i Tinariwen: un gruppo eccezionale! Chiamatela world music ma questo è puro blues che scorre nelle vene

La prima volta che lessi qualcosa sui Tinariwen fu nel 2004, poco prima dell’uscita del primo “vero” album ufficiale (“Amassakoul“). Fui subito conquistato dalla loro storia, la musica che si fonda coi suoni tipici tuareg, la loro zona confinante a nord del Mali – paese che ho nel cuore per motivi famigliari –  la cultura e la voglia di comunicare che mi trasmettevano da semplici, ma suggestive, foto e poche righe entusiastiche. Nemmeno un mese dopo, uscì il Mucchio Selvaggio con una splendida copertina dedicata proprio al gruppo africano. Bingo! Mi imputai che “dovevo” ascoltarli. Già in genere sono attratto dalla musica del “sud” del mondo, la trovo spesso e volentieri molto profonda, ricca e empatica. Ma qui si trattava non solo di tradizione da perpetuare nel tempo, ma di contaminazione vera e propria tra elementi roots, fusion, afro, tuareg nel contesto di un album assolutamente blues!

E blues ad altissimi livelli, per giunta! “Amassakoul” lo trovi inevitabilmente nel reparto “world music”, definizione talvolta sin troppo generica: quella del collettivo guidato da Ibrahim Ag Alhabib è una Musica con la M maiuscola, emozionante, dal sapore antico, evocativa e trascinante, specie nei cori e nei vocalizzi tipici di quella splendida terra. Citazione d’obbligo nel contesto di 11 tracce in perfetto equilibrio tra rock tirato e blues dolente, per la stupenda “Chatma”.  Dopo il successo dell’album arrivano i primi meritati riconoscimenti per i Tinariwen che si ritrovano sul palco a duettare con Santana. Le chitarre del famoso compositore sudamericano si incrociano perfettamente con quelle sapientemente guidate da Abdallah Ag Lamida e Mohammed Ag Itlale, curiosamente soprannominato “il Giapponese”.

Da lì in poi un crescendo di consensi e l’ammirazione pressochè totale dei colleghi blues rocker da più parti del mondo, tanto che i Tinariwen riescono a conquistare ed esaltare anche il pubblico inglese durante il famoso Festival annuale di Glastonbury, in occasione dell’uscita di “Amam Iman” (2007), seguito del fortunatissimo esordio. Poi un album di transizione fino all’ultima uscita discografica, l’anno scorso col più eclettico “Tassli”, maggiormente influenzato dalla fusion e dal rock ‘n roll. Particolarmente apprezzata anche l’esibizione italiana al Festival di Villa Arconati, in una delle due date tenute in Italia. I Tinariwen hanno pure aperto un’importante data per i mitici Rolling Stones a Dublino.

Assolutamente da recuperare, se siete amanti di un rock “vero”, genuino, capace ancora di scuotere ed emozionare.

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4 risposte a “i Tinariwen: un gruppo eccezionale! Chiamatela world music ma questo è puro blues che scorre nelle vene

  1. mi fa piacere che grazie a poche righe in un post sia riuscito in qualche modo a suscitare la vostra curiosità. Io sono rimasto letteralmente conquistato da questi suoni, magari se vogliamo un po’ retrò, ma molto suggestivi. Sarà che adoro l’Africa, e in particolare amo il Mali

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