Antonino Di Cara, talento emergente del panorama folk d’autore, intervistato per voi da PELLEeCALAMAIO

Dopo aver ascoltato con piacere il nuovo album di Antonino Di Cara (“Novelle dell’altrove”) e averne sinceramente tessute le lodi in una recensione, mi è pure venuta voglia di approfondire la scoperta di questo giovane cantautore veneto, contattando la Garage Records per accordare un’intervista.

Quello che leggerete sarà quindi il resoconto di una piacevole e lunga chiacchierata avvenuta ieri sera, mentre il buon Antonino stava concludendo il suo lavoro quotidiano di ingegnere. Già, perchè oltre alla tanto amata musica folk, Antonino Di Cara, possiede un altro autentico talento, quello per la.. matematica, materia in cui è sempre stato eccelso.

Gli chiedo per prima cosa di presentarsi ai lettori, di raccontarmi come si è accostato alla musica folk, se questa lo ha sempre accompagnato oppure se è passato anche lui dal punk o dal metal, come si addice spesso a tante band emergenti.

“Ciao Gianni, il piacere è mio. Guarda, io non sono il “classico” musicista che è stato spronato sin da piccolo a suonare. Ho un rapporto splendido con i miei genitori ma non mi hanno mai seguito nella mia avventura musicale. Tuttavia ho iniziato molto presto ad avvicinarmi alla musica, in particolare alla stesura dei testi. I primi li scrissi durante il periodo delle scuole medie. Erano ovviamente componimenti poetici,  testi abbozzati per forza di cose acerbi, ma paradossalmente ho voluto mantenere anche in futuro un certo gusto per i testi “semplici”, quasi fossero scritti effettivamente da un tredicenne, un quattordicenne”

In effetti, si avverte in molti dei tuoi testi, davvero belli e significativi, quel senso di “stupore”, di “meraviglia” nei confronti di ciò che ti circonda.

“Mi fa piacere che tu lo abbia notato, perchè in effetti è quello che volevo comunicare. Il mio strumento è sempre stata la chitarra, ho fondato il mio trio con due amici che mi aiutano anche in fase di composizione: Enrico De Luca, che cura le musiche con me e il fisarmonicista Michel Zanette, preziosissimo nello sviluppo degli arrangiamenti. In ogni caso, io ho sempre scritto i testi e le musiche, rifacendomi ai cantautori che in un primo momento erano il mio vero punto di riferimento”

Quindi, la passione per il folk è nata tardi. Non si direbbe, a sentire la maestria con cui hai inciso questo disco. La giga scozzese all’inizio della splendida “L’amante della luna” non sembra davvero appannaggio di un neofita di questo genere

“Ah ah grazie! Sì, diciamo che mi sono avvicinato tardi al folk, all’incirca 5 anni fa, ma c’è pure da dire che da lì in poi non ho più smesso di ascoltare dischi di questa area e, anzi, praticamente ascolto solo questo! In ogni caso, iniziavamo ad accumulare un nostro repertorio, ci presentavamo come trio folk e i concerti funzionavano. Per me quello che conta di più è suonare, suonare il più possibile, far conoscere con i live la mia musica. ”

Direi che non è passato molto prima che giungessero anche i primi riconoscimenti

“E’ così,anzi, la prima pubblicazione ufficiale, con “Novelle in RE e Rem”, è avvenuta proprio in concomitanza della vittoria di un concorso (Ritmi Globali Europei), che oltre a una certa visibilità ha portato un po’ di soldi in cassa da poter investire nella realizzazione e produzione di un disco vero e proprio, il mio esordio.”

E’ cambiato qualcosa nella stesura dei brani, c’è uno scarto stilistico tra i due dischi oppure i due album sono strettamente legati fra loro, a livello di tematiche?

“Direi che a livello di testi e di atmosfera generale delle due raccolte di canzoni, non c’è granchè differenza tra i due album, sono entrambi composte da “novelle”, sono storie a cui sono indissolubilmente legato, per quanto il cuore mi porti a considerare più spesso il mio disco d’esordio, perchè da lì è iniziato tutto. Certo, a livello prettamente musicale, il grosso lavoro in studio e l’esperienza maggiore acquisita sul campo per il seguito di quell’esordio ha fatto sì che “Novelle dell’altrove” risultasse un album obiettivamente migliore ad un ascolto. Sono molto soddisfatto di questo nostro miglioramento!”

In questo momento stai lavorando e coi tempi che corrono è già un’ottima cosa, ma ti senti di tenerti aperto uno spiraglio per un’eventuale carriera da professionista in musica, nonostante sia un periodo certo non florido per i giovani autori che emergono “dal basso”?

“Guarda, pur non essendo un esperto di astrologia, mi riconosco nel mio segno, quello dei Gemelli. Ho sempre avuto una sorta di “doppia personalità”, mi piace comunque tenere in piedi due attività. Ho studiato Ingegneria, ho sempre adorato la matematica, e dopo la laurea ho trovato un impiego fisso in questo campo. Curiosamente so che altri musicisti anche famosi sono pure ingegneri, penso ad esempio a Elio delle Storie Tese. In ogni caso, il mio lavoro mi concede pure di esibirmi con regolarità dal vivo col mio gruppo. Di date ne abbiamo fatte, anche in apertura o a fianco di grandi artisti, tra cui i Modena City Ramblers, Cisco, i Gang. E’ chiaro che attualmente è difficile “vivere” di musica, ma io non mi precludo obiettivi. Come detto, mi interessa soprattutto suonare, suonare tanto, su tutti i palchi che mi danno questa opportunità.”

Beh, io sono di Verona, tu di Vittorio Veneto, direi che di occasioni per vederti ce ne saranno sicuramente!

“Sì, io sono nato a Vittorio Veneto e vivo a Conegliano. Non sarebbe male spostarmi più a ovest per suonare. Sarò a Verona a inizio luglio, di spalla ai grandi Mumford and Sons e poi farò altre date. ”

Un’ultima curiosità: non hai ancora pensato all’idea di realizzare un video, d’altronde le tue canzoni sono impregnate di belle immagini, evocative che ben si presterebbero a una trasposizione video

“Sicuramente molti miei brani alludono alla natura e hanno un forte richiamo all’elemento terra. Io sono molto legato alla mia terra, amo quelle zone collinari in cui vivo, sono scenari splendidi per un eventuale video. Però io sono molto maniacale in ogni cosa che faccio, prima di uscire allo scoperto devo essere davvero sicuro di avere per le mani un prodotto quantomeno soddisfacente. Anche la scelta di un singolo è molto importante, bisogna individuare una canzone più rappresentativa di un’altra e la scelta a mio avviso non è facile. Quando saremo pronti per un video non mi precluderò questa cosa.”

L’intervista è terminata in modo molto amichevole, con la promessa di incontrarci a un concerto. Io ho una passionaccia per tanta musica, ma soprattutto per la mia amata musica folk e ho l’opportunità di ascoltare molti demo, dischi di gruppi o artisti più o meno noti, e raramente ai primi ascolti ho trovato un talento così genuino, una raffinatezza compositiva e una pulizia formale così accentuata come nei dischi di Antonino Di Cara.

Per questo non mi limito nell’affermare che un disco come “Novelle dell’altrove” dovrebbe trovare un posto di rilievo nel panorama alternativo italiano, ma pure emergere in ambito strettamente folk, senza strillare, facendo piano, quasi sussurrando magari, come molte delle canzoni proposte da Antonino, capace di interpretare i suoi brani, dal forte impatto poetico,  con eleganza e sicurezza, arrivando agevolmente al cuore dell’ascoltatore.

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2 risposte a “Antonino Di Cara, talento emergente del panorama folk d’autore, intervistato per voi da PELLEeCALAMAIO

  1. Antonino è un artista davvero bravo, originale.. magari riuscire a vederlo all’Arena ma mi sa che cade proprio con il mio periodo di ferie

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