“L’Arte del Dubbio” a teatro – Recensione della commedia andata in scena a Este

Ieri sera, al teatro di Este, ho assistito insieme a Mary e al mio amico Damiano (che opera nel settore cinematografico) da una posizione privilegiata una commedia assai arguta e ricca di spunti di riflessione: “L’Arte del Dubbio”, tratta dal libro di Gianrico Carofiglio e interpretata egregiamente da due attori che non hanno certo bisogno di presentazioni, Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani.

Una storia particolare, in cui al centro di tutto vi erano i concetti di “dubbio” e “verità”, sapientemente miscelati e messi in scena attraverso riusciti sketch che talora inducevano al sorriso (spesso amaro) e monologhi attinenti a veri fatti di cronaca.
Bellissima la scenografia, che ha ricreato un “teatro nel teatro”, con i due protagonisti, unici a calcare la scena dall’inizio alla fine della rappresentazione, nei doppi ruoli di attori e narratori che si rivolgevano in modo diretto al pubblico, come se stessero raccontando una storia, invece di viverla in prima persona. Questo per Damiano ha creato un senso di distacco e di eccessiva scolasticità dei due attori, che a suo avviso ha fatto perdere in immediatezza per affidarsi a un modo di recitare eccessivamente didascalico. Io e Mary invece abbiamo apprezzato da subito la grande sicurezza con cui i due hanno tenuto in piedi la storia senza cedimenti, anche nei momenti obiettivamente più pesanti e meno diretti.

Partendo dalla Creazione e dall’Eden, impersonificando Adamo ed Eva, i due invece di vivere tranquilli si sono fatti sopraffare dal dubbio.. e se il Ser Pente avesse ragione, se magari il Paradiso fosse solo un orticello e di fuori ci fosse un “Mondo” autentico, pieno di occasioni?
I due quindi cedono alle mosse del Ser Pente (così chiamato dai due) e ripercorrono a mò di dieci comandamenti, definiti “regole” dal serpente (una voce fuori campo, fa capolino anche la voce di Dio) per meglio definire “la verità”, così diversa dalle tante verità, una parola che, anagrammata diviene “relativa”. Ottavia Piccolo funge da giudice nei numerosi sketch e con quei panni, simulando vari interrogatori in tribunale, mette alle strette i vari personaggi interpretati da Vittorio Viviani, insinuando in lui il dubbio.
Particolarmente riusciti i monologhi in cui i due attingono a piene mani dalla realtà, dalla storia e dalla cronaca, citando così casi di verità assolutamente relative come quelle professate da un giovane Adolf Hitler (a mio avviso il momento più toccante della commedia), di un sacerdote vittima della camorra ma sul quale sono rimaste le malelingue, di un gruppo di operai morti sul lavoro a causa di scarse misure di sicurezza, sul razzismo e su come una verità possa essere manipolata o dissimulata, a seconda che a parlare sia uno “di destra” o “di sinistra”, “ottimista” o “pessimista”.


Una commedia certo non facile, di non immediata fruibilità ma condotta sempre con estrema lucidità dai due navigati attori, da vedere per riflettere sul concetto di dubbio che riesce, come un serpente che striscia, a insinuarsi sotto pelle a far vacillare le nostre verità, anche quelle che crediamo più salde.

Resta così all’uomo trovare dentro di sé le proprie sicurezze, preservare i propri convincimenti anche a fronte di chi ti mette alle strette per scovare una verità diversa dalla tua, spesso opposta.

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