il MEI visto da ME

Dopo aver purtroppo definitivamente constatato che quest'anno sarò impossibilitato a recarmi all'annuale Meeting delle Etichette Indipendenti, visto che dopo anni di permanenza a Faenza, la carovana artistico-musicale si sposterà a Bari, riesumo dal cassetto virtuale del web il mio resoconto della più recente edizione, targata novembre 2010. Tratto dal sito di yastaradio

E così è scivolata via anche l’edizione 2010 del MEI, il Meeting delle Etichette Indipendenti che si svolge da più di un decennio in quel di Faenza.

Un’edizione, lo diciamo subito a scanso di equivoci, impoverita nei contenuti e pure nelle aspettative del pubblico. Aspettative in ogni caso funestate dal maltempo che, a parte il pomeriggio di sabato, ha contraddistinto questo appuntamento.

Il dato che balza maggiormente all’occhio, addentrandosi nei padiglioni (diminuiti da 3 a 2), è che mancano i protagonisti, i referenti principali di questa manifestazione, vale a dire le etichette indipendenti e i discografici. Non sembra un segnale di buona salute questo, e le ragioni a mio avviso sono da ricercare soprattutto nel fatto che si stia tentando di scimmiottare gli eventi in grande stile, con partecipazioni di ospiti spesso discutibili (vedi Mara Maionchi, assediata tra l’altro da frotte di sedicenti artisti alternativi o anche semplici fans che per una volta dimenticano di dire quanto sia assolutamente discutibile un fenomeno come X Factor, preferendo tentare di far colpo sull’influente personaggio televisivo, oltre che “illuminato” talent scout).

Insomma, quella che doveva essere una “alternativa” sta cercando invece di assomigliare o avvicinarsi agli stilemi di manifestazioni imperanti che poco o nulla hanno a che vedere con i (nobili) propositi per cui era stato istituito il Mei, prosecuzione ideologica di un altro interessante meeting antecedente, che si svolgeva a Firenze.

Per un neofita è lecito perdersi tra le miriadi di concerti (apparizioni?) dei vari gruppi indie, provenienti da tutta Italia. Ormai il mercato (discografico e virtuale) ne è completamente saturo! Nel mio caso quindi cerco di privilegiare nomi che già conosco, di cui ho sentito dei pezzi o si è creato una sorta di hype, altrimenti è dura capirci qualcosa. Infatti le esibizioni sono brevi, frastagliate, disomogenee.. cogliere pregi e meriti degli artisti è complicato.

Perché quindi muoversi da città a città, percorrere km, sfidare il maltempo, nonostante alcune lacune ideologiche appena evidenziate?

La risposta è tempestiva: è bello incontrare gente con gusti affini, con un’identità, più che un’ideologia, definita su presupposti simili alla tua, è entusiasmante sentirsi “parte” di qualcosa, poter essere rappresentati. Soprattutto, per me, è eccitante scovare dischi usati vecchissimi, cd introvabili, gruppi geograficamente lontani, riviste d’epoca, libri, saggi… quelli in particolare mi sono sempre interessati.. ne acquisto tanti all’anno e al MEI c’è grande varietà di stili e di proposte: quest’anno sono andato sui Massimo Volume, con la loro ricca e attesa biografia ufficiale edita da Arcana.

Da anni ormai condivido con il collega e fraterno amico Riccardo Cavrioli questa frenetica due giorni romagnola e ricchi spunti  ce li portiamo sempre in saccoccia, considerando poi il nostro proverbiale gusto per l’aneddotica.

Certo sarebbe potuto diventare un punto di riferimento importante, una partenza più che un approdo e un traguardo (parlo per tutti gli addetti ai lavori, musicisti e giornalisti); l’idea che gente poco avvezza al rock indipendente che non passa in radio, potesse avvicinarsi a questo mondo mi stuzzicava e continua a farlo ma il risultato di dieci anni di rassegna è soprattutto quello di un (seppur) numeroso circolo chiuso.

 
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