Io ballo da sola: quando “troppa” bellezza può penalizzare un film

Avevo 19 anni quando uscì in tutte le sale italiane “Io ballo da sola”, l’atteso film del Maestro Bernardo Bertolucci. Ero in trepidazione perchè sapevo ovviamente che protagonista sarebbe stata Liv Tyler, la figlia del leader degli Aerosmith, che già avevo visto recitare in una pellicola giovanilistica uscita un anno prima (Empire Records, nella quale lavorava in una vecchia videoteca insieme a degli scapestrati colleghi).

Ma Liv Tyler l’avevo ammirata prima, nel celebre video di “Crazy”, del padre Steve, nella quale era una collegiale ribelle insieme all’amica Alicia Silverstone, meteora del panorama cinematografico.

“Io ballo da sola” però rappresentava un bel salto per la giovane modella, non ancora affermata e nota ai più appunto come “la figlia di…”.

Invece. a mio avviso, il film di Bertolucci spariglia le carte, proponendo un tema particolare (il valore della verginità) ma con estrema delicatezza e raffinatezza. Ammetto che ero un po’ scettico all’epoca.. non perchè in fatto di sesso fossi così esperto (insomma, le prime storie adolescenziali sono importanti e ti fanno vivere emozioni intense ma ci si rende conto col senno di poi che non ti lasciano chissà quali segni), ma perchè ritenevo poco probabile, ai fini della storia, che un’americana diciottenne piombasse nella tranquilla campagna senese, portando con sè questi valori in una società che stava repentinamente mutando pelle.

Stupendo i detrattori, la bella Liv ce l’ha fatta a tratteggiare un personaggio credibile, la romantica e dolce Lucy, anche se il film avrebbe meritato maggior considerazione. Lo dico ora a distanza di tanti anni e trovandolo alla visione ancora molto toccante e profondo. Penso che all’epoca ci fosse stato un po’ di “pregiudizio”, proprio per la presenza della Tyler, senza tener conto che a dirigere ci fosse uno dei nostri migliori registi, di livello internazionale.

Con quel film mi innamorai della terra toscana e della zona collinare senese in particolare, che ebbi modo in seguito di perlustrare e conoscere a fondo: che posti magnifichi! Non nego che nell’ambientare il mio primo romanzo a San Gimignano, nella Val d’Elsa, abbia voluto rendere un sincero omaggio a quelle terre, già conosciute in una gita scolastica che mi è rimasta nel cuore.

Poi, nel film di Bertolucci riaffioravano altri temi importanti, come la malattia che attanaglia il personaggio interpretato da un bravissimo Jeremy Irons, l’amore nascosto e segreto dello zio di Lucy che poi si rivelerà molto più profondo.

So che è un azzardo affermarlo, ma credo che al di là delle 5 candidature ai David di Donatello e 2 Ciak d’Oro vinti per il miglior film dell’anno e migliore regia, “Io ballo da sola” meritasse di più. Forse troppa “bellezza”, nel senso più ampio del termine ha penalizzato il film, distogliendo i giudizi. D’altronde il titolo originale la dice tutta: “Stealing Beauty” significa “rubare (rapire, sottrarre) la bellezza” ed è la stessa che gli spettatori si portarono a casa dal cinema.

ps.. piccola chicca nascosta nel mio romanzo.. come si chiama la band fondata da Johnny Castellani, uno dei protagonisti di “Verrà il tempo per noi”? Sì, proprio “Stealing Beauty”! 🙂

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