Il mio lavoro di educatore

Non è certamente semplice il mestiere di educatore, quello che in sostanza mi dà da vivere principalmente rispetto alla (bellissima e prestigiosa) collaborazione con lo storico Guerin Sportivo e ai sinora modesti incassi del romanzo (ma un po’ per volta le vendite stanno tornano buone, dopo il piccolo boom iniziale). Dicevo, nella vita il mutuo lo pago con il mio lavoro nel sociale, meglio, nell’ambito socio-sanitario. Un’attività che mi regala soddisfazioni e gratificazioni ma contribuisce – e non poco – ad aumentarmi il grosso carico emotivo e lo stress!

Non sono mai stato tanto tempo a riposo (in questo caso “forzato”, dopo la brutta malattia che mi ha colpito a inizio anno) e quindi mi permetto una divagazione a mente fredda sui pro e i contro del mio mestiere che, conti alla mano, non è poi così molto redditizio, se pensiamo che io per svolgere mansioni da referente, educatore formatore, tutor – e con una laurea in mano – arrivo a 1300 euro.

Mi mancano i ragazzi, il loro brusio, la loro frenesia, le loro richieste.. ecco, ho sintetizzato un’atmosfera ricorrente ma è così. Seguo pazienti con patologie psichiatriche varie, dai disturbi comportamentali conclamati alla schizofrenia, dagli oligofrenici a chi associa al ritardo mentale degli innesti psichiatrici. Niente di pericoloso, comunque, perché solitamente si pensa subito a quello. Nella maggior parte dei casi di ragazzi inseriti in comunità residenziali, ci sono storie disagiate, di famiglie assenti, di abbandono mentale, prima che fisico. C’è un’innocenza perduta o forse mai vissuta negli occhi di molti di loro, ci sono potenzialità che magari andavano espresse prima, quando l’età in taluni casi era favorevole, ma ci sono eccome. Me ne accorgo con l’attività teatrale, che svolgo e curo da circa 3 anni presso lo stesso centro ma che ho assimilato diversi anni fa, quando mi specializzai in Teatro Terapia.

Dovreste vedere che bravi che sono i miei ragazzi, mi verrebbe da nominarli tutti ma voglio ricordare in primis Monica, che spesso funge da protagonista delle mie storie. Una donna di poco più di 40 anni, con un passato difficile, fatto di abusi sessuali in famiglia, inserimento in comunità sin dalla giovane età e storie d’amore spesso platoniche con persone che intendevano sfruttarla per i loro obiettivi (c’è pure chi si vende per un pacchetto di Marlboro). Innesto psichiatrico anche per lei, la ragazza sente le voci, si perde in lunghi soliloqui ma è pure un asso nelle imitazioni, è divertente (quando non va in crisi e si perde in pianti dirotti), è una delle “cocche” della responsabile, perché è furba, sa come farsi voler bene.

Un giorno, anni fa, la vidi intrattenere degli operatori, facendo delle precise (e.. spietate 🙂 ) imitazioni di colleghi, responsabili, direttori, utenti. Pazzesca, talento allo stato puro!

Assoldata per il mio primo embrionale progetto teatrale, un percorso lungo, che racchiude tutta la vasta gamma di micro attività che nel quotidiano contribuiscono alla riuscita di un valido progetto educativo: la percezione di sé, del proprio corpo, il senso di autonomia, il rapporto con l’esterno, con il territorio.

Sopra un palco, tutte le dinamiche confluiscono appieno. Da tre anni ormai Monica, insieme a molti altri, recita nello stesso luogo con attori normodotati, esibendo quelle qualità che noi per primi abbiamo ravvisato.

I due spettacoli finora portati in scena, di cui ho curato soggetto, sceneggiatura, regia e musica, sono andati benone, gratificando al massimo i “miei” ragazzi!

Nel 2010 “Aurora e il Bosco Magico”, sorta di favola classica, dove però spesso i ruoli si invertono e i cattivi aiutano i buoni.

Nel 2011 “Carlotta e la Felicità”, vagamente ispirata a una storia dei Fratelli Grimm, nella quale abbiamo esplorato i rapporti con i genitori

Infine, quest’anno stavamo provando da qualche mese, esattamente dall’ottobre scorso, quello che sarebbe diventato verso maggio, il nuovo progetto, intitolato “Sono io la Principessa!”, favola moderna sulle apparenze che spesso ci ingannano.

Causa forza maggiore il progetto ora è sospeso, ma il mio impegno, una volta rientrato pienamente in pista e recuperato del tutto dalla mia convalescenza, sarà il medesimo nei mesi prossimi, in modo magari di arrivare a Natale 2012 con un nuovo spettacolo da mettere in scena.

E’ vero, è stressante, tanto stressante ma occorre anche trovare nuovi stimoli, operare per il bene dell’altra persona. Non è una missione, ma semplicemente quello che ci si aspetta da un buon educatore.

in rete ci sono ancora, se non erro, degli articoli sulla nostra attività teatrale, svolta con impegno e passione presso la Cooperativa Don Angelo Righetti di Salizzole (VR).. per chi ne volesse sapere un po’ di più 🙂

ps.. sopra c’è una foto di una scatenata prova!!!

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8 risposte a “Il mio lavoro di educatore

  1. Finalmente ho capito che lavoro fai, davvero notevole e degno della massima ammirazione. Complimenti. Mi verrebbe quasi da dirti (ma lo sai già, vero?) che avresti a portata di mano tantissimi spunti per scriverci dei romanzi. A proposito di romanzi, ho una domanda che tu sai bene non nasconde fini reconditi, dato che l’aspetto commerciale non dico che non mi frega niente, ma poco ci manca. Come fai a sapere che le vendite del tuo romanzo stanno tornando buone dopo il boom iniziale?

  2. Vedo che abbiamo molto in comune. Interessante la tua attività, e come dice Massimo, ti darà sicuramente molti spunti.

  3. grazie per i vostri messaggi e per le belle parole. Massimo, nel romanzo che sto scrivendo tutta la prima parte si svolge all’interno di un centro minori, con il protagonista che inizierà a conoscere una realtà davvero difficile! ciao Silvia, anch’io leggo spesso i tuoi post ma non ho ben capito di che ti occupi, in ogni caso mi piace se abbiamo le stesse sensibilità.

  4. ah, Max, riguardo l’altra questione, beh.. io mi baso sui contatti che riesco a ottenere personalmente. Credo che dopo 4/5 mesi dall’uscita non sarebbe sconveniente chiedere un piccolo resoconto all’editore sulle vendite provvisorie del libro (in linea di massima, s’intende), tuttavia – per una sorte di “pudore”, chiamalo così – non mi sono mai rivolto a lui in modo diretto.
    So che ne sono state vendute più di un centinaio a ridosso dell’uscita, che le 150 iniziali “refusate” sono andate vendute e che, tra gente che l’ha ordinato da me, altre che mi ha contattato su questo blog o su wd per chiedermi info più quelle che riesco a contare, perchè ordinate da due librerie delle mie zone, mi sono fatto dei conti più o meno realistici. Poi non so realmente quanti l’abbiano acquistato via internet, ma nelle ultime 3 settimane, io ne ho spedite una decina per posta a persone che me l’avevano chiesto (poi queste mi fanno il bonifico). Insomma, io nel mio piccolo mi sto dando da fare, mi auguro che almeno questo mi venga riconosciuto, poi tutta questa piccola promozione personale non lo faccio per i soldi o perchè mi aspetto chissà che cosa dai diritti d’autore, ma perchè credo nel mio romanzo e voglio contribuire a divulgarlo, mediante questo blog, facebook, i mezzi che il web mette a disposizione. Io sono abbastanza soddisfatto, anche delle recensioni presenti in rete, ad opera di persone che non conosco (Giulia e Stefania le ho conosciute sul web).

    • Del mio, a quattro mesi dall’uscita, saranno state vendute sì e no 50 copie. Venti le ho comperate io per regalarle, 30, forse, le hanno comprate direttamente amici e colleghi. Ma tant’è, non ci guadagno niente, spero solo di racimolare qualche euro da donare. Bene, bravo, scriviamo di cose che conosciamo, lavoro quotidiano, facile la vita vero? Prova a fare quello che sto facendo io, una storia che inizia nel 1185 AC e poi ne riparliamo.
      🙂

  5. a presto Massimo.. beh, una storia ambientata nel 1185 AC mi affascina già dal principio, adoro quei romanzi nei quali puoi provare, chiudendo gli occhi, a immaginare ciò che stai leggendo, l’epoca in cui si svolge. Però… mi raccomando, non lasciare ammuffire “Parla con me”!

    • Primo: non ammuffisce di certo, ma prima che qualcuna delle CE che ho contattato si degni di dirmi che “non rientra nella loro linea editoriale”, saremo più verso Ferragosto che Pasqua.
      Secondo: cominciamo a chiamarlo con il suo giusto nome, cioè “Io parlo con te”
      Terzo: Comincia nel 1185 AC, ma poi…
      🙂
      P.s.: e se fai il bravo può essere che un giorno ti faccia pervenire l’incipit del 1185 AC

  6. io, come ti ho anticipato, metterò a centrifugare nel nuovo romanzo molto di me, dall’esperienza in comunità per minori, nella quale ho lavorato per solo 7 mesi alla brutta esperienza passata in ospedale.. ma non sarà autobiografico, solo trasferirò nei personaggi emozioni che ben conosco. Sarà una storia d’amore alla fin fine.

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