Campionato in corso: nessuna anomalia con quello vinto dall’Hellas Verona

Si tira spesso in ballo il campionato 1984/85 in queste ultime settimane, ma spesso a sproposito. Sono passati più di 25 anni da quel bellissimo torneo che si concluse con la meritata vittoria finale di una "vera" provinciale, l'Hellas Verona. Ormai fa parte della statistica sportiva, della memoria e dell'anedottica ma i punti di contatto con l'attuale stagione sono veramente scarni.
Quel magnifico Verona, allenato magistralmente da un tecnico (Osvaldo Bagnoli) di cui è sempre più difficile intravederne l'erede (anche se a mio parere, per indole e caratura, Francesco Guidolin – tra l'altro suo ex allievo – potrebbe rassomigliargli un po'), vinse in un momento storico dove le grandi erano davvero tali, dove il calcio italiano non aveva quasi eguali nel mondo, a pochi anni dallo scandalo calcioscommesse, che aveva portato a un ridimensionamento della qualità generale della serie A.

E poi, come detto, vinse da "provinciale", cosa accaduta ai tempi gloriosi del Cagliari di Gigi Riva e della Sampdoria di Mancini e Vialli sei anni dopo (ma attenzione che la squadra doriana all'epoca era un colosso economico). Lo fece dopo anni di intensa ed efficace programmazione, che portarono la compagine gialloblu, guidata dietro la scrivania da Guidotti, Chiampan, Mascetti e Di Lupo, da una sofferta permanenza in B (1980/81) alla conquista del campionato dopo soli 4 anni. Infatti, allenata da Bagnoli che – detto per inciso – rinunciò alla serie A conquistata sul campo col Cesena per tornare nella città dove aveva vissuto in gioventù buoni anni da calciatore e dove aveva conosciuto la futura moglie, l'Hellas l'anno dopo tornò brillantemente nella massima serie, guidata dai due frombolieri d'attacco Penzo e Gibellini (l'attuale ds della squadra), e a centrocampo da Di Gennaro e lo stesso Guidolin. Alcuni giocatori che poi permisero alla squadra di issarsi nella vetta della serie A c'erano già qui: dal portiere Garella, efficace ma accreditato giustamente di scarsa tecnica, al libero Tricella, stellina delle giovanili dell'Inter, al tuttofare Volpati, già trentenne nel 1981 (un'onesta carriera in B) allo stesso Di Gennaro, che sembrava una promessa mancata dai tempi della Fiorentina, dove davanti aveva un certo Antognoni.

Bagnoli seppe toccare le corde giuste, stimolando i giocatori, creando un vero gruppo di amici, facendo dell'entusiasmo dilagante di una città passionale un punto di forza e non una pressione negativa (cosa che spesso capita attualmente a quelle squadre che da "piccole" si ritrovano a gareggiare quasi ad armi pari con le "big"). Il primo anno in A fu già un trionfo, con Penzo che si guadagnò la Juve a 30 anni, finendo secondo nel tabellino marcatori dietro a un certo Platini.. e poi dietro di lui favoleggiava un anomalo brasiliano, più triste che amante del samba, Dirceu, dal sinistro magico e potentissimo. Arrivò inoltre anche un grandissimo campione da recuperare, più che altro sotto il profilo psicologico: l'ex juventino Pierino Fanna. Imrendibile fantasista d'attacco (giacchè parlare solo di "ala" sarebbe alquanto riduttivo), arrivò in riva all'Adige con molta sete di rivincita verso coloro che non seppero credere in lui e strabiliò tutti con una continuità di rendimento mai vista nei promettenti anni precedenti, spesi tra Bergamo (solita fucina di talenti) e Torino. In molti dei calciatori dell'epoca sono concordi nell'affermare che con un po' di fortuna o di convinzione già quella squadra avrebbe potuto vincere lo scudetto. Non a caso rivaleggiò per tutto il girone d'andata con squadre quotate come Roma e Juventus. In questo si poteva tirare in ballo la Lazio di Maestrelli che ad inizio dei '70 tornò in A, giunse subito nei primissimi posti della classifica, per poi vincere l'anno dopo grazie a Chinaglia, D'Amico, Re Cecconi uno splendido scudetto.
Ma torniamo al Verona. L'anno successivo fu quello della conferma, con l'aggiunta in attacco di due piccoletti niente male: Maurizio Iorio (che siglò 14 reti) e Nanù Galderisi, sorta di Giovinco ante litteram, prodigio a 18 anni in serie A con la maglia della Juventus. E' evidente come la squadra bianconera (giù più volte citata nel pezzo), vantando in rosa elementi di caratura mondiale come Platini, Rossi o Boniek, facesse maturare i suoi giovani altrove e questo determinò in parte le fortune di altre squadre!

Finalmente giunse l'anno 84/85, quello della piena affermazione scaligera. Un'affermazione che si era materializzata già con le due finali consecutive della Coppa Italia, all'epoca ben più dell' anonima manifestazione ridotta a "coppetta" dei giorni nostri. In entrambe le volte, la squadra di Bagnoli si fermò sul più bello e questo sembrava confermare quanto si è sempre detto sulle piccole che osano avvicinarsi troppo agli dei. Mancava il guizzo finale, lo si sarebbe detto anche a proposito della giovane e vivace Samp di Boskov. Invece sappiamo tutti come andarono le cose in entrambi i casi. Per una volta, anzi, per due, vinse il più forte, indipendentemente da soldi, investimenti, arbitri o calciopoli. Il Verona, ulteriormente rinforzato da due stranieri come il panzer Briegel e l'attaccante danese Elkjaer Larsen, sbaragliò la concorrenza. E dire che quell'estate ai nastri di partenza gli avversari potevano vantare gente come Rummenigge, Zico, Socrates, addirittura Maradona che ebbe il suo triste battesimo di fuoco proprio al Bentegodi, marcato a vista e annullato dal tedesco Briegel. In testa dall'inizio alla fine del campionato, mai un cedimento, solo qualche avvisaglia di paura in episodi circoscritti (la sconfitta casalinga con il Toro, che giunse secondo quell'anno, o l'aggancio a metà stagione da parte dell'Inter di Spillo Altrobelli). Il Verona non si disunì mai, anzi, vinse a Torino col Toro, si dimostrò negli scontri diretti più forte delle varie Juventus, Roma, Milan…

Tutti disputarono la stagione della vita, questo è bene sottolinearlo, a cominciare dal portiere Garella, assoluto paratutto, soprattutto coi piedi, creando un'alchimia che raramente si riesce a intravedere negli ultimi periodi. Con una rosa striminzita di 15/16 giocatori utilizzati con regolarità, Bagnoli seppe costruire una squadra coraggiosa, fortissima dal punto di vista tecnico, spettacolare a momenti ma essenziale in altri.
Rimangono nella memoria il 5 a 3 esterno contro l'Udinese. In vantaggio di 3 gol, dopo un primo tempo fantastico, il Verona si fece rimontare sul 3 pari ma in pochi minuti i due assi stranieri e Fanna trascinarono la squadra alla vittoria.
Quindi, posto che anche vincessero Napoli o Lazio, non si potrebbe certo parlare di "provinciali", questo torneo in corsa è più che altro "diverso" da tutti gli ultimi per il grande equilibrio di forze che si denota in campo. E' forse (ma occhio al prepotente ritorno del Milan) quello più difficile da decifrare. Invece l'Hellas di Bagnoli dominò dalla prima all'ultima giornata, rimanendo in vetta per tutto il torneo.
Il calcio talvolta ha bisogno di una ventata di aria fresca e ventisei anni fa la si poteva respirare a pieni polmoni.

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