Torna il cantautore Daniele Scarsella – “Con l’olio nell’acqua”

 

Daniele Scarsella, trentanovenne cantautore frusinate, è un artista che ama osare. Ma il suo coraggio nel proporre musica colta e di pregevole fattura non è sbandierato e urlato ma assomiglia alla sua musica, è connaturato in essa. Questo perché nel 2011 chi fa musica di qualità, indipendentemente dai generi, è costretto a vedersi superato – quando non del tutto sostituito – da pseudo cantanti-musicisti che si limitano a scimmiottare ciò che va per la maggiore, si fanno beatamente plasmare da programmi tv belli e buoni scambiati per talent show e produttori mascherati da conduttori o viceversa. Sembra di parlare di due discipline diverse, eppure Daniele Scarsella fa lo stesso mestiere di Marco Mengoni, per dire. E ho citato probabilmente il migliore, il più “talentuoso” tra quei prodotti usciti in serie dalla tv generalista. Come potrebbe quindi emergere un moderno cantautore, posto che si tratta di una categoria che non ha mai approfittato dei media, nemmeno nei tempi più gloriosi, con gli immorali De Andrè, De Gregori, Guccini in auge decenni fa? Semplice,il pericolo è che non possa emergere mai! Perché i dischi ora si divorano alla velocità della luce, le tracce si perdono nei multicd pieni zeppi di mp3 da by passare, non appena ci accorgiamo che il ritornello non arriva nei tempi stabiliti (da altri). Daniele Scarsella si smercia dal dilemma, rimanendo fedele a sé stesso, mostrando col quarto album, una piena consapevolezza della sua struttura musicale, invero molto simile da un brano all’altro, giocando molto sull’originalità e la varietà degli arrangiamenti. Coadiuvato da validissimi musicisti, propone un doppio lp (scelta già di per sé rischiosa ai fini discografici, a meno che tu non sia un big impegnato a catalogare un “best of” di singoli di successo) che spruzza melodie latine, venate di malinconico folk, non certo quello “fracassone”, un po’ di bossanova, ma soprattutto molto jazz, modern jazz o be bop. Niente ritmi funambolici, piuttosto il cd è pervaso di atmosfere notturne, quasi a ricordare il primo fumoso Vinicio Capossela. Ma rispetto a quest’ultimo manca certamente l’eclettismo e di certo non ci immaginiamo uno Scarsella in grado di scrivere ad esempio un pezzo come “Maraja”, spartiacque nella carriera di Vinicio. I testi toccano temi per lo più esistenzialisti, specie in “Cose da perdonare”, la sognante “Sopra un cielo di vetro” e la dolcissima, dai toni soffusi, “Amore cantami”. Un disco edito molti anni dopo l’ultima fatica e concepito presso lo studio casalingo dell’autore stesso, che ha voluto in prima persona lavorare ad ogni aspetto del lavoro. Non un album facile, rapisce per l’intensità e per il modo soave di insinuarsi nelle nostre orecchie. Un disco da ascoltare per purificarci da tutti quei suoni inquinati da cui purtroppo siamo pervasi accendendo le radio commerciali.
 

 

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