Intervista ad Aldo Moscatelli de “I Sognatori”. Editore, scrittore, scopritore di talenti

Sono in piacevole compagnia oggi sul mio blog! Ho l’opportunità di scambiare alcune opinioni con una persona che stimo molto: l’editore e scrittore Aldo Moscatelli, ideatore e factotum de “I Sognatori”, casa editrice con sede in Salento che si differenzia nel novero delle rivali per la grande qualità dei libri editi e per una narrativa alquanto particolare, poco convenzionale.

“Buongiorno Aldo, innanzitutto ti domando qual è lo stato di salute de “I Sognatori”?

Discreto, considerando che la casa editrice è gestita da me.

Catalogo in ampliamento, presentazioni già programmate per fine maggio/inizio giugno, tante richieste di pubblicazione, interviste e via dicendo. Non ho bollette arretrate da pagare e con l’affitto sono a posto. Temo che ad altri le cose vadano peggio.

A scadenze regolari sbatto il muso contro l’indifferenza dei lettori nei riguardi della piccola editoria, ma finché reggeranno le gambe continuerò a provarci. D’altronde non faccio altro da sei anni a questa parte, ho la testa dura. Alla fine ci si abitua a tutto, anche alle piccole apocalissi globali, per citare la (mia) poetessa Guendalina Casasole.

 

“Voi avete sempre privilegiato la qualità alla quantità: poche uscite annuali ma mirate, belle raccolte di racconti riproposte con successo. Apprezzo molto questa tua coerenza di scelte. Quanto è difficile emozionarsi ancora con un romanzo? Parlo di inediti, di quelli che solitamente immagino invadano la tua scrivania?”

Emozionarsi con un romanzo? Beh, dipende dal romanzo. Io comunque valuto tutto quello che mi arriva in maniera asettica. Non chiudo le porte all’emotività, intendiamoci. O almeno non del tutto. Però studio il testo, com’è giusto che sia. Coi saggi è tutto più semplice, con le poesie impossibile – perché se una poesia non fa scattare qualcosa dentro allora non assolve la sua funzione.

Coi romanzi e i racconti, salvo rare eccezioni, mi emoziono dopo, quando rileggo il testo prima di andare in stampa. Valutazione, editing e correzione della bozza sono operazioni che richiedono un minimo di distacco. Il testo ripulito e pronto per la stampa è tutta un’altra cosa, l’approccio stesso col quale lo leggi è differente. Non ti dico poi quando il libro arriva tra le mani: lì subentra anche la soddisfazione personale.

“Sono uno dei tanti lettori del tuo libro manifesto, dal titolo programmatico “Le invio un manoscritto. Attendo contratto”, paradigmatico non solo del tuo pensiero ma proprio di una situazione spesso ai limiti del surreale per quanto concerne aspiranti autori, giornalisti e librai, ciò che più in generale ruota attorno al mondo editoriale. E’ cambiato qualcosa nella tua percezione di vari fenomeni dall’uscita del tuo libro?”

Non è cambiato niente, Gianni. Al massimo la situazione è peggiorata. Io mi limito a raccontare quel che accade dietro le quinte del nostro sistema editoriale, ma se devo essere sincero ormai do poco peso a certe dinamiche. Faccio un paio di esempi: prima le mail degli scrittori vanagloriosi ricevevano una replica velenosa, oggi cestino direttamente. L’indifferenza dei giornalisti veniva combattuta sul blog, oggi agli indifferenti riservo indifferenza. L’e-book in tal senso riveste quasi una funzione catartica, per me, ma in generale non vedo forze fresche in grado di mutare la situazione. Ognuno vivacchia  zappando il proprio orticello, e pensa che le proprie rose siano più belle di quelle altrui. Se poi il vicino ci mette più impegno, o più passione, e qualche viandante si azzarda a formulare un complimento, l’invidia cresce come la gramigna. Il web ne è pieno.

“Il tuo forte dissenso nei confronti della famigerata editoria a pagamento è ben nota, eppure navigando nei vari forum dedicati alla scrittura, avverto quasi un “ritorno di fiamma” di questa piaga, quasi che anni di battaglie non siano serviti a niente. Insomma, questa “vanità” degli autori o sedicenti tali è davvero così preminente, da dove arriva secondo te tutta questa ansia di pubblicare?”

La fiamma non si è mai spenta, per la verità. Tanta più gente pubblica a pagamento, tanta più gente si chiede per quale ragione un fenomeno così diffuso andrebbe boicottato. L’editoria a pagamento si alimenta da sé, ogni adesione – per tornare alla metafora del fuoco – sostenta la fiamma e pone le basi per reclutare nuova manovalanza. È una piramide che brucia. Ci si consola pensando che in precedenza migliaia di scrittori hanno compiuto il medesimo passo. Chi arriva per ultimo può contare su un’infinita serie di precedenti, e diciamocelo: nella vita una delle consolazioni più forti deriva dalla possibilità di sentirsi parte di un gruppo. Voglio dire, se l’editoria a pagamento restasse appannaggio di pochissimi scrittori danarosi, quanta gente godrebbe all’idea di entrare a far parte di un circolo di sfigati?

Lo scrittore medio ha un punto di rottura oltre il quale non sa opporre resistenza, la consapevolezza di non essere solo gioca la sua parte. L’emotività fa il resto. L’aspirante autore è pieno di insicurezze e l’editoria a pagamento offre la certezza della pubblicazione. A quel punto tutto il resto passa in secondo piano. Rifiutare a priori questa pratica, senza calcoli di qualsivoglia natura, è l’unico modo per spezzare il circolo vizioso e mostrare il vero volto dell’editoria a pagamento: quello di un macrocosmo triste, autoreferenziale, anonimo. Una corsa vinta grazie ai soldi, una maratona nella quale trionfa colui che si fa dare un passaggio (spesso di nascosto) dall’editore. A bordo di una limousine pagata a caro prezzo, beninteso.

Chi non bara, e tenta di arrivare al traguardo con le proprie forze, ha tutto il diritto di guardare i presunti vincitori dall’alto in basso. Si tenessero le loro medaglie di plastica e le loro magliette linde. I veri scrittori e i veri editori sudano, e anche molto.

“La tua scelta di vendere i vostri libri in catalogo solo attraverso internet sta dando i suoi frutti? Te lo chiedo perché mi sembra che siate quasi una mosca bianca in questo senso. Ho letto con attenzione i motivi della tua scelta e la rispetto assolutamente. Sei ancora del parere che sia la strada giusta? Io penso che molta gente potenzialmente interessata a certi romanzi abbia difficoltà ad accedere a internet (penso a lettori di una certa età, che spesso sono i lettori “forti”), ma allo stesso modo la rete ti libera dagli stretti confini di una libreria.”

Beh, sono in giro da sei anni e la mia politica in materia di distribuzione non è cambiata di una virgola. Mi pare eloquente. Sai, al di fuori delle questioni di principio (tipo la lotta al contributo editoriale) non sono un sostenitore della coerenza a tutti i costi, nel momento in cui una mia decisione si rivela controproducente faccio un passo indietro e cerco di capire dov’è che ho sbagliato. In tal senso tengo a precisare che la vita è durissima per tutti i piccoli editori, sia per quelli con distribuzione tradizionale sia per quelli che battono strade nuove.

Per quanto riguarda il commercio elettronico, i dati mi danno ragione (almeno adesso, sei anni fa compii un azzardo – me ne rendo conto). Se mi fossi affidato alle librerie avrei chiuso i battenti dopo due o tre anni, comunque. Internet è la tecnologia che sta prendendo piede con più velocità, lo scetticismo e le difficoltà iniziali possono fungere da deterrente ma fino a un certo punto. Quando iniziarono a diffondersi i cellulari qualcuno presagì forse che le persone in là con gli anni avrebbero utilizzato sempre e soltanto il vecchio telefono fisso? Non credo. Se qualcuno lo ha detto o pensato, è stato smentito, ché certi vecchietti usano il cellulare meglio di un adolescente.

I miei lettori comunque sono piuttosto variegati, trovi il minorenne e il pensionato, la ragazza che ha appena terminato le scuole superiori e la casalinga che naviga in rete dopo aver accudito i nipotini.

 

“Da addetto ai lavori, come valuti gli ebook? Si fa un gran parlare sulla loro utilità, sul fatto che siano comodi, facilmente fruibili ecc… Con lo “spettro” che davvero possano a breve riuscire a sostituire i libri cartacei. Da “romantico” e “sognatore”, dammi qualche parola di conforto sul fatto che non accadrà mai questo! A parte gli scherzi, Aldo, vado giù più diretto. Molti editori piccoli (sentendo le varie opinioni nei forum e nei blog che si occupano di libri) sostengono che si vendano più ebook che cartacei. Tu sei d’accordo con questa affermazione?”

 E come faccio a risponderti? Io vendo solo libri cartacei!

Non ho motivi (né dati) per mettere in discussione le affermazioni dei miei colleghi, comunque. Credo che la contrapposizione tra libro cartaceo e libro virtuale si fondi su un duplice equivoco. L’errore sta nel considerarli due entità identiche e antitetiche al contempo. Secondo me non è così. Strutturalmente non c’entrano nulla (così come non c’entrano nulla i file MP3 e i CD) e non vedo per quale ragione non possano coesistere pacificamente all’interno del mercato. Si rivolgono a due tipi di pubblico che nel tempo (penso) andranno viepiù differenziandosi; un editore può rivolgersi all’uno piuttosto che all’altro, oppure a entrambi. L’e-book offre qualcosa di diverso ma non di migliore rispetto al libro tradizionale. Non puoi migliorare qualcosa cambiandolo radicalmente, perché a quel punto non evolvi l’oggetto ma crei qualcosa di nuovo: ecco perché il cinema è sopravvissuto alla televisione e le musicassette sono state soppiantate dai CD. I libri sono come gli occhiali, se capisci cosa intendo. E gli e-book – in rapporto – sono come le lenti a contatto. Io (in qualità di editore e lettore) prediligo il cartaceo ma riconosco al supporto digitale alcuni innegabili vantaggi, specie a livello promozionale.

Non mi piace molto l’atteggiamento di alcuni (sottolineo: alcuni) profeti del nuovo, tuttavia; sembra quasi che la gente debba cambiare abitudine per forza di cose, nella loro ottica, altrimenti sei un fossile.

La refrattarietà non deriva da un misoneismo ingenuo, tutt’al più da una scelta di campo. Ci sono tradizioni che sopravvivono per una questione emotiva, “di pancia”, e penso che non tutti l’abbiano capito.

 

“Oltre al tuo libro, ho letto e apprezzato molto anche altri due libri editi da “I Sognatori”: “Altrove da me” della giovane Lucilla Galanti e la surreale favola “Lapsus” del geniale Flavio Pagani. In particolare il primo citato è piaciuto tantissimo a mia sorella, che di professione fa il tecnico di riabilitazione psichiatrica. Due libri sicuramente ostici, da leggere attentamente. Cos’hai pensato la prima volta che hai letto i loro manoscritti? Hai avvertito subito una magia?”

 Quando ho letto “Altrove da me” ho pensato: come si fa a essere così bravi a 19 anni? Lucilla è un talento naturale e giustamente la sua opera prima ha riscosso un buon successo, ovviamente nel microcosmo dell’editoria di nicchia. Io non lavoro nel campo della psichiatria (oddio… un pochino sì, considerando i casi umani nei quali mi imbatto di tanto in tanto) però capisco che la protagonista del romanzo possa aver colpito una persona (come tua sorella) con un particolare background culturale. “Altrove da me” è un romanzo psicologico, a suo modo, così come lo era “La coscienza di Zeno”.

Per quanto riguarda “Lapsus”, ho avvertito la sensazione di essere seppellito da quintalate di idee, battute, gag, citazioni. Il romanzo di Flavio è il surrealismo nella sua forma definitiva, creatività allo stato brado. Adesso sto leggendo “Pura anarchia” di Woody Allen (uno dei miei registi preferiti), per restare nei territori della letteratura umoristica, e ti assicuro che “Lapsus” se lo mangia a colazione.

Due romanzi magici, sì, e che a me non sembrano poi così ostici. Dipende da cosa si intende per “ostico”, soprattutto. Sicuramente non rientrano nella narrativa semplicistica (che non vuol dire “semplice”), e sul piano artistico questo è il loro maggior pregio.

 

“Mi parli un po’ degli altri vostri autori? Provengono tutti da esperienze di vita diverse, io sono rimasto molto colpito da Gian Andrea Rolla”

I libri successivi risentono della demenza senile che ha colpito prematuramente il sottoscritto. Leggo infatti su Anobii che tre dei romanzi pubblicati nel 2011 sono (cito) “Scritti male, con refusi, trame viste e straviste”.

Insomma, dopo il2007 misono rincoglionito del tutto. Peccato, avevo una brillante carriera davanti.

Comunque… tra gli autori attualmente sotto contratto ci sono (nella narrativa mainstream) Valeria Zangrandi, che ha un tocco meraviglioso (non leggi ciò che scrive, vedi le immagini che tratteggia), Gian-Andrea Rolla (un mostro, perde tempo con me invece di rivolgersi ai grandi editori) e Filippo Bernardeschi (anche lui giovanissimo e con un talento visivo spaventoso, le sue descrizioni tolgono il fiato). Nella narrativa di genere abbiamo invece Silvia Obici (la creatività al servizio del rigore stilistico, il suo “Ipotesi di viaggio” amalgama generi contigui come il giallo, il thriller e il noir in uno stampo assai particolare, che forse ha solo lei – lì a Chieti) e Sergio Oricci (il più fumettistico dei miei scrittori, in pratica Sclavi e Dahl rotolati in uno, con una punta di King e Lansdale… un romanziere horror/weird davvero promettente).

Nella saggistica ho avuto il piacere di pubblicare il duo Pedrazzi/Visani, grandi esperti di cinema horror e nello specifico del cinema horror di serie zeta, quello che scatena grasse risate e nessun brivido. Il loro “Illusioni svelate” è un compendio divertente e – al contempo – un omaggio divertito al cinema di genere.

Nel settore poesia ha esordito da pochi giorni Guendalina Casasole, autrice di “Versacci”. Parla al cuore e alla mente, scrive versi splendidi e ha la capacità (non comune) di scatenarti qualcosa dentro, di spingerti a pensare. Nelle sue poesie persino le virgole fanno riflettere.

Per quanto riguarda le loro vite, Valeria lavora in campo universitario, Lucilla invece si è laureata da poco. Silvia è un’agronoma, Sergio fino a poco fa lavorava in ambito culinario (e si nota, leggendo “Gioie e Sapori”). Flavio e Guendalina insegnano (quando possono), Filippo vive all’Estero ma non so di preciso cosa fa, non ho ancora avuto il piacere di stringergli la mano. Alessandro è uno psicologo e Alex… Alex credo fosse sul punto di girare un film, l’ultima volta in cui ci siamo sentiti. Gian-Andrea come sai vive in Mauritania e lì si occupa di diritti umani (i nostri sui loro, per citarlo), specie per quel che riguarda l’infanzia. Da una sua idea è nato un libro (“Quand la sève devient lait”) che raccoglie gli scritti di otto autori africani, raccolti in un volume editato da I Sognatori e venduto nella sola Mauritania. Volume che adesso Gian sta portando in giro con l’aiuto di altri amici (cito Tina e Olivia), per dargli la giusta visibilità, e senza guadagnare un centesimo. Si sta guadagnando un posto nel paradiso in cui non crede, insomma.

 

“Una curiosità: perché alcuni vostri libri sono segnalati come “esauriti” consultando il vostro sito? Non c’è proprio la possibilità di una ristampa?”

Risultano esauriti perché hanno già dato. Parliamo dei primi due lavori scritti da me (nei quali oggi non mi riconosco per niente) e di tre antologie.

Per le raccolte di racconti il discorso è semplice: piazzarle è complicato (considera che finanche gli autori, molte volte, attribuiscono scarsissimo peso alla pubblicazione), devo affidarmi alle mie sole forze e una volta terminata la tiratura, in assenza di richieste o almeno di un po’ di interesse… devo guardare avanti.

Per quanto riguarda i miei libri, sto abbandonando alla svelta il ruolo di scrittore per dedicarmi totalmente a quello dell’editore. È per tale motivo che non ristamperò  “Questo non è un libro”, ovvero il mio ultimo lavoro. Sono rimaste pochissime copie, a breve vedrai la dicitura “esaurito” anche su quello.

“Ultima domanda, e forse pure la più banale: cosa bolle in pentola per Aldo Moscatelli in questo 2012?”

Di solito mi accontento di realizzare i progetti a breve termine. Tipo giungere sano e salvo alla fine della giornata. Per certi eventi però occorre muoversi con largo anticipo e così ho già programmato le presentazioni che mi terranno occupato a fine maggio e inizio giugno. Presenteremo per la prima volta “L’ultima consegna” di Filippo Bernardeschi e “Gioie e Sapori” di Sergio Oricci (entrambi a Pontedera), poi “Versacci” di Guendalina Casasole (a Recanati… location impegnativa, come puoi immaginare). A Bologna ci sarà spazio invece per “Il funerale della balena” di Gian-Andrea Rolla. Per settembre sto già pensando a un secondo “tour”, ma è ancora tutto da stabilire.

Ah, poi c’è un certo Gianni Gardon che sta per pubblicare una mia intervista: colgo al volo l’occasione e lo ringrazio pubblicamente, per l’attenzione e per lo spazio concessi. Nonché  per avermi rivolto delle domande diverse dal solito.

Grazie Aldo per la tua cortesia e per la consueta, viscerale sincerità. Continua a regalarci emozioni con i libri dei “Sognatori”

 

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5 risposte a “Intervista ad Aldo Moscatelli de “I Sognatori”. Editore, scrittore, scopritore di talenti

  1. Pingback: SEGNALAZIONE «

  2. complimenti Gianni per l’intervista, davvero bellissima! e un bravo all’editore che sembra davvero in gamba! andrò a spulciare il loro sito, grazie

  3. eh, sì, l’intervista ai Sognatori è piaciuta molto, d’altronde tutti nell’ambiente conoscono la serietà e la professionalità di Aldo Moscatelli. Lo ringrazio per avermi regalato una testimonianza simile! E ora è un piacere per me condividerla con voi

  4. ciao Sergio, è un piacere conoscerti. Beh, nel blog ovviamente ho piena libertà di esprimermi e di parlare di argomenti che mi stanno a cuore. E direi che la casa editrice “I Sognatori”, grazie alla bravura e alla tenacia dell’editore Moscatelli e alla bontà dei suoi autori, merita tutta l’attenzione possibile. In bocca al lupo per i tuoi progetti!

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