Per non dimenticare: IL GRANDE TORINO a 63 anni esatti da Superga

63 anni fa ricorreva la tragedia di Superga. 31 persone perirono in un disastro aereo nei pressi di Torino, di ritorno da una trasferta portoghese. Il Torino, già soprannominato “Grande” per l’assoluta superiorità manifestata negli ultimi 5 campionati, composto di Campionissimi scomparve all’istante. Una squadra unica, irripetibile, simbolo non solo di una città ma pure di una Nazione intera, che ha attraversato tutto il periodo bellico e post – bellico sull’onda di grandi risultati sportivi, di un gioco innovativo – almeno per l’Italia, il Sistema di derivazione inglese, era appannaggio di pochi pionieri – che la squadra del Presidente Novo, scampato alla tragedia per puro caso, ha poi contribuito a divulgare nel Resto del Mondo, divenendone il massimo interprete.

Una squadra composta pezzo per pezzo, all’insegna della perfezione tattica e di quello che si chiama, spesso a sproposito, “spirito di gruppo”. Sì, quella squadra guidata da vari trainer lungo un quinquennio, ma legata indissolubilmente al magiaro Egri Erbstein, era una famiglia.

Un 11 fortissimo e rincalzi giovani in rampa di lancio ma di sicuro e risaputo talento.

Uno dei migliori interpreti italiani di ogni epoca, Valentino Mazzola, padre del futuro interista Sandro, nel contesto di una squadra equilibrata e spettacolare, col portiere funambolo Valerio Bacigalupo, un’assortita coppia di terzini, il roccioso veneto Aldo Ballarin e il talentuoso e tecnico Virginio Maroso, di Marostica, lo stopper ante-litteram Rigamonti, sorta di James Dean del calcio italiano, amante dei motori; il famoso quadrilatero a centrocampo con il geometrico e razionale Grezar, il tuttofare e goleador Castigliano, la mezz’ala instancabile Ezio Loik, “gemello veneziano” del citato Mazzola, fromboliere incredibile, trascinatore, cannoniere, regista, fantasista; in attacco la freccia Menti dal tiro col cannone, l’acrobatico “Barone” Guglielmo Gabetto, ex juventino, e Franco Ossola, tecnica brasiliana e tocchi felpati sotto rete. Tra gli altri “panchinari” spiccavano Danilo Martelli, il primo jolly del calcio italiano, il portiere Dino Ballarin, fratello del terzino, il quale insistette affinchè questi potesse far parte della comitiva in viaggio verso Lisbona, il playmaker Rubens Fadini, giovane promessa del calcio italiano.. e poi gli altri mai dimenticati Schubert, Bongiorni, Grava e Operto, già a suo agio con la prima squadra.

Il Torino attuale sa che a proteggere dall’alto ci stanno loro, gli Angeli di Superga. Un destino atroce che ha lasciato in eredità agli appassionati non solo un modo di intendere il calcio e di vincere, ma tutta una Storia, da tramandare e da riscrivere, anche se probabilmente sarà impossibile rinverdire quei gloriosi fasti.

Per Sempre GRANDE TORINO!!!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...