R.E.M. – Cronistoria di un grande gruppo!

Per molto tempo i R.E.M. hanno rappresentato ai miei occhi e alle mie orecchie quanto di meglio si potesse chiedere dalla pop music. Una carriera all’insegna della qualità, dei significati complessi della loro arte, di decisioni spiazzanti ma soprattutto di grandi canzoni. Tante grandi canzoni.
Poi, anche per loro, insieme agli irlandesi U2 senz’altro il gruppo simbolo a livello mondiale degli anni ‘80/’90, è iniziato un declino da un punto di vista meramente artistico. Certo, non sono diventati una parodia di sé stessi, né una sbiadita e annoiata band ma hanno cominciato a scrivere e comporre pezzi più col mestiere che non con la pancia e con il cuore. Questo mi è subito apparso l’ultimo album “Collapse into now”, per molti critici un ritorno a buone atmosfere e intuizioni dopo due album interlocutori, per me la conferma inevitabile che la creatività, sempre spesa e dispensata in grandi quantità dai ragazzi di Athens, abbia lasciato il passo alla routine espressiva.
Veniamo quindi a stilare un personale resoconto degli album incisi in studio dai REM (esclusi quindi live e raccolte varie, seppur almeno quella edita dalla IRS appena dopo l’uscita di “Document” sia imprescindibile per chiunque voglia conoscere meglio i REM degli inizi fino al pre boom degli anni’90).
Una classifica certamente arbitraria e soggettiva ma che vuole mettere in risalto i punti salienti di una carriera trentennale.
 
15 – AROUND THE SUN (2004)
 

La palma di peggior album del gruppo spetta a questo insipido disco, lontano anni luce dalle viscerali canzoni di album più osannati degli anni ’90. La profondità lascia campo alla semplicità, tradotta in canzoni poco palpitanti, leggere, dove neanche la voce di Stipe può aiutare a rialzare il tono. Il singolo apripista “Leaving New York” è forse il brano meno intenso dei georgiani, nonostante un testo a tratti interessante. Poche le canzoni da salvare, nel contesto di un album omogeneo a livello stilistico, dove mancano clamorosamente i campi di tempo.
 
Top 3
 
1-     The outsiders
2-     Final Straw
3-     Electron Blue
 
La meno incisiva: The worst joke ever
La chicca nascosta: Aftermath
 
 
 
14 – COLLAPSE INTO NOW (2011)
 
Ciò che si accennava all’inizio trova conferma all’ascolto delle tracce che compongono l’album. Canzoni che sembrano di un gruppo che vuole plagiare i REM, copie sbiadite di pezzi immortali, ai quali manca l’adeguato mordente per catturare l’attenzione di un pubblico esigente. Per alcuni un ritorno alle origini, per me un disco che non sa né di carne, né di pesce.
 
Top 3
 
1- Uberlin
2- Every Day is yours to win
3- Oh My Heart
 
La meno incisiva: Walk it back
La chicca nascosta: Me, Marlon Brando, Marlon Brando and I
 
13 – ACCELERATE (2008)
 

Completato il trittico degli album peggiori con gli ultimi tre editi dalla band. A costo di passare per nostalgico o passatista, occorre ammettere quanto scarto artistico ci sia tra questi lavori e quelli dei due decenni precedenti. Fisiologico si potrebbe pensare (d’altronde stessa sorte è toccata agli immortali Rolling Stones, ai rockettari Aerosmith o ai già citati U2), ma non così scontato per un gruppo che ha fatto storia proprio all’insegna del suo eclettismo e della svariata attitudine. Qui si vira verso un rock semplice e immediato, canzoni appena robuste in pieno REM style con le melodie pop e i cori di Mills a fare da contraltare alla voce di Michael.
 
Top 3
 
1- Man-Sized Wreath
2- Hollow Man
3- Supernatural Superserious
 
La meno incisiva: Mr Richards
La chicca nascosta: Accelerate
 
12 – FABLES OF THE RECONSTRUCTION (1985)
 
Si va indietrissimo nel tempo, si torna così al 1985 anno in cui i georgiani, ancora apprezzatissimi tra gli studenti del college, danno alle stampe un disco introspettivo, triste, complesso se paragonato ai brillanti due album (i primi dei REM) che lo hanno preceduto.
Registrato in Inghilterra, si tratta del primo tentativo di smerciarsi da un art rock molto in voga nei circuiti universitari americani.
 
Top 3
 
1-     Driver 8
2-     Wendell Gee
3-     Green grow the rushes
 
La meno incisiva: Kohoutek
La chicca nascosta: Can’t get there from here
 
 
 
11 – REVEAL (2001)
 

Un  disco bellissimo, riuscito, ma forse sin troppo patinato rispetto al precedente Up. Alcuni brani entrano di diritto nei classici dei REM ma pesa una certa monotonia della tracklist. Suoni raccolti, moderni, a contornare canzoni che sono per lo più ballate romantiche.
 
Top 3:
 
1- I’ll take the rain
2- The Lifting
3- She just wants to be
 
La meno incisiva: Summer turns to high
La chicca nascosta: Disappear
 
10 – MONSTER (1994)
 
L’album più difficile, più complesso, oltre che il meno immediato e riconoscibile del gruppo. Giunto dopo le atmosfere melanconiche e introspettive del capolavoro “Automatic for the people” spiazza pubblico e critica con un sound spigoloso, aggressivo, sporco. I REM non torneranno più così rock, così potenti.
 
Top 3
 
1- Crush with Eyeliner
2- Strange Currencies
3- Tongue
 
La meno incisiva: I Don’t’sleep, I Dream
La chicca nascosta: Let me in

 
9 – DOCUMENT (1987)
 
L’album che ha fatto svoltare, almeno in USA la carriera della band, trasformandola da culto per appassionati alternativi a band matura e dagli ampi orizzonti. Stilisticamente variegato, contiene pezzi che per la prima volta hanno fatto breccia nei cuori più disparati. “The One I Love” , pur se in pratica una sorta di anti inno d’amore, colpisce nel segno, così come l’apocalittica “It’s the end of the world…”. Disco che ha fatto da apripista per i clamorosi successi commerciali futuri.
 
Top 3
 
1- The One I Love
2- It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)
3- Finest Worksong
 
La meno incisiva: Fireplace
La chicca nascosta: Exhuming McCarthy

 
8 – RECKONING (1984)
 
Una sorta di “Murmur parte 2” se pensiamo che i due album uscirono a ridosso l’uno dell’altro e in definitiva appartengono alle stesse session, sono nate e sono state suonate nei primi concerti. Ci sono le coordinate del gruppo già ben delineate. Melodie serrate, chitarre byrdsiane, intrecci vocali e misteriose parole che qua e là affiorano e colpiscono l’immaginario del primo sparuto pubblico.
 
Top 3
 
1-     So. Central Rain (I’m sorry)
2-     Pretty Persuasion
3-     (Don’t go back to) Rockville
 
La meno incisiva: Little America
La chicca nascosta: Camera
 
 
 
 
 
7 – MURMUR (1983)
 

Il vero esordio, se si eccettua l’ep Chronic Town di un anno prima, che conteneva la nervosa e ficcante “Carnival of Sorts (Boxcars); un esordio con i fiocchi. Canzoni bellissime nella loro semplicità, pop rock intriso di new wave. Un album precursore come pochi nella storia della musica moderna.
 
Top 3
 
1-     Talk about the passion
2-     Perfect Circe
3-     Radio Free Europe
 
La meno incisiva: Catapult
La chicca nascosta: Shaking Through
Catapult
 
 
 
6 – NEW ADVENTURES IN HI-FI (1996)
 

Nato durante la tournèè di “Monster”, è un album che profuma di strada, ancora inzuppato di quel rock alternative che il gruppo stava sperimentando all’epoca. Canzoni diversissime tra loro, su cui spicca il duetto tra Stipe e la musa Patti Smith nella solenne e biascicata “E-Bow the Letter”, uscita addirittura come singolo apripista
 
Top 3
 
1- E-Bow the Letter
2- Leave
3- Electrolite
 
La meno incisiva: Binky the Doormat
La chicca nascosta: New test Leper

 
5 – LIFES RICH PAGEANT (1986)
 
Dopo tre album in cui il gruppo è cresciuto gradualmente il primo picco si avverte con questo disco, che mostra un gruppo più maturo e consapevole, in grado di affrontare tematiche sociali per la prima volta e di consegnare canzoni come “Fall on Me”, che emozionano e fanno riflettere.
 
Top 3
 
1 –Fall on Me
2 – I Believe
3 – Begin the Begin
 
La meno incisive: Superman
La chicca nascosta: Cuyahoga
 
 
4 – UP (1998)
 
Un album epocale, in quanto si tratta del primo dopo l’abbandono di uno dei fondatori, il batterista Bill Berry. Sembrano un altro gruppo. Spazio all’elettronica vintage, alle atmosfere rarefatte, alla produzione pulita, alle chitarre bellissime di Buck, addirittura ai testi nel libretto.
 
Top 3
 
1- Lotus
2- Walk Unafraid
3- At my most beautiful
 
La meno incisiva: Parakeet
La chicca nascosta: Why not smile
 
3 – GREEN (1988)
 

Il disco che ha spianato la strada ai successi degli anni ’90, contiene già tutti gli ingredienti per avvisare della presenza del miglior gruppo del mondo all’epoca. Il primo uscito per una major allontana subito dubbi sul fatto che il gruppo si sia ammorbidito o piegato alle logiche di mercato. Strumenti acustici e inconsueti si accoppiano alle chitarre. Ne risulta un album giusto compromesso tra la voglia di ballare (“Stand”) e di pensare (“World leader pretend”)
 
Top 3
 
1- World leader Pretend
2- Pop song 89
3- Stand
 
La meno incisiva: Hairshirt
La chicca nascosta: The Wrong Child

 
2 – OUT OF TIME (1991)
 
Tutti conoscono questo album, non fosse che contiene la celebre e immortale “Losing My Religion”, forse la canzone più significativa degli anni ’90 insieme alla “Smells like teen Spirit” dei “figliocci” Nirvana, il gruppo di Kurt Cobain simbolo del giunge, estimatore di Micheal Stipe e amico di Peter Buck.
Un album dalle grandi canzoni, dalle melodie acustiche che prendono il sopravvento sul resto. E’ qui che cambia la storia del gruppo.
 
Top 3
 
1- Losing My Religion
2- Near Wild Heaven
3- Half a world away
 
La meno incisiva: Me in Honey
La chicca nascosta: Low

 
1 – AUTOMATIC FOR THE PEOPLE (1992)
 
Dopo i fasti del disco precedente i REM tornano ancora più convincenti, seppur affidandosi a un lotto di canzoni pervase di malinconia, di tristezza, di profondità. Brani immortali, un album omogeneo, senza punti deboli.
 
Top 3
 
1-     Everybody Hurts
2-     Try not to breathe
3-     Nightswimming
 
La meno incisiva: Ignoreland
La chicca nascosta: Drive
 
 

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