20 anni fa!

Quando vidi per la prima volta l’onesto secondo film di Ligabue “Dazeroadieci”, sorridevo di fronte alle scorribande dei protagonisti e ai loro ricordi intrisi di malinconica nostalgia. Mi dicevo: “cavoli, sono passati 20 anni e ancora rammentano episodi come fosse ieri”. Insomma, reputavo vent’anni un lasso di tempo enorme per un individuo. Invece, malgrado l’inevitabile crescita umana e la tanta esperienza acquisita, posso anch’io ben affermare di rivivere ogni cosa dentro di me, appena chiudo gli occhi.
Esattamente 20 anni fa iniziavo il Liceo Classico, settembre 1991! Capitai in una classe splendida, ancora oggi i professori ricordano come ci fosse un’alchimia particolare a legare i nostri destini, specie tra noi maschi (in minoranza rispetto alle femmine) che in pratica formammo quasi un blocco unico. Potrei ricordare ogni singolo passo di quel primissimo giorno di scuola. Io, un po’ sprovveduto, mi aggiravo in quell’immensa scuola e feci da subito una gaffe incredibile. Ero solo, conoscevo un paio di ragazze del mio sperduto paese, Castagnaro, ma non erano state in classe con me alle medie e comunque non le vidi in quei concitati minuti che facevano attendere il suono della campanella.
Entrai così in Prima A e subito notai che vicino a me c’era un’atmosfera stranamente rilassata, volti che si lanciavano sguardi d’intesa, ragazzi alti come gli insegnanti. La solerte bidella avvertì il mio disagio e con suo sommo stupore mi indicò, dopo aver appurato, più per pietà che altro, che non comparivo nell’elenco della classe, la mia vera destinazione. Ovviamente, essendo un Liceo Classico, dovevo iniziare il mio iter studentesco dalla IV Ginnasio! Mi fiondai quindi in aula e riconobbi un paio di volti che mi suonarono subito familiari, a partire da due ragazzi di Roverchiara con i quali avevo rotto il ghiaccio in cortile di mattina presto. Poi c’era anche quella ragazza robusta (eufemismo) che intralciava le scale di accesso e pure una piccoletta dal tocco esotico.
Accanto a me stava Federico, un ragazzo apparentemente freddo e distaccato, per nulla emozionato, a differenza degli altri compagni di classe. Mi accorsi subito che c’era un po’ la “crème” degli studenti dei vari paesi del Legnaghese. Insolitamente però avevano diviso le due sezioni del 1977 in tronconi netti (nella sez. B tutti residenti a Legnago o frazioni; nella A tutti provenienti dai comuni vicini). In pratica da noi stavano tutti gli “ottimi” e i “distinti” dei paesini, il livello era mediamente alto. Tuttavia la classe fu ben presto scremata, e dei 25 originari, ci diplomammo in 13, anche se strada facendo si aggiunsero altri compagni. Voglio ricordare quegli studenti e quelle studentesse che per i motivi più svariati stettero in classe con me per pochi anni o.. pochi giorni: Sara B., Federico B., Allan F., Eloisa G., Federica G., Nicoletta G., Martina L., Elena M., Laura M., Anna O., Mirko R., Stefania S., Nicoletta T.
Di tutti conservo un buon ricordo, ma alcuni meritano una citazione particolare. La palma di “migliore chicca didattica” spetta di diritto a Federica e Nicoletta che, interrogate da una assai paziente prof.ssa Recca, risposero in maniera geniale. Alla domanda “cosa solitamente veniva sepolto insieme al Faraone?”, la prima rispose “una pistola”; ad un’interrogazione sugli antichi Egizi,  l’altra rispose che “il Nilo va in su”, evidentemente ingannata da un’errata interpretazione delle cartine geografiche. Anche Federico era un tipo assai particolare. Oscuro, riservato ma capace di guizzi clamorosi, come quando dalla rabbia gettò all’aria una pesante palla da basket che finì per rimbalzare sul terrazzo degli adiacenti salesiani con un risultato spaventoso: uccise un povero merlo che stava in una gabbia. Quella volta toccò al malcapitato Marco raccattare la palla e constatare il decesso del pennuto. Un altro episodio legato a Federico fu quando, in occasione della primissima gita “distruzione” a Firenze, si avvicinò a un’edicola incurante del fatto che avesse 14 anni (ma dal metro e novanta ne potevi dare almeno 17) e tornò alla faccia nostra con la sua bella copia di “Playboy”. Per punizione ci concesse in visione solo “un paio di cosce, nulla più”, tuonando in modo minaccioso. Faticosamente arrivò al terzo anno per poi deporre le armi ma era senz’altro un ragazzo sveglio. So che diventò persino arbitro di calcio a buon livello. Immagino che non ci sia da scherzare molto in campo con lui! Stefania S.stette in classe nostra solo il primo anno, ma la ritrovai (assai cambiata) come collega di lavoro in una struttura socio-sanitaria, molto più sicura di sé. Infine, Mirko, un enigmatico compagno più vecchio di un anno. Appassionato di storia dell’antica Roma, si cimentava in fumetti fantasiosi (ne conservo ancora in qualche angolo remoto della mia stanza) sullo stile di Steno, tutti dedicati all’altrettanto misterioso compagno “Natalini”, un tipo introverso e allampanato. Sinceramente non ho mai capito cosa significassero quei disegni!
 
Da parte mia, ebbi un approccio che, a posteriori, mi vien facile definire “sbagliato” con la mia nuova realtà. Venivo da anni in cui ero il migliore della classe o giù di lì, e magari inconsciamente – giacchè non sono certo un tipo superbo – ho pensato di potermela cavare con poco. In effetti le premesse furono incoraggianti per me: imparai l’alfabeto greco dopo un paio di ore e presi 7.5 nella successiva interrogazione. Ma ben presto capii che avrei dovuto sudare parecchio per affermarmi al Liceo. Il tonante 4,5 assegnato alla mia primissima versione di latino mi sbattè in faccia la mesta realtà dei fatti: c’era da studiare e anche parecchio! A onor del vero non rischiai mai la bocciatura, anche se in matematica e greco stavo sul filo del rasoio tra sufficienza e insufficienza (difatti venni rimandato a settembre in due occasioni) ma nemmeno mi dannai per accedere a posizioni più alte. Avevo trovato un mio equilibrio, a un certo punto, quando la classe cominciò a trovare una sua quadratura, e si delinearono due gruppi di studenti: una metà nettamente superiore a livello di voti e l’altra metà di onesti studenti che veleggiavano sopra la sufficienza, magari eccellendo in qualche materia. Eppure i professori parlarono sempre bene di me a mia madre. Mi avevano preso in simpatia, specie un paio di professori. Il buon Vaccari, che reputo una delle persone più colte che abbia mai conosciuto, mi incontrò una volta vicino alla sede dell’Università a Verona. Mi vide rilassato e sereno (d’altronde quegli anni furono davvero tra i più belli della mia vita), era lì per delle ricerche per un futuro vocabolario del dialetto veneto e mi disse che, con le mie potenzialità, avrei potuto tranquillamente primeggiare con i top della classe. Ma capì anche che all’epoca nei miei pensieri c’era altro, stavo già covando l’idea di fare qualcosa di “artistico”: ero un grande appassionato di musica, scrivevo testi, avrei voluto in qualche modo cercare la mia strada al di fuori delle mura scolastiche. Anche Ferrari, prof di storia e filosofia, con il quale ci siamo ritrovati un paio di anni fa per una pizza (eravamo meno di una decina di studenti, però.. ma già è stata un’impresa contattarci tutti, visto che molti vivono lontano, chi addirittura all’estero), conservava un buon ricordo del sottoscritto. Mi disse che talvolta me ne uscivo con delle frasi “geniali”.
In ogni caso, come detto, all’Università trovai la mia dimensione ideale. Riuscii a far esaltare le mie qualità principali: un’ottima memoria, la facilità di immagazzinare dati e nomi in una sorta di database posto nel cervello e un eloquio che sfocia talvolta nella logorrea, che induceva molti docenti a darmi il voto dopo pochi minuti dall’inizio dell’esame. Soprattutto ebbi modo di entrare in contatto con quel tipo di mondo che mi interessava. Iniziai a collaborare con una radio locale, assistevo a miriadi di concerti accreditato tra la stampa e intervistai e conobbi diversi esponenti della scena musicale e culturale italiana (diventando amico di alcuni). Ora che ho 34 anni, ancora collaboro con radio e affini, scrivo tra gli altri per il Guerin Sportivo, lavoro a tempo pieno in una struttura per l’inserimento e il recupero di disabili psichici (seguendo in particolare un’attività teatrale: ho scritto e diretto due commedie) e ho un romanzo di narrativa in uscita per la casa editrice Nulla Die. Inoltre, sono entrato in una fase della mia vita più consapevole e matura. Sto poggiando solide basi con la mia ragazza, abbiamo acquistato casa e stiamo pensando seriamente al matrimonio. Insomma, magari ci metto un po’, come un motore a diesel, ma procedo, avanzo, proteso sempre verso nuovi obiettivi. Con determinazione e cocciutaggine, da vero (cuore) Toro, non mollo la presa e mi prodigo per raggiungere le mete che mi prefiggo.
 
Ora mi viene doveroso dedicare un pensiero accorato a tutti i miei compagni di classe dell’epoca, con i quali ho condiviso cinque anni della mia vita, cinque anni fondamentali per la mia crescita e per lo sviluppo della mia personalità. Se dopo 20 anni sono qui che scrivo queste sentite righe, è solo merito vostro, ragazzi!
 
Giorgia B. – Una ragazza misteriosa, ai miei occhi “alternativa”, nonostante la passione per quei “bellocci” dei New Kids on The Blocks. Era veramente “avanti” a tutti noi in alcune situazioni. Nonostante qualche flessione a metà percorso, gli insegnanti non hanno mai dubitato delle sue capacità studentesche e difatti vennero ripagati da un buon ultimo anno che a lei fruttò un voto pienamente in linea con le sue capacità. Ci incontrammo talvolta a qualche manifestazione legata al mondo sociale: lei, nel frattempo divenuta giornalista,  scriveva già per il più prestigioso quotidiano locale “L’Arena”.
 
Matteo B. – Mi ci vorrebbe un libro per descrivere questo ragazzo davvero fuori dal comune, per intelligenza e personalità. Da subito apparve come il più preparato della classe, spiccando per la sua notevole conoscenza e per il suo carisma. Ma, a parte quei primissimi giorni, non diede mai l’impressione di essere uno di quei secchioni antipatici. Anzi, già al secondo anno, sprigionò totalmente la sua verve e la sua simpatia. Quante caratterizzazioni, quante imitazioni, quanti aneddoti, che però non superarono mai il suo impegno e la sua dedizione allo studio, viaggiando anzi di pari passo. Posso ben affermare, convinto di non sbagliarmi, che sia stato uno dei migliori studenti di tutta la storia del Liceo Cotta, se non IL migliore! Passò con 60, il massimo per l’epoca, ma addirittura quasi riduttivo per lui che, a mio avviso, meritava pure la lode. Non ho mai pensato che a “penalizzarlo” fosse stato il suo carattere giocoso. In ogni caso, purtroppo, persi i contatti con lui, visto che andò a studiare alla prestigiosa “Bocconi” di Milano e successivamente intraprese un’attività che lo portò a stabilirsi all’Estero. Per dare un’idea delle sue qualità, basterebbe citare un estratto che ho trovato in rete, mentre stavo facendo una “ricerca”. Incappai in un semplice post sulla passione per la montagna che però il trasporto e le parole di Matteo seppero trasformare in un incipit di un romanzo. Davvero sopra la media.
 
Silvia B. – Per molti considerata la “più bella della classe”, aveva anche una profondità dietro facilmente intuibile. La ritrovai all’Università, in quanto intraprese il mio stesso corso di laurea e i nostri rapporti si intensificarono, fino a diventare parte fissa della mia compagnia universitaria, ovviamente stimata e corteggiata da tutti! Le ultime notizie me la danno ben realizzata all’interno di un’associazione umanitaria.
 
Matteo C. – Arrivò in classe mia solo in II liceo ma riuscì a integrarsi alla grande, seppur condividendo solo un paio di annate con noi. Politicizzato (una novità per la nostra classe), sveglio, irruente talvolta ma in senso buono, aveva una grande passione per la storia (difatti si laureò proprio in Storia) e per la Juventus! Di indole buona, spesso mi difendeva quando venivo preso di mira per alcuni miei atteggiamenti (d’altronde diciamo che ero leggermente permaloso e impulsivo…) e rappresentava per noi tutti un punto di riferimento. Memorabile, durante la gita a Praga,  una sua performance di ritorno da una “pausa forzata”, quando si mise a inveire contro il malcapitato professore della classe che ci accompagnava in quell’occasione. Da applausi anche una sua entrata in aula, all’indomani dell’ottimo piazzamento di Elio e Le Storie Tese (il suo gruppo preferito) a Sanremo96.
 
Elisa D. – Timida ma solare, la classica brava ragazza della porta accanto. Il fatto che provenisse da una frazione di Terrazzo, faceva apparire il mio paese come una metropoli al confronto. Perseverante nello studio, aveva una predilezione per le materie umanistiche (non potrebbe essere altrimenti d’altronde in un Liceo) tanto da proseguire in modo piuttosto naturale a Lettere. Ora se non erro insegna alle scuole medie, la professione ideale per lei: me la immagino dolce, calma e paziente con gli studenti.
 
Marco F. – L’enigma della classe! Quasi mio compaesano, essendo lui del primo comune della Provincia di Rovigo, mentre io provenivo dall’ultimo comune del Veronese, quindi all’estremo confine con il rodigino, abbiamo condiviso praticamente per 5 anni il viaggio in pullman. Immaginatevi due ragazzini di 14 anni che alle 7 di mattina, in mezzo al torpore generale, si mettono a disquisire di calcio con battute modello Gialappa’s Band! Alla fine, l’ultimo giorno di scuola di quel primo anno, dall’ultima fila dell’autobus rimbombò un “L’avete finita? E’ tutto l’anno che rompete i c…”. L’abbiamo scampata bella quella volta. Ricordo che Marco teneva una sorta di diario di quei primi giorni, una serie di scritti veritieri ma surreali. L’uso di un linguaggio forbito, senza la benché minima inflessione dialettale lo faceva apparire estremamente interessante. Fu per molti anni al pari dei migliori della classe, anzi, una fazione lo considerava probabilmente il più intelligente del gruppo. Poi successe un’imprevista quanto improbabile discesa del suo rendimento, conciso (ma qui qualcuno potrebbe facilmente sorridere!) con il suo cambio di look. Via gli occhiali da secchione, sotto con il rock e con i capelli lunghi! Curiosità: anch’io all’epoca feci la stessa evoluzione di immagine, cosicché stridevamo un po’ nel contesto di una realtà certamente non austera ma invero conservatrice. Non c’entravano nulla ovviamente i capelli con le sue performance scolastiche ma di fatto se penso a Marco mi viene da chiamarlo “il Jim Morrison del Cotta”, ossia una persona geniale che si è ritrovata a sperperare il suo indubbio talento. Della serie: genio in matematica, abilissimo nelle versioni di greco e latino (divenute salvifiche per molti, specie per il buon Federico). L’involuzione probabilmente non fu voluta, semplicemente credo che avesse perso interesse per lo studio (esempio calzante un improbabile test di storia dell’arte nel quale sbagliò… 49 domande su 65, nonostante i suoi studi sulla probabilità statistica suggerissero che aveva il 50% delle possibilità di azzeccarle tutte!). Un mito, che è riuscito con un colpo di coda a uscire con un voto più che dignitoso. Ho assistito al suo esame, in quanto dopo toccava a me andare sotto le forche caudine. Lo affrontò con un piglio e una sicurezza che gridavano vendetta: il 60 era davvero alla sua portata.
 
Annalisa G.– Mia compaesana, è arrivata in classe nostra al terzo anno. Difficile da decifrare per alcuni, possedeva indubbiamente un magnetismo e un fascino che non lasciavano indifferenti. Oltretutto dava l’idea di saperne della vita e non aveva difficoltà a confidare le sue esperienze. Una brava ragazza che ha saputo farsi strada grazie alle sue qualità umane e alla sua personalità.
 
Lorenza I. – Una bravissima studentessa, che però legò poco con i compagni anche a causa delle sue numerose assenze, le quali comunque non minavano minimamente le sue performance scolastiche. Stranamente si avvicinò a me (qui la mia ragazza avrebbe di che ridire, visto che afferma che io sono quello “buono e sensibile con tutti”), nonostante non fossi alla sua altezza in merito a voti sul registro. Io ebbi la fortuna di conoscere un lato nascosto di lei, la passione per il rock! Ricordo che ascoltava i Green Day e si meravigliò che io sapevo tutto di loro, dei testi, delle loro vite travagliate. Il fatto che fosse nettamente più brava di me a scuola, mi impediva di provare invidia per lei e di essere contento per il suo voto: 60. L’ultima volta la vidi al sindacato degli insegnanti, lo SNALS: era il periodo (breve) in cui feci il supplente alle scuole medie. Lei credo che ora insegni greco e latino.
 
Nelly M. – Mi è sempre stata simpatica Nelly, italiana di origine egiziana. Un po’ fragile ma dotata di grinta e determinazione, eccelleva nelle materie letterarie. Grazie allo studio, alla serietà e all’applicazione uscì con un ottimo voto, e poi proseguì brillantemente la sua carriera universitaria a Lettere Antiche.
 
Davide N. – Un altro di quei casi di studenti superiori alla media. Forse meno geniale di Matteo ma altresì eccellente in tutte le materie, conseguì in piena sicurezza il massimo dei voti e poi partì (è proprio il caso di dirlo) verso mete lontane. Avrebbe potuto iscriversi ovunque, probabilmente sarebbe riuscito bene anche in Politica (lo ricordo anche come ottimo rappresentante di Istituto), invece scelse il cuore e si laureò in Archeologia. Non lo sento da tanti anni, ma so che fa ricerche sia sul campo, sia in ambito didattico, avendo già all’attivo diverse pubblicazioni. Un grande! Ho conosciuto un suo cugino l’anno scorso, vagamente somigliante e mi ha fatto piacere condividere con lui il suo ricordo.
 
Stefania O. – Anche Stefania ha attraversato tutti i cinque anni di Liceo con me, nonostante sia stata incostante nel cammino. Ha avuto forse qualche difficoltà nell’integrarsi con alcuni compagni ma tutto si è appianato in tempo utile per condividere aneddoti simpatici e esperienze entusiasmanti.
 
Lorenzo R. – Un altro degli “irriducibili”: ragazzo semplice ma giustamente ambizioso, sapeva il fatto suo ed era spassosissimo, anche se un po’ “le dava” e un po’ “le prendeva”, essendo in grado di sbeffeggiare gli altri ma anche di subire il colpo in scioltezza, specie se si andavano a colpire i suoi foltissimi capelli! Qualche volta ritrovo il fratello minore ed è sempre una festa, in quanto la simpatia è di famiglia. E’ tantissimo che non vedo Lorenzo, ma mi sa proprio che ha messo la testa a posto, diventando (uno dei primi) padre di famiglia.
 
Marilena S. – Una ragazza sobria, timida ma assolutamente determinata a raggiungere i suoi obiettivi. Mai sopra le righe, dopo un periodo di ambientamento, si è messa a navigare a vele spiegate verso la meta, che nel suo caso è coincisa con un prestigioso punteggio di uscita: 60!
Penso che studiasse molto,  ma questa è una grande virtù che le ha permesso di bruciare le tappe anche a Filosofia, dove si è laureata brillantemente. Ora insegna e me la immagino fiera e sicura di sé, rigida in senso buono, meglio dire “precisa”, come è giusto che sia quando si tratta di formare dei giovani studenti.
 
Carlotta S. – A mio modesto parere, dietro i fuoriclasse Matteo e Davide, ci stava lei, con le sue ottime doti di studentessa modello. Apparentemente mai in difficoltà, sempre a suo agio e in grado di cavarsela alla grande in tutte le materie, ricordo che scriveva benissimo e che usava un lessico molto vario già a 14 anni. Il 58 finale non l’ho mai capito, onestamente, e credo che non le renda giustizia. Il “problema” era che quei due là davanti erano veramente fuori categoria. L’ho incontrata non molto tempo fa in una nota libreria di Legnago, ritrovandola uguale uguale a 20 anni fa, ma ormai donna. Mi ha raccontato dei suoi tre figli, l’ho vista serena e felice.

Chiunque di voi possa ritrovarsi a leggere, magari per caso, queste righe, sappia che ho voluto rendere omaggio a un gruppo di persone splendide, che hanno fatto sì che potessi racchiudere quei 5 anni di Liceo tra i più belli della mia vita!
Il bello è che sento di aver mantenuto quello stesso spirito da sognatore che mi contraddistingue e di poterlo conservare per sempre, anche ora che i tempi della scuola sono ormai lontani.
Vorrei tanto far conoscere loro la mia splendida ragazza, far visitare la mia casa, che leggessero il mio romanzo. Sono convinto che saprebbero apprezzare quello che ho conseguito e costruito negli anni, perchè il bene che ci ha legato non è certo andato perduto, nonostante la distanza.
 
 

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13 risposte a “20 anni fa!

  1. Complimenti davvero per il tuo post-semi-biografia! Mi è piaciuta tantissimo la descrizione di ogni singolo compagno, ottima veramente. Anche a me piacerebbe fare un post sui miei compagni di liceo, alcuni veramente strani e bizzarri, ma tutti molto simpatici, come i tuoi. Sono sicuro che, appena vedranno il tuo libro, sorrideranno e lo leggeranno con passione.
    Buoni postssss  ciao 🙂

  2. Grazie Mark.. magari dal titolo ti aspettavi l'ennesimo post calcistico e invece eccoti spiattellata parte della mia vita. La parte scolastica, se non altro. Devo dirti che un paio di compagni l'hanno letta e credo che la condivideranno su Facebook in modo da raggiungere più o meno tutti. La ricorrenza d'altronde era ghiotta e per uno "scrittore" come me era inevitabile parlarne. Con alcuni comunque ancora mi sento di tanto in tanto, specie Marco.
    Beh, mi fa piacere che ti abbia coinvolto, nonostante non ti riguardasse in prima persona, anzi, a maggior ragione sono contento che tu l'abbia apprezzato! Sono sicuro che anche tu saresti in grado di svuotare i ricordi con un argomento simile. In tal caso sarà pronto e curioso di leggerlo 🙂

  3. Ciao, sono capitato per caso sul tuo blog.
    Fin quando parli di calcio ok, ma questo post è francamente ridicolo.
    Che cazzo di ego hai? Un post dove parlando d'altri non fai che auto lodarti e auto citarti. Ok che il blog è tuo, ma vola basso caro, questo tuo auto compiacimento è stucchevole e ridicolo.
    Saluti. Marco

  4. Non capisco la tua critica francamente. Come dici tu il blog è mio e quindi sono libero anche di parlare di una cosa mia. E in questo caso, oltre a raccontare un po' delle mie sensazioni, ho voluto nella maniera più assoluta ricordare i miei compagni di avventura di allora. L'ho scritto in molto molto intimo e pudico, non c'è niente di autoreferenziale. Ci sono blog MOLTO più autocelebrativi e se sei un minimo onesto lo devi riconoscere anche tu. In ogni caso non mi sento di darti giustificazioni, non ho offeso proprio nessuno. Ciao
    Gianni

  5. Rimango sinceramente basito dal commento precedente. Seguo questo blog da tempo e ho imparato ad apprezzare la persona che scrive i post calcistici e musicali. Se poi per una volta nel suo blog si è aperto così tanto, non vedo il problema.
    E poi quale egocentrismo? Mi sembra che abbia scritto anche dei suoi insuccessi e delle sue figuracce, riconoscendo anzi l'assoluta bravura di compagni di classe. Secondo me è stato un articolo sincero, molto personale che Pelle e Calamaio si è sentito di condividere con i lettori

    Fra 80

  6. Non mi sono fatto capire? Il post è un patetico autoincensamento. E a me non piace com'è scritto. Con la scusa di parlare dei suo compagni, cosa che avviene non lo nego, l'autore ci mette dentro auto leccate a sè stesso…la tirata della casa e del matrimonio è stucchevle e superflua. Chissà perchè poi deve presentare la sua ragazza ai suoi ex compagni…se non è auto compiacimento questo ditemelo voi. Quindi sincerità che però poi sfocia nella banalità auto – incensatoria. Una roba alla Berlusconi che parte per dire una cosa e poi finisce a parlare di sè e quanto è bravo.
    Dai post che avevo letto sul calcio non mi apsettavo questa deriva dell'autore.

  7. Ps….ovviamente  non conosco l'autore e mi baso giusto su queste poche righe per arrivare a farmi 1 idea della persona.
    Competentissima in calcio e mi pare anche in musica italiana, ma sicuramente persona molto vogliosa di mettersi in mostra, quasi di auto convincersi che la sua vita è ok, come cercasse nostre (dei lettori) approvazioni o, addirittura, con la speranza che la sua futura sposa lo legga per farsi dire quanto è bravo. Insomma, uno di quelli che quando si guarda allo specchio fa il cowboy tirando fuori la pistola, ma poi è piuttosto insicuro.
    Io da questo post ho ricavato questo. Normalmente potrei apprezzare la sincerità di ci scrive ste cose, ma come lettore farmi menare a destra e sinistra dove vuole l'autore che si auto incensa con le sue parle, beh, non mi piace.

  8. Replico per l'ultima volta, altrimenti a diventare stucchevole è l'intera discussione. Posso dire che per persone come te che si sono sentite "infastidite" da questo post ce ne sono altre che invece hanno colto il significato del mio messaggio. Detto questo, io non devo giustificarmi con nessuno, nè tanto meno con chi mi offende in questo modo (non sono insicuro, come tu credi.. anzi, nemmeno ti poni il dubbio, hai giudicato di sana pianta il mio carattere.. insicuro no, ma un po' paranoico sì e mi sembra di aver letto tra le righe un po' di sana cattiveria nelle tue parole).
    Questo è un blog libero nei contenuti, avrei potuto aprirne uno per disquisire a mio piacimento di calcio con persone molto appassionate e competenti, oppure un altro sulla musica indie e chiacchierare con i pochi adepti del rock inglese che conosco, ma ho preferito assecondare la mia voglia di usare uno spazio tutto mio dove scrivere ciò che mi viene voglia di comunicare. Lo gestisco da me, senza assilli e ben venga se qualcuno ha iniziato a condividerne i pensieri. Mi fa solo che piacere! Non è mica un diario segreto! Nel momento in cui mi sono aperto di più, inserendo una rilevante parte semi-biografica, sono stato frainteso, perchè veramente la mia è una sorta di "lettera aperta", non un tentativo di autocelebrarmi. Per quale motivo poi? Se io poi a persone a cui voglio bene, desidererei far conoscere la mia ragazza (non "esibirla come un trofeo") o far vedere la mia casa, non vedo che ci sia di anomalo o di sbagliato. O forse tu intendi i rapporti umani in modo molto diverso dal mio! Poi assolutamente io non devo dimostrare proprio niente a nessuno, nè tanto meno alla mia ragazza o ai lettori. Quando uno si espone (e col mio lavoro lo faccio senza problemi) va incontro anche a critiche. E' inevitabile e non mi condizionano, anche se è normale tener presente il tipo di feedback che provochiamo con le nostre argomentazioni. Tu hai avuto un feedback negativo, amen! Ho scritto un post molto personale, ho inserito un pezzo della mia vita, normale che abbia parlato di me. Questo è "autocompiacersi"? Mica ho detto: "Ho scritto il romanzo più bello del mondo" o "diventerò il giornalista più bravo del mondo". Resta il fatto che conosco diverse persone nell'ambiente che davvero si autocelebrano, giornalisti anche affermati che sanno a malapena parlare di Milan, Inter, Juve, Messi e Ronaldo e credono di avere la verità in mano, se la tirano che nemmeno puoi immaginare. E non sanno nulla della storia del calcio, dei movimenti calcistici… Ma a me non interessa, io vado avanti per la mia strada, cercando di migliorarmi. Se poi i lettori sono dalla mia parte vuol dire che qualcosa sto seminando, ma nessuno è perfetto! Il web è vastissimo, ci sono migliaia di blog e quindi puoi tranquillamente andare a leggere qualcun altro. Se devi ripassare di qui solo per offendere non ti replicherò più, non mi interessa alimentare polemiche. Il mondo è bello perchè vario.

  9. Innanzitutto complimenti a chi è arrivato fino alla fine.
    La scrittura, per uno "scrittore" come te, risulta veramente stopposa.
    Poi un modo di scrivere totalmente sorpassato senza un attimo di verve, con soluzioni stilistiche e frasi fatte del tipo la ragazza della porta accanto, una brava ragazza ecc. ecc.
    E poi nel 2011 si può ancora utilizzare la parola "altresì"?
    Mi auguro che per il tuo romanzo tu abbia avuto un editor in gamba.

  10. "La solerte bidella avvertì il mio disagio e con suo sommo stupore mi indicò, dopo aver appurato, più per pietà che altro, che non comparivo nell’elenco della classe, la mia vera destinazione."

    solerte, sommo, appurato.
    Manco de Amicis avrebbe usato così tanti termini arcaici in una frase così breve.

    Quello di prima.
     

  11. io sono arrivata tranquillamente in fondo al post. Non so come commentare perchè è un argomento personale dell'autore.
    Riguardo l'uso dei termini.. tu davvero consideri arcaici termini come "solerte" o "appurato". Un minimo di lessico ci vuole.

    Stella

  12. No Stella, non si dice che l'autore non abbia lessico, si dice che nel 2011 frasi così risultano davvero "vecchie", perchè ricche di parole fuori uso somune. Se poi l'autore si esprime così anche nel parlato allora tanto di cappello, ma ne dubito fortemente, anzi, meglio per lui se non usa ste espressioni.
    La scrittura del nostro non c'è dubbio che sia volutamente così, ma a qualcuno, a me per esempio o a chi ha commentato prima, può risultare ridondante e "barocca".
    Quindi si, un termine come solerte è vecchio.
    Marco

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