Il futuro è di Giovinco


 

Ne ha dovuto attendere del tempo il buon Sebastian Giovinco per sentirsi giocatore vero, importante ad alti livelli. Proprio l'aggettivo "alto" ha rischiato di non fargli dormire sonni tranquilli: lui che di statura non raggiunge il metro e 65 ha, da quando mosse i primi passi nel calcio professionistico, dovuto lottare con i pregiudizi. Invece, lungi dal farsi abbattere da critiche talora sconsiderate e immotivate, si è trincerato dietro il duro lavoro, conquistando di partita in partita la fiducia da parte non solo dei mister di turno che l'hanno allenato sin qui, ma pure dei compagni più navigati che ora vedono in lui (giustamente) l'elemento – chiave della squadra, il giocatore che può farti vincere le partite in ogni momento della gara, grazie a una invenzione geniale. Eppure è sempre stato così, sin dai tempi delle giovanili della Juventus, nelle quali – è bene ribadirlo – ha sempre ottenuto risultati individuali e di squadra notevoli. Eccelleva a livello tecnico, su questo tutti a posteriori sono d'accordo, compagni e allenatori (e sì che di giocatori validi in rosa quella baby Juve ne aveva, pensiamo solo al caso di Marchisio), segnava gol a palate, sgusciava imprendibile e batteva delle punizioni con un destro a giro da favola. Tutti ingredienti che gli valsero il meritato quanto roboante appellativo di "Formica Atomica". Con compagni come il già citato Marchisio, i difensori Masiello e Criscito, i terzini Rossi (ora al Siena) e Del Prete (ora alla Nocerina), gli attaccanti Maniero, Lanzafame, Paolucci, Volpato, i centrocampisti De Ceglie (all'epoca giocava da esterno in mediana), Bianco, Cuneaz e Venitucci (attualmente in Lega Pro nonostante indubbie qualità tecniche) e pure il figlio di Bettega, Alessandro, che prima di perdersi in stagioni anonime sotto il peso di cotanto cognome, faceva bene il suo in cabina di regia, Sebastian vinse tutto quello che c'era da vincere e il passaggio in prima squadra, in una Juventus mestamente scesa in cadetteria per le note vicende legate a Calciopoli, era obbligato, si annusava nell'aria. Infatti a turno esordirono in molti suoi compagni ma gli addetti ai lavori attendevano lui, il prodotto torinese fatto in casa, seppur originario del sud Italia, come molti del resto fra i piemontesi. Pronti, via… Giovinco non si fa intimidire, tocca un pallone ed è subito assist vincente per il gol del Re di Francia Trezeguet. L'abbraccio tra i due fa ravvisare subito una differenza di stazza notevole, che finirà per accompagnare per tutte le due stagioni successive i giudizi su di lui. Sebbene a Empoli non sfiguri (per niente, anzi, è spesso decisivo con i suoi 6 gol all'esordio nella massima serie), è su Marchisio che si concentrano le attenzioni della casa madre bianconera che difatti lo riprenderà subito per fargli fare il titolare. Giovinco invece, smorzato da illusioni tattiche e da vedute a dir poco guardinghe del tecnico Ranieri, si inserisce molto gradualmente, defilato a sinistra, un ruolo che non ha mai praticato, nemmeno in amichevole. Lui ci mette grinta e umiltà, non si lamenta mai, nonostante sia chiaro come gran parte della stampa e dei tifosi lo invochino a gran voce, in quanto ne riscontrano il sosia del capitano Del Piero. Buone alcune apparizioni in Champions ma in campionato le occasioni di farsi notare latitano sempre più e si comincia a temere l'effetto Chiumiento, l'altro grande campioncino della Primavera juventina, persosi a conti fatti a confronto con una realtà professionistica che non concede molte chance di rivincita. Che poi lo svizzero stia riuscendo comunque a portare avanti una carriera tra alti (l'esordio in Nazionale con i rossocrociati) e bassi (il recente ingaggio con una squadra canadese iscritta per la prima volta al campionato nazionale statunitense.. per carità, ingaggio da capogiro ma visibilità pari a zero ad appena 27 anni) è un altro discorso, ma Giovinco ha un carattere di ferro, forgiato da anni in cui ha dovuto combattere contro le malelingue e le facili ironie sulla sua bassezza. Per alcuni non potrebbe giocare in area di rigore, perchè vanno di moda i Drogba, gli Ibrahimovic, i Torres… ma se per questo vanno di moda anche i Rooney, gli Iniesta, i Ribery, i… Messi!!! Non vogliamo apparire blasfemi paragonandolo a campioni dei genere ma possibile che nessuno in Italia non avesse fatto simili considerazioni? Accentrato il raggio d'azione Sebastian comincia ad essere decisivo, a far vedere finalmente tra i "grandi" quei guizzi da campione, le serpentine, la grande visione di gioco, la tecnica assolutamente cristallina. A Parma negli anni '90 giocò un certo Gianfranco Zola, che poi finì per incantare il mondo intero… Ricordo che molti ridevano quando si faceva notare che Maradona fu sostituito da un piccoletto sardo proveniente dalla C! La storia ci ha insegnato in quel caso che stava nascendo un campione di tecnica, umiltà ma anche tanta concretezza, le stesse doti che sembrano appartenere anche a Giovinco. Prandelli gli ha confermato fiducia, premiandolo con la maglia azzurra, Marotta non ha potuto esimersi dall'affermare che chi gioca con l'Italia, necessariamente può essere più che utile anche alla causa della Juventus, il vero rimpianto della sin qui giovane carriera del nostro.
Il futuro è tutto da scrivere ma qualcosa ci dice che potrebbe portare la firma di un talento nostrano, un piccoletto in grado di fare in campo il gigante.

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8 risposte a “Il futuro è di Giovinco

  1. Giovinco è uno degli errori della Juventus.
    Al ritorno in A, 2007-2008, lui e Marchisio non dovevano andare ad Empoli, De Ceglie non doveva andare a Siena. Su Molinaro, Nocerino, Criscito e Palladino la Juventus doveva puntarci veramente.
    Era un'occasine irripetibile: far crescere talenti veri accanto a campioni come Del Piero, Trezeguet, Nedved etc.
    Invece, si son fatti prendere dalla foga, dalla fretta, dal risentimento soprattutto, e allora sono arrivati Andrade, Almiron, Tiago…
    Il mio migliore amico è juventino, per anni ha screditato Giovinco – "E' come Miccoli, fa la differenza solo a Palrmo", diceva – e non vedeva l'ora che la Juve se ne liberasse. Oggi vacilla.
    Io credo che se i bianconeri decidesso di riprenderlo, dovrebbero farlo puntandoci al 100%. Prenderlo e mandarlo in panchina dopo mezzo passo falso sarebbe l'ennesimo errore: Giovinco dovrà giocare con continuità e per una stagione intera, solo così si vedrà veramente di che pasta è fatto.

  2. Sono d'accordo con CALCI0MERCAT0: la Juve ha sbagliato a dar via i vari Nocerino, Criscito, Molinaro, ritrovandosi poi con giocatori molto più scarsi e vecchi di loro. Su Marchisio e Giovinco, beh, l'esperienza a Empoli ci poteva stare, io credo che sia anche stata utile per confrontarsi con un'altra realtà. Il problema, semmai, è nato dopo: il primo che è diventato il "Nuovo Tardelli", forse un po' troppo presto per dirlo, e il secondo che, complici moduli che non lo "consideravano" ( vedi il 4-4-2 di Ranieri) e le troppe pressioni di stampa e tifosi si è un po' perso. Il valore di Giovinco non si discute, è sempre stato molto alto: bisogna vedere, però, se la personalità e le giocate di classe di Parma possano diventare una consuetudine anche alla Juve. Un suo ritorno in maglia bianconera, però, dovrà implicare tanta fiducia e una maglia da titolare per lui, perché sennò si tornerebbe al punto di prima.

  3. La Juve doveva credere in Giovinco da subito, specialmente nell'anno del purgatorio in B. Spero non torni a Torino, rischierebbe di essere schiacciato dalle enormi aspettative della piazza, soprattutto dopo un campionato intero a questi livelli. La parabola del figliol prodigo, in questo caso, sarebbe a danno di Sebastian. E non se lo merita.

  4. Sì, forse l'anno ad Empoli è stato positivo. Però il Barcellona Pedro, Bojan e Alcantera ad Osasuna non ce l'ha mai mandati. Quello che volevo dire è che la retrocessione/risalita poteva essere un'occasione per fare quello che nessuno in Italia ha il coraggio di fare: puntare sui giovani.
    Cobolli Gigli nel 2007 fu chiaro: la Juventus avrebbe avuto bisogno di almeno un paio d'anni per tornare competitiva. In quei due anni, per me, ci voleva più coraggio, lanciare i giovani, farli sbagliare, sostenerli.
    Per me alla lunga avrebbe pagato anche perchè quello bianconero è uno dei migliori vivai d'Italia.

  5. e comunque scrivo questo commento alla luce della splendida vittoria del Parma al San Paolo contro un Napoli che, se vuole veramente puntare in altissimo, non può certo continuare a sperperare punti in casa davanti al suo pubblico. Onore al Parma che, in quanto a rosa (ma è pur sempre un giudizio soggettivo) non mi sembra molto all'altezza quest'anno. Buona la prova di Sebastian.

  6. E' vero quando dici che Cobolli Gigli avrebbe dovuto investire di più sul vivaio, ma io non credo che così facendo la Juve avrebbe vinto molto presto… I giovani bisogna farli crescere, accettare i loro difetti, farli maturare e questo progetto ha bisogno di tempo: sarebbe sicuramente ottimo, ma nessuno nel calcio (a parte l'Udinese) ha tutta questa pazienza… Detto questo, io personalmente farei una bella riflessione prima di riprendermi Giovinco: alla Juve sarebbe poi titolare? O finirebbe come prima, amato e lasciato al proprio destino? Tanto vale, allora, riprenderselo per poco e poi venderlo ad una bella cifra, per acquistare successivamente un campione affermato in un ruolo ben preciso e utile per Conte. Infatti, Giovinco sarebbe utile larghissimo nel 4-2-4 juventino?

  7. Mrk, scusa la brutalità ma…con Amauri, Poulsen e Diego la Juve ha vinto?
    E' una mia opinione, ma la Juventus avrebbe dovuto puntare su tanti giovani fin dalla risalita in A, a maggior ragione avendo pubblicamente affermato di aver intrapreso un progetto pluriennale. Nessuno, penso, pretendeva che la Juventus vincesse subito.
    Sul futuro di Giovinco alla Juve la penso esattamente come te.

  8. Hai ragione, ma cosa sarebbe accaduto con Molinaro, De Ceglie e company? Io non credo che il loro livello sia tanto superiore a quello di Poulsen e gli altri che hai citato… L'unico vantaggio poteva essere economico, di certo la Juve avrebbe risparmiato un bel po', senza però riuscire a vincere lo stesso penso… La verità è che a questi buoni prodotti del vivaio andavano aggiunti elementi di valore assoluto, come Xabi Alonso anziché Poulsen, per farti un esempio. Allora sì che forse il progetto sarebbe stato corretto e lungimirante: ma forse un progetto all'epoca non c'era neanche…

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