Intervista a Mario Rebecchi, campioncino nelle giovanili dell’Inter che ora delizia i tifosi della Lega Pro

E’ con grandissimo piacere che ospito nel mio blog Mario Rebecchi, talentuosissimo centrocampista offensivo, attualmente al Lecco in Lega pro, seconda divisione.

“Ciao Mario, ho esordito chiamandoti “talento”. Quante volte nel corso della tua carriera ti è stato appioppato questo termine?”

“Talento è un aggettivo che mi ha sempre accompagnato nell’arco della mia carriera e che mi ha fatto capire di possedere delle doti che non tutti i giocatori hanno; purtroppo non sono riuscito a mantenere le aspettative che c’erano su di me ma ne sono orgoglioso”

“Da grande appassionato di calcio giovanile (ho di recente anche scritto un dossier per la rivista Guerin Sportivo sull’argomento) ti ho seguito sin dai tuoi inizi, da quando, veramente,sembravi un predestinato.  Trascinante in campo, subito inserito in prima squadra nell’Inter, poi Genoa e Parma, assaggi di grande calcio. Cosa non ha funzionato Mario, perché io ero tra i primi nell’ambiente a sostenere che avresti fatto qualcosa di importante. Etichette come il “nuovo Mario Corso” hanno fatto più male che bene?”

“Con il senno di poi forse hai ragione l’etichetta del nuovo Mario Corso ha fatto piu male che bene perchè ci si aspettava sempre qualcosa in piu da me, diciamo che all’inizio della mia carriera fra i professionisti la cosa che mi ha penalizzato di più è stato il fisico: non ero ancora pronto per giocare a quei livelli tant’è vero che pesavo 63kg contro i 70kg di ora e con il passare degli anni ho perso convinzione nei miei mezzi, cosa che ora a 28 ho ritrovato alla grande! Magari avessi avuto l’opportunità giusta con questa testa e
fisico….”
“Altri giocatori che ammiravo in quella squadra come Quadri e Beati hanno attraversato periodi difficili da professionisti, non mantenendo appieno le promesse, a differenza ad esempio di Oba Martins e Goran Pandev, tuoi vecchi compagni nella Primavera nerazzura. Che ricordi hai di loro? Intuivi che avrebbero fatto grandi cose ai massimi livelli? E per chiudere la parte nostalgica dell’intervista, c’è un compagno dell’epoca su cui puntavi a mani basse e invece non è riuscito a sfondare?”

“Quell’anno in cui abbiamo vinto scudetto e viareggio eravamo una squadra formidabile con Pandev e Martins davanti come ciliegine sulla torta anche se devo ammettere che avrei scommesso ad occhi chiusi come dicevi anche su Beati, Quadri e Franchini questo per farti capire che sia Oba che Goran non erano poi così marziani rispetto a noi, pensavo facessero una carriera diversa Napolitano
che fra l’altro aveva giocato titolare ad udine nell’inter di Cuper e Biava.

 “Parliamo delle tue esperienze calcistiche. Dalla promozione di Cremona alla bella parentesi di Lumezzane, fino alle esperienze in squadre del sud e al ritorno vicino casa. Ci puoi dare una cartolina di tutte le tue ex squadre, un ricordo di quei campionati? Ad esempio, so che a Andria hai lasciato ottimi ricordi! Ho la fidanzata di origini pugliesi e quindi le mie fonti sono sicure!”

“In Lega pro la mia prima esperienza è stata cremona dopo 6 mesi di Inter senza giocare a gennaio andai alla Cremonese, squadra prima in classifica e con una rosa molto forte: ricordo fra gli altri Strada,Taddei e Prisciandaro,  giocatori navigati per la categoria alla fine fu una cavalcata anche se non giocai tantissimo (ricordo 6 presenze se non sbaglio), allenatore era Roselli che poi ho ritrovato a Lecco persona ed allenatore eccezionale; alla fine di quell’anno andai a Lumezzane dove sono stato 3 anni vincendo anche un campionato di c2 sono stati anni belli,soprattutto l’ultimo, quando vincemmo il campionato con mister Petrone in panchina che sento ancora molto volentieri. Alla fine di quella stagione e con un perone rotto nella semifinale playoff mi trovo a recuperare l’infortunio durante l’estate e firmare per l’Andria a fine agosto,esperienza stupenda e che mi ha fatto maturare molto: gruppo eccezionale
e playoff centrati poi persi contro il Gela,dopo Andria risalgo un po’ lo stivale e firmo per il Pescina Valle del Giovenco in Abruzzo, squadra neopromossa in prima divisione e con giocatori dai nomi altisonanti: Birindelli, Cesar,Choutos per citare i piu famosi… la mia stagione è stata buonissima mentre la squadra purtroppo retrocede e fallisce ai playout con il Foggia dopo essere stati ad un passo dal vincerli (per adesso la pagina piu triste della mia carriera), alla fine di quell’anno la chiamata di Roselli ed eccomi qui a Lecco
dopo un buon campionato ora lottiamo nei bassifondi della classifica”.

“Solitamente chi in Lega Pro manifesta qualità tecniche importanti compie brevemente il salto di categoria. Mi avevi accennato tempo fa in un messaggio che molti allenatori si chiedono che ci faccia uno come te in quarta serie. Quali saranno i prossimi Cossu, Parolo, Giaccherini, in grado di arrivare in alto partendo dalla gavetta?”

“Nel calcio oltre alle qualità devi avere una buona dose di fortuna e in lega pro i giovani di adesso, con le regole che ci sono, sono avvantaggiati rispetto i miei tempi visto che per i contributi ora le squadre puntano su di loro”

 “Come vedi il livello generale della Lega Pro? Quali sono le squadre che maggiormente ti hanno impressionato sinora in campionato?”

“Proprio per questo il livello degli ultimi anni secondo me si è un po’ abbassato, anche se devo dire che la c1 degli ultimi anni in cui l’ho fatta è stata durissima. Fino ad ora la squadra piu forte mi è sembrata la Pro Patria che senza penalizzazione sarebbe fra le prime della classe”

“Il Lecco sta attraversando un momento particolarmente difficile quest’anno. Credete ancora nella salvezza? Cosa è mancato sinora? L’esperienza, la fortuna?”

“Per quanto riguarda noi dopo una stagione tribolata per varie vicissitudini con il nuovo allenatore ci stiamo riprendendo un po’, anche se per salvarci dovremo colmare un gap di 8 punti in 8 partite noi ci crederemo fino alla fine

“Sei ancora giovane, direi nella piena fase matura di un atleta. Cosa chiedi ancora alla tua carriera? Quali sono i tuoi obiettivi?”

“Il mio sogno sarebbe quello di giocare per la squadra della mia città, il Pavia e spero di riuscire un giorno ad avverare questo sogno

Mario Rebecchi ha un ruolo un po’ ibrido: centrocampista offensivo, interno dai piedi buoni, fantasista, ala sinistra, attaccante esterno. Chissà quante volte gli allenatori avranno “litigato” con sé stessi per classificarlo e sistemarlo al meglio nel rettangolo verde di gioco.  Ma alla fine la qualità paga sempre e così in Lega Pro è difficile ammirare un giocatore con le sue doti tecniche.

 

Un grande saluto e un grosso in bocca al lupo per il proseguimento della tua carriera. Grazie per l’estrema disponibilità e cortesia. 

 Ciao Mario!!!

Ciao Gianni ci sentiamo presto, un abbraccio

Mario

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5 risposte a “Intervista a Mario Rebecchi, campioncino nelle giovanili dell’Inter che ora delizia i tifosi della Lega Pro

  1. Rebecchi… Lo ricordo comparsa nel Genoa 2003/2004, un Genoa di transizione, agli albori dell’era Preziosi, squadra ricca di nomi di prestigio ma che non seppe imporsi nella pletorica Serie B di quell’anno (24 squadre!), rischiando anzi qualcosa più del dovuto. Scelta sbagliata, non so se sua o del procuratore, quella squadra a metà del guado fra il quasi fallimento e la rinascita era forse l’ambiente peggiore che potesse capitare a un giovanissimo in sboccio. Oltretutto, come si dice nell’articolo, Rebecchi era il classico trequartista, nove e mezzo -. dieci, attaccante, difficile da classificare, nonché un “piedi buoni” dal fisico leggerino che, se non inserito in una squadra già fatta e finita (quel Genoa era invece un cantiere) non può che andare incontro a immani difficoltà. Buon per lui che oggi abbia finalmente raggiunto “testa e fisico” giusti, meriterebbe una prova di appello in B, e poi, se gli andasse bene, chissà…

  2. Nel Genoa aveva 19 anni e non era l’ambiente ideale per un giovane all’epoca. Purtroppo anche adesso che la tua squadra avrebbe tanti giovani da lanciare (Sturaro, fortissimo davanti alla difesa, Doninelli, piedi buoni e senso tattico, Polenta, terzino d’arrembaggio, Alhassan, fortissimo laterale già in Nazionale A del suo paese, l’azzurrino Perin e potrei continuare…), il Genoa preferisce imbastire campagna acquisti piuttosto caotiche e strabordanti. A parte questo Mario ha avuto l’umiltà di mettersi in gioco, si è affermato in Lega Pro e con un po’ di fortuna, trovando una società sana e seria, potrebbe ancora rilanciarsi. Io glielo auguro di cuore

  3. Complimenti per l’intervista, ricordo ancora di quando Rebecchi fu aggregato alla prima squadra (con Mancini). Purtroppo non sfondò, come tanti altri. C’è da dire che all’epoca la squadra non aveva la pancia piena come ora ed era molto difficile far bene in quell’ambiente. Poi a volte è anche una questione di fortuna, per esempio il mediocre Pasquale ha giocato sempre in serie A grazie al fatto che davanti a lui c’era solo il povero Gresko…

    • ciao Marco, e grazie del commento. Sono d’accordo con te, non solo Rebecchi di quella squadra aveva doti e di contro scarse possibilità di emergere in prima squadra. In quegli anni l’Inter ne ha bruciati parecchi, altri più tardi li ha venduti e poi se li è ritrovati in serie A come Meggiorini o Bonucci, finito addirittura a una big rivale e punto fermo della Nazionale. Il caso di Pasquale lo cito spesso anche con mio fratello. Di certo aveva un ruolo più “semplice”, il terzino all’Inter, da quando avevano venduto Roberto Carlos era sempre vacante e quindi ebbe le sue possibilità (come in tempi recenti Santon, altro “bruciato” troppo in fretta dai nerazzurri) ma alla fine ha palesato grossi limiti. Resta onestamente un mistero il fatto che abbia sempre fatto carriera nella massima serie, tra Parma, Livorno e Udinese, ma probabilmente è uno di quelli che piacciono agli allenatori.. uno che si allena bene, che si impegna, si fa trovare pronto quando occorre. Non ho testimonianze dirette, ma può essere sia così, altrimenti non si resta più di dieci anni in serie A. Alle prossime

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