Camp Lion, gruppo trentino presto su questo blog

Presto ospiterò nel mio blog i Camp Lion, un trio trentino da tempo dedito a buona musica pop rock italiana. Sì, perché è difficile cercare di catalogarli, come si è fatto in passato, quando in molti li incasellarono nel filone power pop.
Conosco i ragazzi da una decina di anni, complice il fatto che il bravissimo e scatenato batterista Davide Cavrioli è il fratello minore del mio amico ed ex compagno di studi e radio Riccardo.
Cresciuto in un contesto musicale fortissimo, col fratellone super appassionato ascoltatore e futuro addetto ai lavori, Davide impara ad amare svariati tipologie di musiche, dal pop al rock, dal metal alla canzone italiana. Sceglie la batteria e inizia in un gruppo seminale, i Millestorie. L’incontro con Nicola Perina, talentuoso songwriter di Rovereto, dedito a un britpop un po’ fuori tempo ma comunque ficcante, è quello decisivo, perché i due scoprono interessi comuni e la voglia di concretizzare al meglio certe intuizioni nate separate. Il primo nucleo si chiama “Just Another Illusion”, profetico ed emblematico della poetica futura del giovane leader Perina, autore di testi e musiche.

Dopo un primo demo un po’ raffazzonato esce “Awkward Ep”, un prodotto professionale, dove compaiono i primi timidi tentativi di usare la nostra lingua nei loro testi (prima Perina utilizzava il più musicale inglese). Esistono già in embrione quelli che sarebbero diventati, in pezzi come “Sounds good”, la struggente “Even is nothing is right”, mentre “Illusioni di noi due” appariva più efficace nella primissima versione in inglese, cavallo di battaglia nei live.
Nei JAI, in cui si alternano alcuni bassisti, a farla da padrone è soprattutto un espediente musicale, il violino elettrico di Denis Mici, che conferisce originalità e buon gusto a quelle che sono soprattutto delle belle ma ancora acerbe composizioni pop punk. L’interesse per la band è tangibile, dalle diverse recensioni raccolte a una buona apparizione a Rock Tv nell’ambito del programma “Sala Prove”. Peccato che il giovane violinista molli il gruppo per dedicarsi maggiormente agli studi e così Perina e Cavrioli si ritrovano a ricominciare daccapo, optando per una nuova sigla sociale, “Romero”. Pur di breve durata, i Romero saranno importanti per l’approdo definitivo a un certo stile, più maturo e consapevole, e soprattutto porteranno all’uso preminente della lingua italiana. Alcuni pezzi poi presenti nel disco d’esordio dei Camp Lion nascono qui e sono presenti nelle scalette live. Si aggiunge il valido e poliedrico bassista Leonardo Menegoni a costituire quello che rimane ad ora il gruppo più longevo e affiatato dagli inizi della loro avventura.


Sostituito il nome Romero (causa incompatibilità con altre band che portano questo nome), nascono i Camp Lion. La faccenda si fa seria, un nuovo cantante si affaccia (Antonio Benedetti) e così Perina può dedicarsi maggiormente alla composizione dei brani. La limpida voce del pluritatuato Benedetti (proveniente da band di rock duro) ben si sposa con le cristalline melodie di Nicola e le canzoni nascono spontaneamente. Dopo la firma con la New Model Label, etichetta indipendente di Ferrara che fa capo a Govind Khurana, esce il cd d’esordio “La Teoria di Romero”. Per i Camp Lion è l’esordio discografico. Il regista Romero non solo è omaggiato nel titolo del cd ma i ragazzi amano anche dare un’interpretazione allo stesso, connotandolo di attualità, nel contesto di una società consumistica che tutto mangia e divora.
Nell’album si alternano canzoni veloci e allegre (come l’ironica “Dimmi cosa ho detto”, singolo di lancio, nel cui video, girato dall’amico regista Giovanni Corso, compaio nei panni di un… gorilla!!! Sì, avete capito bene!), brani di stampo british, mid tempo alla Tre Allegri Ragazzi Morti (la dolce “Lettera a M”), echi di Beatles e Embrace (come nei cori conclusivi dell’evocativa “Rattvik”), atmosfere psichedeliche nella conclusiva “Clever” e brani dal forte impatto emotivo come “Deja Vu”.
I brani sono semplici nelle strutture e ben strutturate negli arrangiamenti (ottimo in questo senso anche l’apporto in studio di registrazione dei produttori Baggio e Spigato), legate da tematiche tardo adolescenziali che non hanno lesinato alcune critiche. A mio avviso però i testi non sono stereotipati e mostrano invece quella fase un po’ nostalgica del distacco dal mondo permeato di spensieratezza e il suo confluire faticoso a quella adulta. Fuorvianti e del tutto improbabili gli accostamenti con i conterranei The Bastard Sons of Dioniso (loro molto più grezzi rispetto ai CL) e con gli ormai dimenticati Finley e Dari.
Il nuovo lavoro è alle porte, a distanza di quasi due anni dal promettente esordio e ci si aspetta dai ragazzi (rimasti in tre dopo che Benedetti ha lasciato il gruppo) un passo avanti nella loro produzione. In bocca al lupo Camp Lion!

Eccovi il video di “Dimmi cosa ho detto”, primo singolo del gruppo con la regia di Giovanni Corso e me medesimo nei panni del Gorilla!

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4 risposte a “Camp Lion, gruppo trentino presto su questo blog

  1. Bello bello bello!
    Una dettagliata e precisa storia dell’avventura di questi ragazzi…dagli esordi ad oggi.
    E leggerla mette veramente curiosità su quale sarà la nuova strada del gruppo!
    Rimango in attesa…
    Bravo Vanoli!
    Ricky

  2. grazie mille Ricky! dettagliata perchè conosco bene i ragazzi, ma soprattutto sincera analisi del gruppo. Confido in loro e mi piace ancora riascoltare La teoria di Romero. A presto eroe

  3. Bellissimo articolo! Onestamente non conoscevo il gruppo ma il pezzo mi ha mol canzoneto incuriosito! Canzone divertente e.. Mitico il gorilla!

  4. fa piacere che magari anche grazie a un semplice articolo si possa incuriosire la gente. Conosco i ragazzi e so quanto ci credono e quanto lavorano sui loro pezzi. Attendo il seguito, anche perchè sono curioso di sentire i progressi di Nicola alla voce, dopo la parentesi di Benedetti

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