma non era ancora il fenomeno conclamato di oggi, ma bensì una grandissima speranza! Detto questo, il Brasile può solo perdere da solo questa Olimpiade

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