Come rinnegare l’indie! Ma poi ha ancora senso parlare di Indie vs Mainstream?

In una recente intervista , Manuel Agnelli, leader degli Afterhours in procinto di tornare alla ribalta con un album di inediti (dal titolo pessimo, lasciatemelo dire), ha dissertato sull’inutilità della scena cosiddetta indie, chiamata pure underground, alternativa e chi più ne ha più ne metta.

http://vimeo.com/37674634

Il fatto che essa, da un punto di vista prettamente musicale sia a un binario morto, che si riciclino idee, che nascano sempre più emuli di gruppi che in qualche modo sono emersi (un riferimento al suo?), che ci si debba vestire tutti uguali, insomma, tutta una serie di istanze quasi “ideologiche” che vanno a rasentare la mania, la demagogia, il senso sterile di appartenenza a qualcosa di inviolabile dall’esterno.

Tutto condivisibile, per carità, ne ho conosciuti tanti di gruppi che si atteggiano un sacco, senza accorgersi che stanno solo facendo delle “pose”, scopiazzando più o meno consapevolmente questo o quel gruppo “di punta”.

Ma che me lo venga a sottolineare un artista (che pure ho apprezzato e ascoltato parecchio a fasi alterne della mia vita) come Manuel Agnelli che fino all’altro giorno ci sguazzava in questa scena, manco l’avesse davvero creata lui, beh, questo non condivido.

Una voce fuori dal coro stona sempre, mi ha detto un amico su facebook con cui ho iniziato una discussione al riguardo, e d’altronde Manuel ha detto una cosa sacrosanta, il suo merito è solo stato quello di fare buoni dischi e poi, gli altri, inermi, l’hanno alzato a messia.

Eh no, amici, non è così semplice il discorso. Io c’ero a quei concerti dove Manuel faceva il finto kitsch, rimanendo mezzo nudo, mettendosi la maschera da maiale e giocando a essere tamarro declamava i suoi testi violenti; c’ero quando con sufficienza estrema si aggirava tra i padiglioni del Meeting delle etichette indipendenti con l’aria del vate con al suo seguito i fedeli; c’ero quando ha collaborato con Emidio Clementi e si sentiva “figo” solo perchè stava a Bologna. Sono cresciuto anch’io in quell’epoca e con quella (buona) musica, e anche se magari non ne avevamo percezione, il “mostro” dell’immaginario indie è nato così, con questa sequela di grandi gruppi che stavano bene tra loro, senza molto mischiarsi col mainstream (al quale la maggior parte di essi comunque ambivano e le recenti partecipazioni a Sanremo dei Marlene e Afterhours, prima ancora quelle di Bluvertigo, Negrita e Subsonica sono lì a dimostrarlo). Si era “snob” nei confronti dell’altro senza magari saperlo. E ora che sei “arrivato” è facile ironizzare o, peggio, prendere la distanze da questi nuovi gruppi che si fanno chiamare “indie” e navigano a testa bassa.

Il discorso è che questa frattura tra due mondi (indie e mainstream) è sempre esistita ma preferisco quelli che sin da subito prendono le distanze dall’una o dall’altra portando avanti una carriera onesta e coerente, non chi si issava a paladino di un genere (rock alternativo) e ora considera “merda” tutto quello che rappresenta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...