Speciale Copa America 2011: i TOP e i FLOP

Terminata, senza eccessive sorprese nelle finali, un’anomala edizione della Copa America che aveva già visto abbandonare i sogni di gloria da parte delle favoritissime Argentina e Brasile, ecco un resoconto di ciò che è emerso in positivo e in negativo.
 
FLOP 10
 
10 – La crescita dei talenti (veri e presunti)
Restando cauti nei giudizi – perché trattasi di ventenni o poco più – inutile nascondersi: ci si aspettava di più dai vari Neymar e Ganso, strombazzati da alcuni mesi a questa parte e accostati a club europei di primissima fascia. Alcune buone giocate, qualche gol ma la sensazione che siano molto acerbi per primeggiare in campionati assai insidiosi come la nostra serie A o la competitiva Premier League.
 
9 – Il Cile di Borghi e Sanchez
Non un vero flop, ma comunque una mezza delusione per la Roja che tanto bene aveva fatto un anno fa in Sudafrica, sotto la giuda di Marcelo Bielsa.
Non che il tecnico argentino Borghi abbia rivoluzionato chissà che cosa, almeno non a livello di uomini, avendo agito soprattutto a livello tattico nella disposizione dei centrocampisti ma qualcosa della funambolica creatività del Cile dell’anno scorso è mancato. Forse Sanchez, che pure ha dimostrato di possedere grandi numeri, è arrivato un po’ stremato a questo punto della stagione; forse il fatto che il terminale offensivo (Suazo o in alternativa Paredes) sia l’anello debole della squadra non ha giovato all’insieme ma… in un torneo dove le migliori sono state eliminate a sorpresa, ci poteva stare l’exploit del Cile che invece tarda ad arrivare.
 
8- L’attacco del Paraguay
Se la difesa ha ben figurato, almeno fino alla finalissima contro l’Uruguay, la stessa cosa non si può dire dell’attacco nel quale, avendo esaurito le risorse di gol prestate alla Nazionale da parte di un Santa Cruz in rapida discesa, a poco è servito il gran dinamismo di Valdes, attaccante generosissimo ma poco fornito a dovere da un centrocampo in cui abbondavano gli incontrasti.
 
7- La correttezza in campo
Se sugli spalti abbiamo assistito a un tifo passionale, viscerale ma pure corretto, la stessa cosa non si può certo dire riguardo ai protagonisti che sono scesi in campo. Troppe volte sono scattati gli animi dei giocatori più irosi (alcuni li conosciamo bene, vero Vargas?), spesso la frustrazione ha giocato brutti scherzi (come al brasiliano Lucas Pezzini), la legittima delusione si è trasformata in una rabbia incontrollata (come i giocatori del Venezuela dopo essere stati eliminati ingiustamente in semifinale).
 
6 – La qualità dei centrocampisti brasiliani.
Difficile a memoria ricordare un centrocampo verdeoro più scadente di quello visto all’opera in questa Copa America. I puristi già osteggiavano la mediana targata Usa ’94, che pure schierava Dunga, Mazinho e Zinho e, particolare non da poco, vinse un Mondiale (!); cosa dovrebbero dire allora di un reparto formato da Lucas Leiva Pezzini e  Ramires “gambe lunghe”? Ok che l’atteso Sandro si è infortunato prima ancora di scendere in campo e che Elano è quasi un ex giocatore, ma vedere Robinho abbassarsi quasi a mediano per prendere un pallone dà bene il quadro della situazione.
 
5 – La partecipazione delle squadre “Under”.
Spiace bocciare i giovani di Costa Rica e Messico (anzi, qualcosa è assolutamente da salvare, vedi nel Costa Rica “il nuovo Eto’o” Campbell, appena 19enne e già in possesso di personalità e freddezza in zona gol o il grintoso Salvatierra), ma è soprattutto la concomitanza tra Copa America e Gold Cup da evitare in futuro, se si vuole valorizzare due nazionali rispettabili. Anzi, il Messico nella formazione migliore avrebbe potuto, col senno di poi, dire ampiamente la sua per la vittoria finale. Invece partecipare in una manifestazione così prestigiosa con gli Under 21, si rischia di non ottenere nulla di buono, di scoraggiare i più promettenti invece che di fargli maturare esperienza internazionale.
 
4 – La Bolivia
A conti fatti la squadra apparsa più debole in questo momento, più ancora dell’Ecuador che fino a un certo punto ha messo alle strette il Brasile con i gol della sua punta di diamante Caicedo, è stata la Bolivia, il cui pareggio fortunoso all’esordio contro i padroni di casa dell’Argentina, appare ridimensionato nell’importanza, vista poi la nefasta esperienza della Seleccion.
La nazionale boliviana non ha mostrato un bel gioco, né giocatori molto interessanti. Un movimento calcistico che sembra agli antipodi di quello venezuelano.
 
3 – I rigoristi del Brasile
Che la Copa America non stesse andando benissimo per i verdeoro si era intuito sin dal grigissimo esordio ma arrivare a quelle condizioni a battere i rigori era francamente difficile da ipotizzare. Pronosticare un esito così umiliante e negativo poi, forse nemmeno i più quotati bookmakers inglesi avrebbero osato rischiare. 4 rigori 4 sbagliati, in maniera imbarazzante. Colpa del campo? Ma stiamo seri, per favore.
 
2 – Lo spettacolo in campo
Pochi, pochissimi davvero i momenti di gioco durante i 90 minuti (spesso 120) in cui ci si è spellati le mani dall’entusiasmo. Spettacolo quasi a zero, nonostante le tante aspettative suscitate alla vigilia dalla presenza di alcuni tra i migliori frombolieri del mondo. Sporadiche giocate che poco hanno compensato la voglia dei tifosi e dei telespettatori. Un brutto segnale in attesa delle prossime competizioni mondiali.
 
1 – L’Argentina di Messi
Non voglio fare il pressappochista e prendermela di petto contro Messi. E’innegabile però che tutti, ma proprio tutti, auspicavano di vedere finalmente tradotte in maglia biancoceleste, le meraviglie viste e riviste in maglia blaugrana.
Ma non solo lui ha deciso, giocando ben al di sotto delle sue reali possibilità e dovendo fare i conti con una pressione francamente esagerata. Tolto il Kun Aguero che, seppur defilato e sotto utilizzato, ha ben contribuito in numero di gol, molti altri campioni hanno deluso, da Tevez (abulico e nervoso) al Pocho Lavezzi (quasi imbarazzante sotto porta, forse si è bruciato ogni chance futura di giocare titolare in Nazionale), fino a Banega, apparso un ibrido innamorato di sé stesso e del pallone (molto più efficace il tanto bistrattato madridista Gago).
Ma moltissime responsabilità le ha anche il tecnico Batista, che si è incaponito nel voler emulare il Barcellona di Guardiola, senza poter disporre di uomini adatti a quell’incantevole gioco.
Se a centrocampo hai Mascherano e Cambiasso (che comunque è stato messo subito in disparte, chissà poi perché) e non Xavi e Iniesta è difficile ricreare certe alchimie, nonostante la presenza del miglior giocatore del mondo là davanti (che difatti era costretto a venire a prendersi il pallone fino a centrocampo e a dispensare assist, più che finalizzare e duettare con i compagni in prima linea).
Veniamo allora a Messi. Inutili, fuorvianti e improponibili i paragoni con il Pibe de Oro ma visto che li fanno tutti, mi ci metto pure io.
Mi attengo ai fatti: Diego ha vinto titoli nazionali  con Argentinos Juniors e Napoli (che non si sono più ripetuti senza di lui e che prima non avevano mai vinto nulla), oltre che un Mondiale da protagonista, in una Nazionale tecnicamente meno forte di questa. Messi da quando ha poco più di 15 anni gioca nel Barcellona, in una squadra nella quale almeno altri 3 giocatori hanno, in proporzione, la medesima sua importanza ai fini dei grandi risultati sinora ottenuti (i già citati Xavi e Iniesta e il capitano Puyol)
 
TOP 10
 
1 – L’Uruguay
Facile assegnare il primo posto alla squadra vincitrice del torneo. Ma è un gradino assolutamente meritato, una grande conferma dopo le ottime prestazioni al Mondiale Sudafricano. Qui, con Matador Cavani a mezzo servizio (e mugugnante per l’impiego sulla fascia destra), salgono in cattedra Suarez, sempre più convincente e in possesso di un bagaglio tecnico da assoluto campione, l’altra punta Forlan, appannato per tutta la stagione ma apparso in spolvero per l’occasione (ha eguagliato il nonno e il padre, anch’essi vittoriosi in copa America… una dinastia incredibile e forse unica) ma sono emersi con forza altri giocatori.
Su tutti il laterale del Porto Alvaro Pereira, moto perpetuo, abile a coprire bene tutto l’out mancino e pericoloso in area di rigore dove ha segnato gol pesanti ma soprattutto l’ex juventino Caceres, davvero migliorato nella fase difensiva e accresciuto in personalità, rispetto ai timidi, seppur promettenti inizi di carriera nel Barca. Benissimo anche il capitano Lugano, una sicurezza e il portiere Muslera, a tratti insuperabile.
Significativo che la squadra più “europea”, almeno come tipologia di gioco, abbia vinto la manifestazione.
 
2- Il tecnico del Venezuela Cèsar Farìas
Dietro il sorprendente percorso del Venezuela c’è la sapiente mano di un allenatore giovanissimo (38 anni) ma non sprovveduto, anzi un vero conoscitore del calcio e dei sistemi di gioco.
Non a caso chiamato “Il Mourinho del Sudamerica”, ne ha di strada da fare per avvicinarsi al modello originale, ma se non altro le premesse sono interessanti e almeno in simpatia lo ha già sopravanzato.
Nell’insieme di una nazionale in crescita si sono evidenziati diversi elementi, dal difensore centrale Vizcarrondo, al terzino sinistro  Cichero (meteora italiana,  velocissimo e ficcante nella fase offensiva), allo scattante laterale offensivo Fedor, fino ai più conosciuti Maldonado, Rosales e il giovanissimo Rondon, su cui il milionario Malaga conta di fare affidamento per molti anni.
Bene nei scampoli di gara giocati la mezzapunta Orozco (appena ventenne) e soprattutto il capitano Arango, che ha fatto da chioccia per i più giovani, trascinando col suo carisma e il suo talento tutta la squadra.
 
3 – Guerrero
Tutto il Perù ha disputato un’ottima copa America ma sugli scudi (ri)sale un attaccante ben conosciuto anche in Europa, specie in Bundesliga, dove da anni dispensa gol e ottime giocate. Paolo Guerrero è ancora giovane (27 anni) ed è un attaccante completo, capace di tenere in piedi l’attacco da solo e di segnare in tutti i modi. Splendida la sua tripletta nella finalina.
 
4 – Justo Villar
Fino alla finalissima sembrava quasi un extraterrestre questo semi-sconosciuto portiere 34enne che nell’ultima stagione aveva contribuito poco attivamente alla causa del Valladolid (serie B spagnola, dove spesso faceva da secondo). Paratutto, reattivo, spettacolare con i suoi plastici voli, da Brutto Anatroccolo si era letteralmente trasformato, alzando il tono di un’intera carriera. Ma il risveglio è stato di quelli destabilizzanti: al cospetto di punte come Suarez e Forlan ha saputo fare ben poco anche lui.
 
5- Il catenaccio del Paraguay
Insieme al portiere Villar, ha fatto la sua figura tutta la squadra paraguayana, giunta ad un passo dal sogno, ma in special modo ha brillato la difesa, su tutti Veron, Alcarez, Piris. Fautori di un “catenaccio” fuori tempo massimo, capace di imbrigliare squadre assai più blasonate (i cannoni del Brasile sono stati presto spenti), hanno pensato per prima cosa a difendersi, a non prenderle, mettendo in rare occasioni il naso nell’area avversaria (quando accadeva erano le belle incursioni dell’ala sinistra vecchio stampo Estigarribia a farla da padrone). Una tattica che ha pagato e massimizzato l’approccio sterile alla partita, se si pensa che la squadra è giunta in finale senza vincere una partita. In realtà la fortuna ha fatto la sua parte, visto cosa accaduto contro un incredulo Venezuela (3 i legni colpiti in semifinale), fino allo scontro impari contro l’Uruaguay.
 
6 – La Colombia
Per alcuni poteva fare decisamente di più, considerando l’inizio molto promettente. Una squadra che appare forte in prospettiva, visto che molti giocatori sono in piena fase di crescita (pensiamo ai due del Porto, Falcao e Guarin o all’udinese Armero) ma non ancora pronta allo stato attuale per poter ambire a grandi traguardi. E difatti al primo serio ostacolo, la squadra, pur combattendo ha deposto le armi. Da tenere d’occhio comunque in vista del Mondiale, al quale potrebbe arrivare da stella il talentino Teofilo Gutierrez che in questa sede ha solo fatto intravedere le meraviglie mostrate nel recente campionato argentino.
 
7 – La conferma di Vidal
In un Cile che un po’ ha lasciato l’amaro in bocca, non hanno sfigurato gli elementi chiave. Da Sanchez che, seppur stanco, ha segnato e cercato di trascinare i compagni (in attesa di coronare un sogno chiamato Barca), al combattente Medel, dal trequartista Valdivia (purtroppo sempre a mezzo servizio) al tuttofare Vidal, autore pure di uno spettacolare gol di testa, perfetto per tempismo e stacco perentorio, lui che certo non è un gigante.
In attesa di vederlo all’opera con la maglia della Juventus, la copa America ci consegna un mediano tutto d’un pezzo, capace se necessario di agire qualche metro più indietro o più esterno in fascia sinistra. Giovane ma già esperto, come certifica la fruttuosa esperienza in Bundesliga, potrebbe essere stato un vero colpo per il mercato della Vecchia Signora.
 
8- Oscar Washington Tabarez
Un tecnico da sempre considerato all’avanguardia, superati i 60 anni (classe ’47) ha ancora molte cose dal dire, nonostante un curriculum assai prestigioso.
Gran parte dei meriti per il trionfo in copa America sono suoi, in quanto è riuscito a trasmettere molta sicurezza ad una squadra, sì esperta a certi livelli, ma che pareva statica, non progredita rispetto al brillante mondiale dell’anno scorso. In pratica ha puntato sullo stesso ciclo, sullo stesso 11 verrebbe da dire, se non avesse per gran parte del torneo, per cause di forze maggiori, uno dei giocatori più rappresentativi, il “napoletano” Cavani.
 
9- Joel Campbell (Costa Rica)
Merita uno spazio a sé, questo attaccante che, si presume ancora per poco, ancora si diletta in patria, nel Sarissa. Classe ’92, in assoluto uno dei più giovani protagonisti del torneo, assieme ai tanto più acclamati Neymar e Lucas Moura, ha messo in mostra grandi qualità tecnico-tattiche.Senso della posizione, visione del gioco, velocità e, cosa che maggiormente conta per un attaccante, una certa freddezza in area di rigore, sia che si tratti di dispensare il passaggio decisivo a un compagno, sia che si debba finalizzare. Un campioncino, sul quale pare favorevole e sensato farci un investimento.
 
10 – Caicedo (Ecuador)
Citazione di merito per questo giovane attaccante classe ’88 che si è permesso il lusso di segnare una pregevole doppietta, mostrando un buon repertorio di colpi (destro-sinistro, rapidità, tiro dalla distanza) ad una esterrefatta difesa brasiliana (irriconoscibili Thiago Silva e Lucio, protagonisti del nostro campionato). Non un pivello, in fondo gioca in un campionato impegnativo come quello spagnolo (nel Levante) e probabilmente le sue quotazioni sono ulteriormente aumentate.

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20 risposte a “Speciale Copa America 2011: i TOP e i FLOP

  1. Ciao, mi è piaciuto moltissimo il tuo post, complimenti! Secondo me, la Copa America è stata lo specchio dell'incapacità degli osservatori italiani: Suarez, ai tempi dell'Ajax segnava valanghe di gol e costava solo 15 milioni. Juve e Roma ci avevano pensato, ma consideravano troppi 15 mln per un giocatore così giovane e che giocava in Olanda, dicevano… Incredibile! Oggi ne vale 30 ed è un grandissimo, ai livelli sicuramente di Di Maria. Per quanto riguarda Campbell, va preso assolutamente: speriamo si riveli il nuovo Eto'o e non il nuovo Balotelli! Su Caicedo, lo seguo dai tempi del City, ed è un altro giocatore che lo sceicco ha svenduto, perdendoci molto: nel Levante ha fatto benissimo e i club europei se lo sono fatti ancora una volta scappare: è andato alla Lokomotiv Mosca per 7,5 milioni. Su Vidal sono più che d'accordo con te, Tabarez è un grande allenatore, al Cagliari ha fatto cose ottime, al Milan gli è mancata un po' di personalità. Un'altra nota positiva è sicuramente Falcao, il bomber della Colombia e del Porto. Anche qui, lo poteva prendere la Juve con 30 milioni quest'estate, adesso ha una clausola di 45 mln. Ahiahi, Marotta…

  2. Grazie mille per le tue parole. Collaboro tra gli altri con il Guerin Sportivo e l'articolo è stato pubblicato nel sito proprio ieri.
    In generale devo dire che non mi è piaciuta per niente questa edizione, non tanto per la mancata affermazione delle big, quanto per lo spettacolo, veramente scadente.
    A presto

  3. Wow, allora sei un giornalista. Ottimo lavoro penso, mi sarebbe piaciuto farlo. Complimenti allora e in bocca al lupo. Chissa’ che tra qualche anno non ti trovi sulla Gazzetta a scrivere articoli su articoli! Ho letto che hai scritto un libro: di cosa parla e dove lo posso trovare? Comunque la penso anch’io come te, lo spettacolo e’ stato scarso e si sono viste piu’ difese arroccate che contropiedi spregiudicati. Buon lavoro Marksale

  4. non sono proprio un giornalista. Sono un insegnante che si occupa principalmente di recupero e riabilitazione di soggetti psichiatrici mediante progetti educativi (in particolare con la teatro terapia).

    Ma nutro una passione viscerale per la scrittura, per lo sport e per la musica e da anni scrivo per riviste, siti, fanzine, collaboro con radio locali. Ho avuto due rubriche fisse in una rivista sui dilettanti e attualmente collaboro con il Guerin Sportivo. Una grande soddisfazione ma anche la voglia di continuare a migliorare. Sono attratto dalla storia di questo sport, mi piace documentarmi, conoscere,confrontare, analizzare. Ma seguo pure molto l'attualità e i nuovi fermenti.
    Il blog è nato soprattutto in vista dell'uscita del mio romanzo, ma è bello aggiornare i fatti che ci accadono attorno e confrontarsi con "colleghi" blogger appassionati.

    A rileggerti

  5. Ho letto solo ora il commento. Grazie per i complimenti! Comunque sono insegnante di lettere alle scuole medie, anche se il precariato mi ha indotto a specializzarmi in una disciplina diversa. Ho fatto Scienze della Formazione e da anni lavoro per una struttura socio sanitaria. Ciò che mi dà da vivere e pagare un mutuo è il mio lavoro di educatore  – formatore. Scrivo progetti educativi, mi occupo di inserimento sociale nel territorio e in particolare seguo un progetto di teatro da quasi 3 anni. Scrivo e dirigo commedie interpretate poi da soggetti con patologie psichiatriche insieme ad attori "normali". In rete ci sono ancora degli articoli sulle nostre commedie. Ma la passione per il giornalismo è… qualcosa in più di una passione, resto con i piedi per terra ma spero di inserirmi sempre di più.
    Comunque complimenti anche per il tuo blog!
    alle prossime!
    Come vedi scrivo molto anche di musica o di libri. Non volevo fare un blog specializzato sul calcio, mi interessava piuttosto avere uno spazio tutto mio dove poter esprimermi su ciò che mi ispira!

  6. Sei davvero da ammirare! Fai lavori molto utili e ti ammiro, perché aiutare i disabili e cercare di renderli felici dev'essere davvero impegnativo. Complimenti ancora! Riguardo i tuoi post, ho notato che scrivi anche di musica, che è una passione che condivido con te. Anche io all'inizio volevo scrivere su più argomenti diversi, comprendendo l'attualità. Solo che dopo, iniziando a scrivere sul calcio, la mia grande passione, mi sembrava stonato postare su delitti e politica, non credi? Comunque spero di rileggerti presto, ciao!!

  7. Figurati! Ci sono disabili psichici ed altri comportamentali.. ma si andrebbe troppo nello specifico! Non so se te l'avevo detto ma se vai sul sito del Guerin Sportivo, in home page trovi "archivio"… Lì puoi accedere a una rubrica che ho curato e che è andata molto bene. Si chiama "Le Pagelle", ho preso in esame, motivando, tutti ma proprio tutti i giocatori della passata serie A, dando loro un voto sommario e un giudizio approfondito.. (chiamiamola… deformazione professionale!)
    Stesso spazio ai giocatori, che fossero del Milan o del Bari fanalino di coda. Penso che tu potresti apprezzare gli articoli e magari incuriosirti, visto che mi sembri un appassionato di calcio a 360 gradi

    buona serata

  8. Grazie per l'informazione. Andrò sicuramente a leggere. Oltre alle pagelle sul Guerin Sportivo, scrivi anche articoli per altre riviste o quotidiani? Grazie e buon lavoro! marksale

  9. beh, ho scritto a lungo su "Calcio Dilettante", ho collaborato con "Calcio B e C", con quotidiani locali del Veronese e postato diversi articoli per il sito Goal.com
    Mentre in ambito musicale ho lavorato, durante gli anni universitari, con Radio Popolare (dove insieme a un carissimo amico ho curato e condotto un programma sulla musica inglese "L'impaziente Inglese"), sono intervenuto  su "Tutto Musica e Spettacolo", "Rolling Stone" . Grazie alla radio ho avuto modo di conoscere, intervistare e in alcuni casi diventare amico di artisti, quali Scisma, Mao, Soon, Divine, Sushi, Africa Unite, Modena City Ramblers, Carmen Consoli, Max Gazzè, Bluvertigo, La Crus, Daniele Silvestri. Sono stati anni bellissimi! Tuttora sono nello staff della webradio http://www.yastaradio, dove sotto pseudonimo "Vanoli" recensisco dischi e demo di gruppi e artisti emergenti, sono in contatto con molte etichette discografiche che mi passano i lavori.
    Anche il mio romanzo, di prossima uscita, parla di un gruppo di giovani che, attraverso la passione per la musica, tentano una via nuova alle loro esistenze, altrimenti già scritte, fino a un evento che cambierà le loro fragili vite adolescenziali per buttarsi a capofitto nella vita adulta.
    Ma tu invece che fai nella vita? Oltre a seguire alla grande il calcio 🙂
    Buona giornata

  10. Io sono ingegnere elettronico per una società di telecomunicazione. Il mio compito è quello di utilizzare l'elettronica per risolvere problemi che sorgono durante la progettazione di Tv, computer e altri apparecchi elettronici e anche di impiantare efficienti telecomunicazioni negli stati esteri, come Brasile, Arabia Saudita, etc. Tuttavia mi sarebbe piaciuto diventare un giornalista e, se potessi ritornare indietro, sceglierei una facoltà universitaria diversa, anche perché il mio lavoro mi costringe a orari pazzeschi: magari vado a lavorare alle 5.00 ed esco alle 16.00, per farti un esempio. Riguardo il tuo pseudonimo "Vanoli" in radio, perché sei costretto a usare un nome non tuo? Quando dovrebbe uscire il tuo libro?

  11. No, non sono per nulla costretto, ma in quella webradio tutti firmano i loro pezzi con un nick ma quando scrivo le recensioni o i reportage di qualche concerto adotto sempre il mio nome… Sul sito di radiopopolareverona ad esempio ogni articolo lo firmo con nome e cognome.
    Vanoli non ci crederai ma era il soprannome con cui un mio collega universitario mi chiamava spesso all'epoca perchè, a detta sua, ero uguale a Paolo Vanoli, ex giocatore di Hellas, Parma e Fiorentina!

    Il libro, come scritto in homepage sul blog, è un romanzo di narrativa ma in un certo senso vi ho fatto confluire le mie passioni, tra cui anche quella per il calcio (uno dei personaggi è infatti un ex promessa delle giovanili, poi persosi nelle categorie inferiori)

    Uscirà entro l'estate ma credo che alla fine slitterà a settembre, ci sono state delle lungaggini burocratiche per ottenere alcune autorizzazioni per l'utilizzo di nomi di marchi o persone realmente esistite o esistenti. Tutto risolto ma ha fatto perdere tempo prezioso al mio editore.

    Complimenti per il tuo lavoro! Siamo antitetici, non a caso ho scelto il nome "Pelle e Calamaio" proprio per avvisare della mia scarsissima propensione alla tecnologia e alle cose un minimo tecniche. Non sarei davvero mai riuscito a completare una facoltà come la tua. Ciao!

  12. Ah sì, quel Vanoli!! Sai, per certi versi, la pelle e il calamaio sono meglio dei computer, che sono solo delle vere e proprie macchine… niente di più. Anche io penso che comunque in alcune cose il passato sia meglio del presente molto tecnologico: ad esempio, io ritengo che le antiche macchine fotografiche a rullino siano più "efficienti" di quelle digitali di oggi. Le macchine a rullino, infatti, ti lasciano un ricordo materiale, una foto su carta stampata, cosa che tante volte non si fa con la digitale: le foto digitali infatti si salvano tutte sul computer e spesso non si stampano e si finisce così per dimenticarle in qualche cartella isolata in "Documenti", facendo sfumare i ricordi materiali. Mi interesserebbe molto leggere il tuo libro… spero uscirà presto. Sai già quante copie usciranno? Grazie per le informazioni e scusa se sono così "petulante" nei tuoi confronti.
    Ciaoo 🙂

  13. Figurati marksale, anzi mi fa molto piacere sapere che hai interesse a leggere il libro. Penso che potrebbe piacerti! Io mi adopererò con l'editore pechè esca nelle librerie di Veneto, Lombardia, Trentino e Emilia (in quanto il mio prevalente bacino d'utenza iniziale si trova lì e sarebbe più semplice presenziare ad eventi, fare interviste e quant'altro).
    Tuttavia il libro si può acquistare su ordinazione in qualsiasi libreria d'Italia, oppure (ma non so se tu sia tra quelli che già usano queste piattaforme) attraverso numerosi store digitali (i più famosi) o se proprio hai difficoltà rivolgendosi alla casa editrice Nulla Die. Comunque la cosa più semplice è recarsi in libreria e se non si vede negli scaffali ordinarlo con il librario.
    Io spero che tra un mese possa finalmente essere disponibile! Ho voluto comunicare questa storia perchè la sento vicinissima a un certo periodo della mia vita, anche se la vicenda è completamente inventata! La copertina è uno stupendo quadro della mia ragazza, già quella dovrebbe aiutare a farlo risaltare nella miriade di libri che escono ogni anno 🙂

  14. Ok, sono pronto a leggerlo! Fammi sapere quando uscirà e lo comprerò subito. Non sarà possibile leggerlo on-line, nel caso in cui non riesca a trovarlo? Hai una ragazza artista? Wow…

  15. Il libro uscirà sia in formato ebook che cartaceo. Ma non avrai problemi a prenotarlo 🙂

    La mia ragazza è educatrice resonsabile di una comunità residenziale ma allestisce atelier creativi. Un paio di anni fa ha realizzato un'apprezzata mostra, in particolare mi era rimasto impresso un quadro che, a posteriori, mi sembrava adattissimo per le storie che descrivo nel libro. L'editore ha apprezzato l'ipotesi  e io ne sono orgoglioso perchè la raffigurazione è veramente evocativa.

  16. Grazie, chiunque tu sia 🙂
    spero che continuerai a frequentare questo blog, anche se qui non troverai sempre le "solite cose" su Milan, Juve e Inter…  E' uno spazio mio e quindi posso in qualche modo "sbizzarrirmi" con gli argomenti!

    alle prossime!

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