Il Dubbio

di John Patrick Shanley (2008)
 
 
 
 
Avevo perso la visione al cinema di questo atteso film di John Patrick Shanley, uscito ormai un anno fa, ma da poco l’ho recuperato in Dvd e quindi provo a sintetizzare un giudizio, che ovviamente è personale e quindi opinabilissimo. Ammetto che la mia attesa è stata un po’ vanificata dall’esito, un po’ scontato dell’opera. Si chiama “Il dubbio” ed era molto probabile che “dubbio” rimanesse fino alla fine, giacchè il regista preferisce mantenere lo spettatore in questa condizione, piuttosto che accompagnarlo ad una pragmatica soluzione. Si limita ad istillare illazioni e pensieri (dubbiosi) ma lo fa con una pulizia formale e una narrazione scolastica che mi lascia un po’ insoddisfatto.
Aveva a disposizione due pesi massimi come Philip Seymour Hoffman (lontano parente del fantastico Capote) e Meryl Streep ma alla fine chi convince di più è la giovane, timida e combattiva insegnante Amy Adams, che prende piede lungo lo svolgersi della vicenda, finendo quasi per ribellarsi all’ordine precostituito della sua preside. Ciò che mi interessava del film era lo stimolante tema della religione, vissuta come schema rigido di canoni da alcuni e da altri invece come linfa vitale per ogni esperienza.
 
 
 
 
Ambientata in un austera St.Nicholas, nei primi anni ’60, permeata di grigiore e nuvole minacciose che si dipanano per tutta la durata del film, la fotografia rappresenta bene la freddezza con cui si affrontano le dinamiche dei protagonisti in gioco. Una preside vecchio stampo, che ha fatto del rigore ideologico una missione di vita (ma dal film emergono tratti di un passato quantomeno ingombrante) si ritrova a non condividere i metodi moderni e all’avanguardia del nuovo parroco della contea, il quale, con un approccio meno schematico e più aperto al dialogo alla pari con i suoi parrocchiani, riuscirà ad accaparrarsi le simpatie di una giovane maestra e, soprattutto, di un giovane studente di colore, ghettizzato dal resto della comunità.
Proprio queste attenzioni particolari saranno il pretesto che indurrà una integerrima Meryl Streep a portare sul banco degli imputati il parroco Hoffman, fino all’allontanamento definitivo dalla contea (anche se si scoprirà che in realtà il parroco aveva ricevuto una proposta allettante di dirigere un’altra comunità più incline alle sue attitudini al passo con i tempi). Ciò genererà nella preside dapprima un senso di vittoria personale ma in seguito una crisi, poiché le rimarrà sempre un dubbio profondo sulla maniera in cui ha agito in questa vicenda.
 
 
 
 
ImageLe inquadrature a spirale, che ricorrono spesso (specie quando il forte vento spazza via le foglie vorticosamente) e le immagini in penombra (dalle finestre o dagli spioncini) sono alcuni dei virtuosismi in fase di regia che movimentano una trama altrimenti statica, quasi da fiction tv, in una sorta di realismo che però ha l’effetto di non creare alcun colpo di scena, e allo spettatore viene difficile anche l’effetto “empatia”,  (non suscitano certo simpatia o trasporto emotivo un volutamente ambiguo Seymour Hoffman e una nerissima Meryl Streep) anche se è difficile non sentirsi vicino al pudore e alla genuinità della Adams, che sembrerebbe in un primo momento fuori strada, ma che si rivelerà probabilmente colei che aveva le idee più chiare riguardo il suo ruolo e la sua missione in fatto di educazione scolastica e insegnamento cristiano.  
 
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