La salvezza del Lecce passa da Cuadrado e Muriel

Potrebbe sembrare audace sostenere che la salvezza del Lecce dipenda dall’estro e dalla giocate di due giovanissimi colombiani, ma sta di fatto che Cuadrado e Muriel hanno quel “quid” necessario per ottenere il grande obiettivo.

Non tralasciamo i meriti di Cosmi in questa ripresa netta, seppur lenta  (ricordiamo i tanti pareggi, prima dell’affermazione perentoria col Siena) e un plauso alla giovane società che ha puntato su un allenatore abile come pochi nello scuotere un gruppo di giocatori in difficoltà ma pur sempre reduce da negative esperienze.

E poi loro, i due giovani di proprietà dell’Udinese (giova ricordarlo, a sottolineare la perenne ricerca e scoperta di talenti da parte del team friulano), incognite assolute a inizio stagione e ora imprevedibili alfieri di un gioco sbarazzino che d’un tratto si schiude e mette le ali grazie alla velocità, alla tecnica e alla personalità dei due interpreti.

Due storie diverse ma accomunate da un Fattore X: la grande voglia di emergere, di rompere gli schemi, di far prevalere l’istinto, la giocata, lo svolazzo a volte all’azione ragionata. Un po’ in controtendenza se vogliamo, considerato l’esigenza di concretezza e di salvifici punti che occorrono al Lecce ma probabilmente la chiave sta proprio lì, nell’esuberanza e nelle doti dei due ragazzi, che Cosmi ha il compito di plasmare e livellare.

Cuadrado, da tre anni in Italia, ha fatto anticamera all’Udinese, collezionando sporadiche presenze, per lo più in Coppa Italia. Talento precoce, classe ’88, terzino di origine ma votato all’offensiva, ha sempre pagato il fatto di non saper dosare la sua grande forza atletica. Ha debuttato  nella sua Nazionale, ma è chiuso (per il momento) dal più esperto Zuniga, il napoletano che, guarda caso, ha ampliato il suo raggio d’azione  con risultati sorprendenti, tanto da contendere seriamente il posto al titolare designato Dossena.

Questo per sottolineare come intendano la figura del terzino in Sudamerica (anche Amantino Mancini e Serginho giocavano in difesa e poi divennero in pratica attaccanti aggiunti in Italia, guastatori offensivi).

A mio avviso Cuadrado ha ampi margini di miglioramento, ma mi sembra sprecato nel 3-5-2. Per ora compensa con le straordinarie doti fisiche che lo fanno correre per 90 minuti, ma a mio avviso, chiusa la parentesi difensiva, potrebbe risultare devastante largo a destra in un modulo tipo 4-3-3. Chissà se all’Udinese ci stanno pensando!

Diverso il caso di Luis Muriel, paragonato in patria al Fenomeno, Ronaldo da Lima. Muriel, reduce da un Mondiale Under 20, dove ha spopolato con azioni ubriacanti, veloce come una freccia ma non sempre efficace e lucido in zona gol (nonostante i 4 gol al Mondiale giovanile). Ci ha messo di più a imporsi, è un ’91, giovanissimo e indisciplinato tatticamente. Addirittura impostato come laterale nelle poche occasioni in cui Di Francesco lo ha utilizzato (era pure arrivato stanco dopo la competizione giovanile), spostato al centro dell’attacco, con licenza di attaccare in modo devastante gli spazi, pecca di ingenuità (che il buon Serse non lesina a puntualizzare) ma nell’ultimo mese ha fatto capire di cosa può essere capace.

Sì, quando si tratta di salvarsi, giusto coprirsi e sapersi difendere ma se si hanno i migliori talenti davanti, bisogna sfruttarli e puntare senza indugi su di loro. Il Lecce è vivo e si nutre di buone speranze, il futuro (bianconero?) è tutto nei piedi di Cuadrado e Muriel, autentiche rivelazioni della serie A.

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