Sanremo va agli archivi tra risultati scontati, polemiche, errori, farfalle ma soprattutto belle canzoni

Sanremo è andato, ho evitato accuratamente i commenti post-festivalieri, se ne è già parlato abbastanza. Detto questo, pur sottolineando che, a conti fatti, stavolta Celentano è stato più sobrio e misurato (dicendo cose che sostanzialmente approvo), che in ogni caso sarebbe meglio si limitasse a cantare, campo in cui è un numero 1, e che la valletta è stata solo di contorno (mille volte meglio la solarità e la simpatia di Geppi Cucciari!), ciò che mi sono piaciute di più sono state le canzoni, esito scontato a parte.

Emma partiva avvantaggiata dalla scelta del televoto, perchè, rimaste in 3, ha saputo raccogliere agevolmente anche i voti di altri cantanti di provenienza talent defilippiana, penso a Pierdavide Carone.

Un podio comunque di tutto rispetto, che a conti fatti, condivido. Tifavo in ultimo per Arisa, la favorita della mia ragazza, che con grazia e assoluta sincerità ha interpretato un pezzo assolutamente struggente. Bellissimo il chiasmo alla fine dei due ritornelli (“la vita può allontanarci, l’amore continuerà”, poi invertito alla fine “l’amore può allontanarci, la vita continuerà”). Temi importanti, profondi, assoluti.

Benissimo Noemi, voce graffiante, classe alla Mannoia, di cui è considerata erede plausibile. Nel rendiconto dei voti, complice la giuria, esce dal podio il popolare Gigi D’Alessio in coppia con la Bertè, si piazzano bene anche Carone/Dalla e Dolcenera, apprezzatissima dalla radio.

Fuori dal lotto dei possibili vincitori i meno “commerciali” degli artisti: Bersani (giustamente vincitore del Premio della Critica), Finardi (resta nella memoria la sua intensa interpretazione), una raffinata Nina Zilli e il bravissimo Francesco Renga, che aveva una canzone meno immediata del solito.

Buone canzoni, comprese le eliminate; il problema (grosso) è che, come da diversi anni a questa parte, vanno in secondo piano rispetto a scandaletti (le mutande, il vedo-non vedo), polemiche, errori e gaffe.

Malino Gianni Morandi, e mi duole ammetterlo: occorrono conduttori più consci della realtà musicale attuale, più moderni. Un Fiorello o un Bonolis sono assoluti big della tv, ma già Fazio fece cose egregie. Troppe defaillances da parte del conduttore, Papaleo ha salvato il salvabile, della bella modella ceca ho già detto. Agli atti questo Sanremo, la verità alle radio e alle classifiche di vendita di dischi!

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2 risposte a “Sanremo va agli archivi tra risultati scontati, polemiche, errori, farfalle ma soprattutto belle canzoni

  1. Ottimo, Gianni! Trovo comunque che, alla fine della fiera, la musica il suo spazio se lo sia preso a forza e con merito: poi mi fa ridere la stampa che accusa gli organizzatori di riservare poco spazio alle canzoni, mentre sono proprio giornali e rubriche tv a parlare per primi del “contorno”: un “argomento” come quello della “farfallina”, se proprio lo si voleva affrontare, era da esaurire in pochi minuti e poche righe, ma la verità è che a loro fa comodo.
    Sui futuri presentatori, dall’anno scorso mi frulla in testa l’idea Milly Carlucci, che trovo ormai matura e capace di gestire grossi eventi (del resto Ballando con le stelle è uno degli show di punta della Rai e grava quasi esclusivamente sulle sue spalle). Fino a poco tempo fa mi intrigava Carlo Conti, che però ultimamente ho visto un po’ troppo “avvitato” in una ripetitività stancante, molto schematico e con rari guizzi di fantasia, quasi si sia adagiato: però magari l’atmosfera frizzante dell’Ariston potrebbe rivitalizzarlo. C’è sempre l’opzione Fiorello, che prima o poi accetterà di mettersi veramente in gioco al Festival al di là dell’ospitata fugace, mentre di certo, presto o tardi, tornerà Bonolis, e arriverà pure Gerry Scotti.

  2. ciao.. su Carlo Conti ho qualche riserva, mi sembra così monotono, anche le stesse battute gli vengono così così. Resta un grandissimo professionista e un uomo Rai, quindi l’opzione è buona. Concordo su Milly Carlucci, se in passato hanno affidato il Festival alla Clerici, lei potrebbe fare molto meglio. Gerry Scotti e Maria de Filippi mi sembrano utopie, troppo legati all’azienda di Canale 5 e meno camaleontici di Bonolis

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