Alla scoperta di un talentuoso poeta: Matteo Amodeo intervistato da PELLEeCALAMAIO

Con  molto piacere ospito sul mio blog Matteo Amodeo, un poeta e scrittore con cui ho il piacere non solo di condividere la casa editrice (Nulla Die) ma pure la “collana”: “Ventitrenta”, nata per dare spazio agli autori più giovani o a chi, come me, ha trattato tematiche giovanili.

Con una differenza sostanziale… che io ho superato da quasi 5 anni pure i trenta, mentre Matteo ne ha appunto venti! La sua raccolta si intitola: “E i mari e le poesie”.

“Ciao Matteo, e benvenuto su PELLEeCALAMAIO. Innanzitutto permettimi di farti i complimenti per il tuo precoce esordio (lasciamo perdere i vari baby esordienti del fantasy: noi qui parliamo di poesia vera!). Ci racconti qualcosa di te, che lavoro fai, se studi, o semplicemente facci una tua breve biografia”

Anzitutto Gianni ti ringrazio per aver accettato di intervistarmi sul tuo blog. Il mio nome è Matteo e ho ventidue anni. Ho intrapreso gli studi umanistici che mi hanno permesso di avvicinarmi alla letteratura in generale, e, nella fattispecie, all’arte della poesia. Dopo il liceo, tuttavia, ho smesso di studiare per svariate ragioni. Ritengo che la cultura sia un bene da coltivare nella propria quotidianità, lontano da schemi prestabiliti e scelti da qualcun altro.

Ad ogni modo, dopo i miei studi classici, mi sono occupato a tempo pieno della scrittura, è la mia intima attività: ogni giorno dedico almeno tre,quattro ore alla mia musa.

“Quando hai scoperto di avere un approccio “poetico” in quello che scrivi?”

In realtà la poesia l’ho sempre sentita dentro: è come un’estensione dell’anima; fa parte di te, è una parte inestricabile del cuore. Ho cominciato a scrivere pensieri aggrovigliati all’età di dodici anni e da allora non ho più smesso. Col tempo si è raffinata quest’attitudine alla parola poetica, ma è un processo tuttora in evoluzione e credo – o forse spero – non si arresti mai.

Io vedo spunti poetici in molte cose che mi circondano: il cielo che mi domanda di fissarlo per non scivolare nella ordinarietà della vita terrena; il volo di un gabbiano; il dolore inteso come momento catartico e insieme dramma irrisolvibile dell’anima umana.

“Hai dei modelli di riferimento? Io c’ho trovato qualcosa dell’ultimo Neruda, autore che adoro”

Quando scrivo, tento di distaccarmi da tutto quello che ho letto, ma è uno sforzo inutile: le nostre letture, così come tutte le manifestazioni culturali che assorbiamo, fanno inevitabilmente parte di noi. Mi piace pensare di avvicinarmi nella scelta dei temi e leggermente nello stile a Emily Dickinson, autrice che mi ha fatto commuovere e sorridere in numerosi momenti della mia vita. Tuttavia non ho un modello di riferimento preciso: mi nutro di tutta la poesia possibile; fra i miei autori prediletti, un posto d’eccezione è occupato da Pasolini, Saramago, Neruda e Alda Merini. Ce ne sarebbero molti altri, ma questi che ho appena citato mi hanno emozionato in maniera particolare.

“Pensi che si possa ancora dare il giusto peso ai sentimenti nella società in cui viviamo? In fondo le tue sono essenzialmente poesie d’amore, declinate nei modi più svariati”

Nella odierna società i sentimenti vengono messi da parte, come fossero banditi. Non c’è più interesse verso la purezza di cui un tempo eravamo, più o meno, tutti provvisti; è come se fossimo anestetizzati dai nuovi interessi che conducono ineluttabilmente all’oblio dei sentimenti. Le mie sono poesie d’amore e questo sentimento è reso universale dai tratti tipici che lo contraddistinguono: la passione, spesso indecifrabile simbolo di una tristezza senza eguali; la felicità che, tuttavia, è vissuta con amarezza perché mi soffermo sempre a pensare a quando il rapporto amoroso avrà fine e ci sarà l’abbandono, il vuoto cosmico che ogni uomo deve affrontare come prezzo per essere stato felice; infine l’eros, quella pulsione che è resa in termini poetici attraverso immagini metaforiche, vivide, senza paura di scoprirsi dinanzi al lettore.

“Sei pronto per una nuova raccolta di poesie e per un romanzo. Ci vuoi dare delle anticipazioni? Prevedi un’evoluzione del tuo stile?”

Per quanto riguarda le poesie, si tratta di una raccolta molto diversa dalla prima. Sebbene i temi trattati si rassomiglino, è cambiato notevolmente lo stile. C’è un passo in avanti nella scelta dei termini e anche nella disposizione di questi. Ho notato anche un naturale interesse maggiore verso la filosofia, un’astrazione dell’intelletto che da sempre mi accompagna. La poesia da cui è stato tratto il nome di tutta la raccolta si intitola ‘Metà di me’ e si trova verso la fine dell’intera raccolta: è un componimento che parla di lacrime, pioggia, dell’esistenzialismo puro che il Matteo Poeta vive dentro se stesso, infine del sorriso dell’interlocutore, in risposta al quale io tento di rinnegare la sua presenza dinanzi a me; il verso che conclude la poesia è lapidario, afferma che la metà di me si è estinta, come a voler significare che la dolcezza e l’amore si siano annullati di fronte all’ineluttabile fine di una storia, anzi della storia fra me, poeta, e l’oggetto amato, la poesia incarnata da un altro essere umano.

Invece il romanzo è molto particolare: si tratta di un vero e proprio esperimento letterario. Sono pensieri uniti a stralci di poesia, a sua volta uniti a prosa. Racconto tre storie differenti destinate a incrociarsi. Gli argomenti cui do voce sono fra quelli che più preferisco: la pazzia, l’amore estremo, l’omosessualità, l’amicizia ecc. I personaggi sono in tutto sei e hanno tutti nomi di scrittori che amo particolarmente. Sono molto affezionato a questa storia che ho scritto nel corso di vari mesi e che mi ha impegnato moltissimo nella cura dei particolari. Ho tentato di descrivere i pensieri più intimi dei protagonisti, i quali sono soggetti alle ansie esistenziali che divorano anche me.

“Venendo a questioni prettamente editoriali, come ti sei mosso in questo campo? Che impatto hai avuto con la realtà di Nulla Die o più in generale con gli editori, immaginando che tu abbia proposto le tue poesie anche altrove?”

Sono stato molto fortunato a conoscere una realtà editoriale come Nulla Die. Ho iniziato a inviare materiale (di poesie e di prosa) da qualche anno e non ti nego una certa amarezza nel constatare come spesso un’opera letteraria viene valutata solamente in base a ciò che l’autore può pagare in moneta e non secondo ciò che può offrire del suo repertorio emotivo e culturale. Senza parlare dei lunghi e snervanti tempi d’attesa che spesso finiscono per diventare dei rifiuti ‘silenziosi’ ovvero mancate risposte. È difficile oggi essere pubblicati senza un contributo; in compenso per chi paga, la strada è sempre aperta ed è triste come non si dia un vero sguardo alla qualità mentre sembra ci si interessi soltanto a quanto un autore sia disposto a sborsare.

Nulla Die è un’ottima casa editrice: mi ha risposto relativamente presto ed è stato bello il doppio pubblicare con loro perché in un primo momento ho ricevuto un rifiuto. Ebbene sì: avevo inviato una raccolta di componimenti poetici dal titolo ‘Memorie del Silenzio’ e non è stata giudicata buona per il loro piano editoriale ma io non mi sono lasciato abbattere e così eccomi qua, dopo varie peripezie, finalmente pubblicato.

“Sei soddisfatto di questa tua “avventura”, ti aspettavi di più o la bilancia pende maggiormente dalla parte delle gratificazioni e soddisfazioni piuttosto che delle delusioni?”

Sono più che soddisfatto: questa piccola grande avventura mi ha permesso di essere felice e appagato. Non ci sono gravi delusioni; al contrario mi gratifica tanto il pensiero di essere stato pubblicato e non vedo l’ora che altre creature letterarie in embrione prendano vita e vedano la luce. Scrivere è un’esigenza, quasi quanto mangiare e bere e la possibilità di essere letto da altre persone la ritengo una cosa bellissima, costruttiva e importante.

“Fra 10 anni (la prendo larghina), ti vedi un poeta più maturo, consapevole e magari affermato (questa parolina la diciamo sottovoce) oppure la tua è un’esigenza che, quando preme, devi svuotare e comunicare?”

Non so immaginarmi fra dieci anni: se penso al futuro vedo un gran tunnel nero che mi inghiotte senza possibilità che io mi salvi. In ogni caso spero con tutto me stesso che la poesia non mi abbandoni. Per me scrivere è estasi pura e non posso fare a meno di dedicare a questa passione tutto il mio tempo e le mie energie. Non credo di essere già un poeta maturo e non credo che lo sarò neppure fra dieci, venti, cent’anni: la maturità in campo poetico non si raggiunge mai poiché il pensiero così come l’arte del rappresentarlo non cessa mai di evolversi. È tutta una questione d’ispirazione: finché questa permane, allora darò sfogo a tutte le controversie e i battibecchi solitari della parola in versi; quando andrà via, sentirò la sua mancanza e cercherò vanamente di colmarla con dell’altro.

“Quante volte ti sei sentito dire “le poesie non le legge nessuno, non esiste un mercato per le poesie” ecc… Sui forum spesso si leggono cose a proposito dell’inutilità o, peggio, della morte della poesia. Non ti stancano queste affermazioni?”

 Purtroppo quasi tutte le persone con cui sono venuto a contatto nel mondo dell’editoria non hanno fatto altro che ripetermi proprio questo: ‘la poesia non vende, smetti, prova a scrivere in prosa’. La mia reazione? Assoluto disinteresse verso questa realtà. Se scrivessi per soldi, avrei già provato a inventare storielle deprimenti di quindicenni innamorati e altre sciocchezze che è tanto facile trovare oggi nelle librerie. Ma il mio amore verso la purezza poetica, mi impone di esserle fedele sempre. Non è importante per me – almeno in questo momento – fare soldi grazie a quello che scrivo. Ciò che più mi preme è essere sincero nel messaggio che tento di trasmettere al lettore. Non scrivo per me stesso ma neppure per qualcuno in particolare. Con semplicità mi interesso alla bellezza delle parole, al loro suono, all’armonia che riescono a riprodurre una dopo l’altra, alla dolcezza di un pensiero nato di sfuggita in un mattino particolare o alle preziose volte in cui la Musa mi porta in campi innevati e purissimi e mi impone di seguirla senza che io possa rifiutare e dedicarmi alla vita ‘normale’.

Segnala ai nostri lettori  i modi più veloci per contattarti: un sito, una pagina facebook o quant’altro

Non ho un sito internet o un blog, la mia pagina facebook porta il mio nome.

Sono stato ben lieto di ospitarti e ti auguro le migliori fortune.

Grazie mille Gianni.

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2 risposte a “Alla scoperta di un talentuoso poeta: Matteo Amodeo intervistato da PELLEeCALAMAIO

  1. Interessante. Vien voglia di leggere un così giovane poeta…Non ho capito, però, di cosa si occupa oltre che di scrittura… (scusate le interferenze non proprio letterarie). Grazie per questa bella intervista 🙂

  2. ciao! mi fa piacere che tu abbia apprezzato l’intervista! cerco di dare spazio ad artisti che stimo e sono felice delle tante adesioni. Su questo blog finiranno diverse persone che meritano di essere conosciute. ciaoo

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