PELLEeCALAMAIO incontra MARCO NOTARI

E’ un piacere grandissimo per me ospitare uno dei più interessanti cantautori rock del panorama nostrano. Mi fa un po’ rabbia parlare nel caso di Marco Notari come di un talento “emergente” della musica italiana, perché uno che ha pubblicato 3 album di notevole fattura come lui meriterebbe ben più considerazione da parte di un vasto pubblico e non solo una, seppur piacevole, ammirazione pressoché totale degli addetti ai lavori e del pubblico “alternativo”.

1) “Ciao Marco, grazie per la tua disponibilità, partiamo da qui: dal fatto che in Italia non basti produrre ottimi album a tinte “rock”, variegati e ricchi di qualità per arrivare al grande pubblico, sempre che ti interessi ovviamente. Io parlo così, perché ti ascolto da sempre, come seguo gran parte della scena alternativa italiana e canzoni come le tue ne ho sentite ben poche”

Innanzitutto ti ringrazio. Forse in Italia mancano una serie di contenitori all’interno dei media televisivi e radiofonici in grado di veicolare una certa scena musicale verso il grande pubblico, e probabilmente questa situazione si è ulteriormente accentuata negli ultimi anni.Questo fa sì che nel nostro ambito ci siano artisti con un pubblico anche notevole il cui nome resta però sconosciuto alla maggior parte degli italiani. Penso che parte del problema derivi dal fatto che in Italia nella mentalità di molti addetti ai lavori esiste una distinzione molto netta tra la musica “culturale”; se così vogliamo chiamarla, e la musica riconducibile invece al mondo dello spettacolo, che segue regole sempre più asfittiche e costringenti. Tutto ciò che non fa parte di questa seconda categoria fatica ad esistere in televisione e su molti dei grandi network radiofonici. Sicuramente questo è anche un segnale di una certa arretratezza culturale del nostro Paese.

2) “Essendo tuo amico su facebook ho avuto modo di ascoltare il tuo ep nuovo, davvero notevole, contenente canzoni già note in versione diverse e una bella cover di De Gregori. Questo nuovo lavoro rientra nell’ambito di un progetto importante. Ne vuoi parlare ai miei lettori?”

Sì, esatto. Questo nuovo ep è stato pubblicato in collaborazione con la LAV in occasione delle giornate nazionali contro la vivisezione. Sostanzialmente l’idea è nata a partire dal testo della titletrack dell’ep che tratta appunto il tema della vivisezione e più in generale parla degli abusi dell’uomo sugli altri animali. Quando ho pensato a come realizzare il videoclip del brano (che uscirà nei prossimi giorni), è nata l’ideadi chiedere delle immagini alla LAV che rappresentassero una testimonianza di ciò di cui parla il testo. A quel punto ci siamo resi conto che l’uscita dell’ep cadeva in prossimità delle giornate nazionali contro la vivisezione e ci è parsa una bella idea sostenerci a vicenda.

3) “Hai pubblicato 3 album uno diverso dall’altro: il primo, più scarno e viscerale se vogliamo e subito proiettato in classifica; il secondo pietra miliare, caleidoscopico, più ostico; infine “Io?” che a mio avviso è il tuo disco più completo, più ricco di sfumature e con degli arrangiamenti innovativi, ricco di psichedelia, rumore ma anche dolcezza. Partiamo dal tuo esordio, che ebbe buona risonanza presso alcuni network. Ti aspettavi questo improvviso consenso da parte degli appassionati?”

Sinceramente no. Nel momento in cui ho realizzato “Oltre lo Specchio” per me rappresentava già un punto di arrivo il fatto di vedere le mie canzoni pubblicate, e non avevo molte idee su cosa aspettarmi. In realtà nell’anno successivo alla sua uscita il disco ha ottenuto molti riconoscimenti importanti, il che ha rappresentato una bellissima sorpresa ed un bel primo passo nel mondo della discografia.

4) “Per “Babele”, si è parlato a ragione di concept album. Io quando lo ascoltai all’inizio feci fatica: avvertivo uno stacco notevole rispetto alle più immediate tracce di “Oltre lo specchio”. Com’era nata in te l’idea di abbracciare determinate tematiche?”

Sono sempre stato attratto dai dischi che si sviluppano seguendo un filo conduttore e così tutti i testi di “Babele” sono natia partire da questo racconto che avevo scritto e che parlava di Cristiano e Lucia, due ragazzi che decidono di fuggire dall’Italia alla ricerca di un mondo diverso e di conseguenza anche di se stessi. Anche a livello musicale è sicuramente un disco più ricercato e meno immediato rispetto ad “Oltre lo Specchio”, fondamentalmente è un viaggio attraverso le paure e lo smarrimento della nostra generazione, visto attraverso gli occhi di un ragazzo e di una ragazza in procinto di entrare nell’età adulta.

5) “Arriviamo a Io?. Noto un’incredibile varietà creativa, dalla splendida “La terra senza l’uomo” (titolo tra l’altro del tuo nuovo ep), alla più riflessiva “Le stelle ci cambieranno pelle” alla metaforica e bizzarra “Hamsik”, in odor di elettronica ad altri pezzi in cui ti sei sbizzarrito. Eppure la tua sembra una creatività “ragionata”, più che vera foga creativa. Come sono nati questi pezzi? Sei un artista che scrive perennemente e sta sempre con le antenne dritte sulla realtà oppure il lavoro in studio è certosino e lungo?”

Devo dire che mai come in questo caso il lavoro in studio è stato meticoloso. In questo mi ha aiutato molto la possibilità di realizzare quasi tutto il disco nella mia sala prove, concedendomi di fatto molto tempo per lavorarci. Con il produttore artistico Andrea Bergesiosi è creato da subito un clima molto creativo e ci siamo divertiti a sperimentare molto, perfino una scatola di cartone che avevamo in sala prove è diventata una percussione in ben tre brani. E’ un disco pieno di suoni: glockenspiel, chitarre in reverse, fiati, pianoforti, elettronica e molto altro. In questo senso un apporto molto importante è venuto anche dai Madam, i musicisti che suonano con me anche dal vivo (Luca Cognetti che ha anche co-prodotto il disco con me, Roberto Sburlati e Pax Caterisano) e da TaketoGohara che si è occupato dei mix.

6) “Ti sei lanciato in un “Neverending tour”, praticamente suoni ovunque. Quanto è importante in questa determinata fase storica proporre la propria musica dal vivo? Molti si lamentano che i social network hanno cambiato per sempre la percezione della musica, ma mi sembra che tu concili bene la tecnologia, il rapporo con i fans in rete e la tua presenza sui palchi di tutta Italia”

Sicuramente proporre la propria musica dal vivo continua ad essere un momento molto importante a livello promozionale, oltre che gratificante a livello umano. La maggior parte dei dischi ormai si vendono ai concerti, e nonostante la crisi del nostro settore tocchi anche il live resistono ancora in Italia alcune isole felici per quanto riguarda la musica dal vivo. Per quanto riguarda il web, sicuramente ha cambiato la percezione della musica oltre che il mercato musicale. D’altra parte credo questo momento così difficile per il nostro settore ci dia la possibilità di provare a reinventare e ricostruire da zero, anche passando attraverso il web ed iniziando a vederlo come una risorsa e non come un ostacolo.

7) “Quali sono le band o gli artisti che ti senti di consigliare vivamente? Parlo di realtà “sotterranee”, ma se ti varaccontaci un po’ anche dei tuoi ascolti nella “cameretta”, quando ancora il mestiere di cantante lo sognavi”

Di realtà sotterranee interessanti in Italia ce ne sono moltissime, ed alcune per fortuna sono riuscite o stanno riuscendo ad affermarsi presso un pubblico più ampio. Penso ad esempio ai Perturbazione e a Brunorisas, piuttosto che a progetti più giovani ma molto interessanti quali Egokid, Giuliano Dottori o Di Martino, i cui ultimi dischi mi sono piaciuti moltissimo. Per quanto riguarda i miei ascolti da cameretta sono tanti, i Radiohead ed i Sigur Ros sicuramente i più duraturi negli ultimi dieci anni.

8) “Spesso si parla con disprezzo di molti stereotipi che riguardano la cosiddetta scena indie, che alla fine è sempre esistita, magari chiamandosi in modi diversi (underground, alternativa). Il fatto che spesso ci si chiuda in sé stessi, con la propria “tribù”, si seguano certe mode ecc.. Tu che sei considerato tantissimo da questa scena, che ne pensi? Ha ancora senso parlare di indie e mainstream? O è tutta una invenzione della stampa?”

Penso che oggi a livello pratico abbia sempre meno senso questa distinzione tra indie e mainstream, ormai quasi tutti gli artisti di fatto si autoproducono o quasi, fatta eccezione per quelle pochissime grandi produzioni che riescono a sopravvivere. Inoltre non credo che la maggior parte degli artisti che oggi fanno parte della cosiddetta scena indie (o in qualsiasi modo la vogliamo chiamare) si vogliano precludere in partenza la possibilità di arrivare al grande pubblico, ed è un atteggiamento che condivido.

Avrei mille altre cose da chiederti ma direi che i miei lettori potranno essere più che soddisfatti dalle tue risposte. In ogni caso spero davvero di vederti presto a una data.

In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti Marco


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