Intervista con Dalse, creatore di Yastaradio, un’interessante webradio dedita a far scoprire tutto ciò che è “underground”

Sono in compagnia di Roberto Dal Seno, ai più noto come Dalse, mente e factotum di un progetto iniziato diversi anni fa, un’idea decisamente intrigante e interessante: fondare una web radio! E’nata ed è quindi attiva in ogni parte del mondo Yastaradio.com

Chi mi conosce meglio sa che anch’io, seppur in modo sporadico (giacchè non ho possibilità di partecipare più attivamente, conducendo dei programmi) collaboro con Yastaradio. In cantiere c’è un progetto di cui ancora non svelo nulla, per il momento mi son sempre limitato (con grande piacere) ad ascoltare e recensire dischi, a postare articoli di attualità o relative ad artisti di nicchia, perché la proposta di Yasta è rivolta principalmente alle realtà alternative.

“Ciao Dalse, riavvolgiamo il nastro della memoria. Chi eri prima di diventare il titolare di una web radio e quando hai capito le potenzialità di un mezzo potente come il web per diffondere la musica che si ama. Quali sono stati i presupposti che ti hanno indotto a “buttarti” nella mischia?”

Ciao Gianni. E’ buffa questa inversione dei ruoli, di norma le domande le pongo io, e peraltro a pochi importano i dettagli che stanno dietro ad un lavoro come questo, quindi mi trovo raramente a parlarne. Cercherò di essere sintetico e, mi auguro, esaustivo.

Prima di questa avventura alternavo una borsa di studio di ricerca all’università (mi occupavo di zone umide e fitodepurazione) con piccoli contratti di collaborazione, sempre con l’università, che mi hanno portato alla realizzazione di videoclip pubblicitari a carattere ambientale e alla partecipazione alla produzione di un videogioco sul ciclo dell’acqua. In quel periodo non potevo permettermi un appartamento in affitto a Parma, dove lavoravo, e quindi, acquistata per 500 euro una macchina a metano, percorrevo il centinaio di km che separava casa dei miei (coi quali, bamboccione, ero tornato a vivere) pressocchè giornalmente. Talvolta mi fermavo ospite di un amico, biologo pure lui, che gli strani percorsi della vita avevano portato ad essere uno dei riferimenti italiani nell’ambito dello streaming e così (eravamo tra il 2001 e il 2004) mentre cucinavamo qualche piatto assassino o mentre distillavamo grappa (per uso personale), iniziammo a parlare della possibilità di utilizzo di queste tecnologie per divulgare musiche e concetti di cui avvertivamo una pesante carenza a livello di mainstream. Dal lato tecnico, grazie alle competenze del “Campione” , eravamo a posto; io mi sono occupato della parte burocratica e strutturale.

“Quant’è difficile, nonostante il massimo impegno, la competenza e la validità delle proposte, mantenere viva una radio digitale?”

Esistono varie difficoltà, su diversi livelli di competenza, che intervengono regolarmente. Non entro nel dettaglio per non sbilanciare troppo questa chiacchierata, comunque ti cito problemi di natura gestionale (che riguardano la possibilità di fornire contenuti a livello radiofonico o di sito), burocratica (di fatto non esiste una categoria, riconosciuta anche dal punto di vista fiscale, che comprenda gli operatori web-radiofonici), culturale (è palese che mediaticamente le proposte -non solo musicali- siano per lo più indirizzate alla soddisfazione di appetiti immediati e superficiali, perennemente uguali a loro stessi. Ciò ha creato negli anni una situazione di deficienza culturale che impedisce un accesso critico ai -pochi- mezzi di divulgazione liberi ed economicamente disinteressati). Paradossalmente comunque l’attuale crisi non ha accentuato i problemi: era dura prima ed è dura adesso.

“Avessi avuto 20/25 anni negli anni’70, credi che ti saresti gettato con lo stesso entusiasmo nel mondo delle “radio libere”?

E’ difficile da immaginare. La radio libera è una realtà che mi frulla in testa fin dall’adolescenza (cercai al tempo di aprire una radio di quartiere), ma negli anni ’70 erano tali e tante le forze in movimento che non saprei dirti quale strada avrei percorso. Di certo avrei esibito con soddisfazione un bel paio di baffoni.

“Il mondo underground, che con la tua radio provvedi quotidianamente a diffondere e a valorizzare, perché è così boicottato dai media? Solo una mera questione economica, fatta di sponsor e potere delle grandi major oppure un tentativo di mantenere lo “status quo” delle cose?”

La conoscenza è consapevolezza, e la consapevolezza spaventa il potere, specialmente se il potere è intriso di mediocrità. Il mondo underground spesso bypassa logiche strettamente commerciali ed intellettualmente povere, quindi per poterlo proporre occorrerebbe fornire i mezzi per poterlo comprendere (ed eventualmente apprezzare), ma fornendo questi mezzi si alleverebbero dei cittadini critici, le cui possibilità di ragionamento potrebbero minare le solide basi della mediocrità, mettendo in pericolo le possibilità di molti  business man.

“Sei un amante del rock duro ma un attento ascoltatore di vari generi musicali. Qual è stato secondo te il momento topico per le sorti del rock? Quale evento musicale ti ha segnato di più nella tua crescita e nella tua consapevolezza di fruitore di musica?”

In realtà la mia formazione musicale è legata al cosiddetto “pop italiano” (con rimandi al progressive, al jazz, alla world music, talvolta), alla swinging london ed alle prime esperienze lo-fi statunitensi. Non credo che esista un momento topico nella storia del rock; la musica, come qualsiasi altra disciplina, attraversa varie fasi, momenti di culmine creativo tra momenti di ricerca, influenzando ed essendo influenzata dal momento storico in cui si produce. Sono perennemente estasiato da cose nuove che ho la fortuna di ascoltare, siano esse state prodotte cinquant’anni fa o l’altro ieri. Direi pertanto che l’evento che più mi ha segnato sarà il prossimo.

“Tocco un argomento “spinoso”: gli spazi dedicati a tutto ciò che ruota attorno alla musica indie. Per alcuni una sorta di isola felice, per altri un ghetto da cui è difficile uscire. In merito alla tua grande esperienza, pensi che siano ancora utili le fiere, gli stand, le manifestazioni che annualmente si tengono per la Penisola? L’esempio più eclatante mi viene dal MEI, il Meeting delle Etichette Indipendenti che fino a un anno fa aveva sede a Faenza e che noi abbiamo frequentato a lungo, cercando di ricavarne sempre qualcosa di buono”

E’ utile tutto ciò che può fornire degli stimoli culturali, a prescindere dai distinguo che possono essere fatti per ogni singolo evento. Quando però gli aspetti economici prevalgono sull’idea di divulgazione e condivisione l’evento stesso perde di significato e si accartoccia.

“Se non ci fosse stata la musica nella tua vita, in quale campo lavorativo ti saresti visto meglio? Non dirmi “il pilota d’aereo , il calciatore o l’astronauta”, mi raccomando!

Se non ci fosse la musica nella mia vita dovrei immaginare un mondo diverso, e tutte le possibilità sarebbero aperte. Credo che in un modo o nell’altro, con o senza yastaradio.com, sarei rimasto attorno all’ambiente musicale; in quel caso la professione sarebbe stata un compendio all’attività di roadie.

“Voglio chiudere questa intervista nel modo più banale possibile, ma in questo caso chiedere a un esperto come te i dischi meritevoli di ascolto, non mi sembra male, anzi. Indica ai miei lettori quali sono i tuoi dischi “del cuore” e quelli che reputi più interessanti tra gli emergenti”

Sono per ragioni di palato molto legato ad Astral Weeks di Van Morrison e Freak Out! di Frank Zappa, mentre, da quasi un anno a questa parte, non mi stanco di ascoltare Plains of the Purple Buffalo, degli *SHELS. Ovviamente dovrei perdere ore per scrivere ciò che ritengo fondamentale, quindi consiglierei un percorso che tenga in considerazione epoche ed aree geografiche. Da questo punto di vista le discografie seminali sono tantissime…e poi si può approfondire.

Anche di cose nuove ce ne sarebbero parecchie da citare: una su tutte il nuovo degli Ufomammut che uscirà in aprile (da prendere a scatola chiusa).

Il termine “emergente” è privo di significato a livello underground, quindi faccio un po’ fatica ad indicarti qualcosa di preciso: sono comunque stato piacevolmente intrigato dall’ultimo dei Movie Star Junkies , Son Of The Dust (proprio negli ultimi giorni) e, rimanendo in ambito italiano, direi di tenere d’occhio progetti e collaborazioni di Paolo Benvegnù, che proprio emergente non è ma che forse sfugge al grande pubblico.

E’ stato un piacere ospitarti qui su PELLEeCALAMAIO, e voi…

sintonizzatevi subito su http://www.yastaradio.com

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