Che sarà del Milan dopo le cessioni di Thiago Silva e Ibra?

E alla fine il grosso passo è stato compiuto. Un tragitto che da Milano porta direttamente a Parigi, con Leonardo e Ancelotti a fare da Caronte. Supermarket Milan, o meglio, supermarket Italia, devono aver pensato gli sciecchi, se è vero che in meno di un anno sono riusciti a portare al Paris St Germain prima Sirigu, Motta, Sissoko, Menez e Pastore, e ora due super big del Milan (probabilmente gli unici veri top player rimasti in una serie A sempre più debole e meno ricca di talento puro) e molto probabilmente il regista  del Pescara Verratti, molto più che una semplice promessa ad aggiungersi all’ex napoletano Lavezzi.

Che si può dire di questa operazione del Milan? Non credo che tutto un tratto i dirigenti abbiano pensato a un ridimensionamento da un punto di vista meramente sportivo: il mercato è lunghissimo e quei soldi, tantissimi, più la somma spettante dalla Champions, verranno certamente reinvestiti. Galliani sa il fatto suo e, se spesi bene, il Milan potrebbe veramente fare un buon restyling, considerando l’avvicendamento, in alcuni casi forzato, di gente come Nesta, Seedorf, Gattuso, Zambrotta, Inzaghi e Van Bommel. Andando su un piano più generale, invece, l’operazione era sicuramente da avvallare, ma già dall’inizio, evitando così la farsa Thiago Silva. Va? No, resta! Siamo sicuri? Ma vorrà l’aumento? Accontentato in tutto, ora semmai è il brasiliano che rischia di passare per mercenario e ingrato, ma la proprietà ne esce comunque a testa alta. C’è la crisi, noi abbiamo fatto il massimo, gli abbiamo pure alzato l’ingaggio, che potevamo fare più? Niente, e difatti, il brasiliano se n’è andato, viste le allettanti proposte ricevute dallo sceicco.

Su Ibra che dire? Se sta un annetto senza essere protagonista si annoia, era già successo al Barcellona dove, seppur da comprimario di lusso, aveva incrementato la sua personale bacheca di successi in serie con i soli club. Mai realmente attaccato a un ambiente o a una maglia, lo svedese ha davvero fatto l’affare della vita, andando a percepire per 3 anni, lui che è un classe ’81, più di 14 milioni di euro all’anno. Con questi propositi, come minimo – ma doveva già essere successo l’anno scorso e invece ci si è messo di mezzo il sorprendente Montpellier – il Psg dovrebbe a mani basse far sua la Ligue 1 e disputare una buona Champions.

La serie A ne esce male, malissimo, ma speriamo che almeno sia obbligo quindi per i nostri club tentare la saggia carta di puntare su talenti di casa, da far crescere giocando, creando così un vero movimento. Insomma, le idee prima di tutto, anche prima dei soldi!

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