Un commento sulla trilogia di Katherine Pancol, scrittrice ormai consolidata a livello mondiale

Al termine della trilogia di Katherine Pancol, iniziata con “Gli occhi gialli dei coccodrilli” e conclusa con “Gli scoiattoli di Central Park sono tristi al lunedì”, è difficile tracciare un giudizio omogeneo sull’autrice e sulla storia stessa.

Se per il primo libro spesi parole d’elogio per lo stile della Pancol e per la sua grande capacità narrativa e descrittiva (di eventi, di persone, di luoghi), già col secondo “Il valzer lento delle tartarughe” si notarono delle crepe, soprattutto da un punto di vista della trama, sconfinate poi con il terzo in situazioni a dir poco forzate.

E spiace perchè la storia con protagoniste molte interpreti femminili (dalla scrittrice Josephine Cortes, alle figlie, la stilista Hortense e l’adolescente Zoe, da Shirley,  l’inglese erede della Regina a Josiane) era davvero avvincente, ricca di colpi di scena e in grado sinceramente di emozionare il lettore.

Il secondo libro vira sul giallo e sul torbido e, ok, ci sta, soprattutto per il fatto che in questo modo la Pancol sgombera il campo dagli equivoci e mette in scena dei temi nuovi ma il terzo anello della catena troppe volte dà l’aria di allungare il brodo: le vicende, quasi tutte incentrate sui successi e sui dolori della lanciatissima Hortense e del talentuoso e spigoloso Gary Ward, perdono brio e mordente, perdono lo slancio in grado di catturare il lettore, inducendolo a leggere di pagina in pagina, tutto d’un fiato la storia, curioso di sapere i risvolti.

Tanta, decisamente troppa verrebbe da dire, carne al fuoco: la storia parallela di un amore segreto adolescenziale di Boisson con il grande Cary Grant, ritrovata in un diario (tra l’altro è una delle parti più delicate del romanzo), i tentativi di vendetta della vecchia Henriette, l’amore impossibile tra Josephine e Philippe (che alla fine, duole dirlo, finisce per annoiare il lettore), ma soprattutto le capacità sovrannaturali di Junior, bimbo prodigio in grado a poco più di 2 anni di studiare il latino, lanciare idee per salvare l’azienda del padre, finanche di leggere nel pensiero altrui.. beh, in quei momenti è stato davvero difficile proseguire con la lettura. Una forzatura davvero fuori luogo! Peccato, lo dico nuovamente, perchè dopo il brillante esordio, le mie aspettative erano alte, poichè per gusto personale, prediligo le storie corali, ad ampio respiro. Lo stile della Pancol appare consolidato, ricco di sfumature, personale e colorato, ma in fondo più che a colpire nel profondo non è stata la storia o le singole vicende, quanto la capacità dell’autrice di scandagliare l’animo umano, di declinarne le varie caratteristiche, di districarsi tra emozioni e paure, ansie e gioie. Un romanzo, una trilogia che sa di vita, vita vera, mi piacerebbe sottolineare, anche se in realtà  come detto alcune parentesi sono proprio fuorvianti e di realistico hanno ben poco! Rimaniamo in attesa delle prossime mosse della scrittrice franco-marocchina, la quale ora dovrà pure fare i conti con una notevole pressione.

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