La metamorfosi di Emanuelson

Quando Urby Emanuelson giunse al Milan c’erano diversi punti di scetticismo su di lui. Prodotto delle giovanili dell’Ajax, come molti altri lancieri, lanciato prestissimo tra i professionisti in prima squadra, dopo i primi bagliori iniziali, da terzino sinistro con le trecce al vento, aveva lasciato perdere dietro di sè tracce del suo talento.

In un Ajax oggettivamente non trascendentale, nemmeno in patria, dove in questi anni ha spesso lasciato il passo, oltre che alle rivale storiche, anche a compagini minori come Utrecht e Az Alkmaar, non ha mai fatto la differenza e, per quanto ancora giovane (classe ’86) appariva una sorta di incompiuto, pur con l’attestato di sicurezza Ajax! Da terzino con libertà di spingersi in avanti (ma d’altronde in Olanda chi non lo fa?) a vera ala sinistra e talvolta interno, mai mezzapunta o fantasista. Nel Milan, che ha scommesso su di lui e sul suo talento, ci ha messo molto a farsi valere ma a quanto pare ha seminato benissimo nell’ombra, col lavoro quotidiano negli allenamenti.

Poteva diventare come Taiwo, il terzino nigeriano acquistato dal Marsiglia che accreditavano come buon propulsore ma valido anche in difesa, e invece Allegri, dopo aver giudicato inadeguato al calcio italiano l’africano, nei confronti di Emanuelson ha osato di più, intravedendo doti tattiche non indifferenti e quanto mai inaspettate.

Ne è passata di strada negli ultimi mesi dai primi esperimenti come trequartista alle spalle di Ibra e Robinho. Prima inconcludente e tendenzialmente confusionario, ora appare invece un instancabile stantuffo, una zanzara sempre pronta a pungere, un giocatore moderno che sa sempre dove, come e quando occupare gli spazi in campo. Se poi trova pure il varco giusto, ecco che l’olandese riesce ancora e meglio di un tempo a involarsi letteralmente sulle fasce o verso la porta, come in occasione dello splendido gol segnato al Parma. Insomma Emanuelson si è giocato alla grande le sue carte, con umiltà, adattandosi certo ma con l’attitudine giusta, quella cioè di un professionista con alle spalle già diverse presenze nella sua nazionale eppure desideroso di mettersi in gioco in un grande club. Ora quando rientreranno Boateng, Pato, gli altri giocatori dediti all’attacco rossonero, sanno che dovranno giocarsi le loro carte con questo terribile furetto olandese, un vero e proprio “guastatore offensivo” delle aree altrui

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