La consacrazione di Francesco Lodi

Francesco Lodi è quello che si può definire, senza timore di smentita, un predestinato del nostro calcio. A 15/16 anni le sue straordinarie doti tecniche non passavano certo inosservate, tanto che partito da Napoli verso Empoli (come in precedenza lo avevano fatto Caccia, Montella, Di Natale fra gli altri) in un vivaio davvero in grado di valorizzare i giovani, non ci ha messo molto a bruciare le tappe, entrando stabilmente nel giro delle nazionali giovanili azzurre. A colpire maggiormente – sia gli sguardi ammirati dei tifosi che.. le reti avversarie – era soprattutto il suo piede mancino! Eppure… soltanto a 27 anni compiuti Lodi si è affermato in serie A, come mai? Difficile rispondere, bisognerebbe chiederlo ai suoi allenatori ma forse nemmeno lui stesso sarebbe in grado di darsi una risposta plausibile.

Vinse nel 2003 un campionato Europeo Under 19, un risultato eclatante per il nostro calcio giovanile, in una squadra composta da future stelle del nostro calcio, da Pazzini a Chiellini, da Aquilani a Palladino a diversi altri divenuti professionisti di serie A (tra questi Mantovani, Potenza, Laner… in porta quel Paoloni poi diventato noto ai più come protagonista negativo nell’ambito della recente vicenda scommesse).

Ma già in quella fucina di talenti, Lodi cominciava a faticare a dimostrare tutto il suo potenziale, sacrificato o penalizzato da una complicata collocazione tattica in un calcio che si stava aprendo verso un 4-2-3-1 molto in voga nei primi anni del duemila.

Lui, classico trequartista, si trovò spesso, anche nelle prime apparizioni empolesi in prima squadra, a giostrare per lo più sulla fascia mancina, in un ruolo che, col senno di poi, appare assai poco congeniale per le sue caratteristiche. A mio avviso, è mancato al momento del dunque, un pizzico di personalità, quella sana cattiveria agonistica che a volte riesce a fare la differenza tra i giovani. Riservato e quasi timido, soltanto a sprazzi mise in luce il suo magico piede sinistro, per il resto in un calcio sempre più veloce e frenetico, lui sembrava quasi a disagio. Insomma, in molti dopo un paio di stagioni non  al meglio, sembravano frettolosamente bollarlo come la classica promessa non mantenuta, una delle tante partorite dal calcio italiano. Pertanto, non fece scandalo il suo passaggio in una realtà tranquilla e senza molte ambizioni come il Frosinone in serie B. Qui però Francesco improvvisamente si scuote o, più semplicemente, si ricorda che con le sue qualità tecniche può far vincere da solo una squadra.

I tifosi ciociari ancora ricordano i suoi tanti gol su punizione, dalla lunga distanza, le sue parabole, i suoi cambi di campo, i suoi assist. 31 gol in due stagioni, prima del ritorno alla base ad Empoli dove tutti si attendevano il gran salto. 13 gol nel campionato 2008/09 gli valsero la chiamata dell’Udinese ma in Friuli Francesco non seppe imporsi, al cospetto di grandi fantasisti navigati in serie A. Già allora qualcuno ipotizzava un futuro da playmaker, alla D’Agostino che tutti ricordavano fortissimo regista in quel di Udine ma ci volle un’altra stagione al Frosinone (che sapeva di ennesima occasione persa) prima di rivederlo in A, questa volta da protagonista assoluto.

Ci vide giusto e decise di scommettere ad occhi chiusi su di lui il ds Lo Monaco del Catania, una realtà sempre più solida e all’avanguardia nel panorama dell’attuale serie A. Lodi arretra il suo raggio d’azione, siu integra a meraviglia con la folta colonia argentina e già nella prima mezza stagione (giunse a gennaio 2011 sotto l’Etna) fece meraviglie con i suoi gol dalla lunga distanza e con la sua tecnica cristallina finalmente al servizio della squadra in un ruolo chiave “alla Pirlo”.

Quest’anno, cambiato l’allenatore, non è cambiata la sua posizione. Anzi, Montella lo reputa imprescindibile per lo spumeggiante gioco della sua squadra. Ormai tutti gli appassionati di serie A conoscono le sue numerose prodezze balistiche. Il suo score aumenta, così come il rendimento sempre su standard elevati dall’inizio del campionato. Sì, questo 2012 è proprio l’anno della sua consacrazione. Lo abbiamo aspettato a lungo ma ora Lodi ha tutto il tempo per migliorare ancora e, chissà, ambire a traguardi come la Nazionale Azzurra, d’altronde Pirlo non è eterno e prima o poi si dovrà pure pensare a un degno sostituto a illuminare il gioco in mezzo al campo.

nella sintesi tra Catania e Lecce i suoi due splendidi gol decisivi su punizione

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3 risposte a “La consacrazione di Francesco Lodi

  1. Un’altra vittima dell’importazione selvaggia di stranieri mediocri nella nostra Serie A, a mio parere. E’ però anche vero che la storia del nostro calcio è piena di giocatori di talento puro costretti a tirare a campare in provincia per gran parte della carriera. Penso ad alcuni elementi di gran classe degli anni Ottanta e Novanta come Maiellaro, o Morfeo, o andando più indietro a Catalano del Messina e a Chiorri. Gente che nel massimo campionato odierno sarebbe titolare fissa in due terzi delle squadre. Spesso il problema è nella testa di questi giocatori, altre volte nella miopia di dirigenti e tecnici.

  2. su Morfeo farò un post apposito perchè, come spiegato in un altro mio articolo, si parlava di lui come di un giocatore di molto superiore a Totti, per dire, col quale ha condiviso tutti gli anni del settore giovanile azzurro. Ha dimostrato solo a sprazzi il suo talento, ma la sua indisciplina ha prevalso. Comunque, Lodi ha una buona “testa”, a mio avviso è proprio perchè è sin troppo un bravo ragazzo!

  3. Lodi anche ieri in gol, seppure su rigore.. se non altro non ha fatto come Ibra che, dopo che scrissi un post alquanto lusinghiero su di lui, paragonandolo addirittura a Messi e Ronaldo, beh, fece una gara alquanto sottotono in Champions 🙂

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