La caduta di un Impero, quello nerazzurro

Mentre giustamente si sono omaggiate le imprese di Milan e Napoli contro Arsenal e Chelsea, a segnare una (auspicata) vicinanza nelle gerarchie alle potenze europee (ma secondo autorevoli giornalisti, la Premier League sta girando pagina e salutando i fasti degli anni 2000). Poi arriva l’Inter, dalla quale ci si aspettava una forte reazione di orgoglio, dopo il drammatico trend negativo delle ultime 7 gare tra campionato e coppe.

La partita da subito appare contratta, e stupisce pure che una nobile europea decaduta come l’OM davanti al suo pubblico non spinga troppo, non faccia valere il calore di un tifo riconosciuto e che spesso funge da dodicesimo in campo.

Gara molle, fiacca e senza grosse emozioni. Se Julio Cesar non è mai praticamente impegnato, lo stesso quasi si può dire del nazionale francese Mandanda, alle prese solo con tentativi velleitari della strana coppia d’attacco Zarate-Forlan.

Niente, non accade niente, la sospirata scossa per gli interisti non giunge nemmeno alla ripresa, nonostante la presenza in campo di Sneijder, Stankovic, Zanetti e Cambiasso, gente che ha segnato la storia della squadra nerazzurra.

Forse sta proprio qui il punto nodale della questione: questa gente di cui sopra “ha segnato” la storia recente dell’Inter, ma il presente pare annebbiato, avulso da logiche contemplanti prestazione, impegno, voglia di vincere. E’ accaduto a tutti i grandi cicli della storia del calcio, prima o poi la lampadina si spegne. Strano constatare quanto nel caso dei nerazzurri la discesa sia stata repentina, se pensiamo che solo l’anno scorso la squadra aveva ottenuto un secondo posto in A, dopo un torneo più che dignitoso, rovinato da una partenza ad handicap.

Uguale copione quest’anno, con la differenza che alle brutture di settembre non hanno fatto da contraltare positivo le novità in corso. Illusi da un settebello che aveva fatto ripiombare l’Inter in zona Champions, con tanto di derby a proprio favore, le piaghe – forse irreversibili – sono emerse.

Occorre probabilmente una rifondazione, ma soprattutto tanta pazienza. Come cantavano i Morcheeba, “Rome wasn’t built in a day”.  La rinascita potrebbe partire dalla gara di ritorno, quando al Meazza si dovrà ribaltare l’1 a 0 di Ayew.  Ma la rinascita deve avere basi solide, di consapevolezza. Guardarsi in faccia e ammettere che un Impero è finito.

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2 risposte a “La caduta di un Impero, quello nerazzurro

  1. Si può azzardare un paragone con quanto accaduto all’Italia di Lippi agli ultimi Mondiali (o a quella di Bearzot nell’86): troppi anziani sfiatati e demotivati e troppi “nuovi” non all’altezza. Solo che per la Nazionale, se si ha del buon materiale a disposizione, è relativamente facile rinnovare il tutto e ripartire daccapo, per un club è tremendamente più difficile: tanti soldi da spendere, contratti da rispettare e necessità di liberarsi di chi non serve più perdendoci il meno possibile.
    Per questo Moratti ha davanti una brutta gatta da pelare: o quest’estate investe pesantemente con almeno 5 big (due per la difesa, due per il centrocampo e uno per l’attacco), oppure comincia un lento lavoro di ricostruzione, stile Roma, setacciando il mercato italiano ed estero alla ricerca dei migliori prospetti e cercando di valorizzare i propri Primavera. Ma sinceramente all’Inter non mi pare abbiano la vocazione dello scouting di giovani.

  2. Hai perfettamente ragione Carlo. Noto un clima di decadenza triste attorno all’Inter, per questo ho paragonato la sua resa alla caduta di un Impero. Mio fratello Jonathan già si esaltava poco nel momento dei trionfi (perchè istigato dall’altro fratello Nico, fervente juventino), ora è quasi scoraggiato, come se anni di trionfi mourinhani fossero valsi a poco. Lo spettro di stagioni buttate via nei primi anni 2000 è ancora vivido per molti tifosi e, visto l’andazzo da Benitez in poi c’è il serio rischio che la società perda di nuovo la bussola. Occorrerebbe davvero una rivoluzione, ma ragionata, misurata. Invece probabilmente inizierà un’inutile (oltrechè dannosa) girandola di acquisti e cessioni… In questo modo anche chi meriterebbe una chance in prospettiva (penso ai validi Ranocchia, Nagatomo, Poli, Faraoni) rischia di essere dimenticato.

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