Udinese: come potersi ripetere ad alti livelli

 

Ho provato qualche volta a mettermi nei panni del tifoso dell'Udinese. Poche volte sono interpellati, spesso le tv si soffermano sui pareri e le opinioni dei sostenitori del Milan, dell'Inter, della Juve, della Roma o del Napoli, e si guarda all'Udinese con lo sguardo ammirato ma allo stesso tempo distaccato, come se non ci riguardasse da vicino.

Tutti a sostenere quanto i Pozzo in questi 25 anni di presidenza siano stati illuminati, abbiano saputo creare un impero (tradotto: siano tra i pochi investitori sul calcio a guadagnarci, anzichè a rimetterci), e avvalersi di una struttura di dirigenti, osservatori e affiliati da fare invidia a società abilissime nel mondo a occuparsi di scounting.

Però quella componente, spesso irrazionale guidata dal tifo più passionale, come vive la nuova stagione che si sta avviando e che vedrà l'Udinese partecipare alla prestigiosa Champions League?

Chiunque si sarebbe esaltato per il campionato appena vissuto, una cavalcata a dir poco trionfale, una marcia inarrestabile che, a un certo punto, ad alcuni sembrava sfociare addirittura in qualcosa di pià dell'onorevole quarto posto. Prestazioni sontuose, gioco d'attacco spumeggiante, tecnica di base seconda solo al Milan di Allegri, giocatori fuoriusciti dal guscio in modo prepotente.

Ma ora? Da mesi non si parla che dello svuotamento (presunto?) della rosa della squadra, quasi fosse un supermarket (o,meglio una boutique d'alta qualità, visti i prezzi richiesti dalla Presidenza).

Ogni giorno voci di mercato incontrollate, alcune artefatte, altre corrispondenti al vero (e d'altronde basti pensare a tutti i campioni esplosi qui e volati verso altri lidi: da Pizarro, Dossena, D'Agostino, Quagliarella per non parlare in tempi meno recenti dei casi di Bierhoff, Helveg, Amoroso, Fiore) rischiano di minare seriamente il clima della squadra.

O forse no, visto che puntualmente poi la squadra si rialza e scopre di avere tra le mani i nuovi Inler, Zapata, addirittura i nuovi Sanchez (chi lo sa?).

D'altronde l'anno scorso, quasi dal nulla, sono sbucati Armero e Benatia, l'anno prima Asamoah, con un passato nelle giovanili del Torino, atleti che da carneadi ora infiammano le cronache di mercato.

Ma un tifoso credo che difficilmente si accontenti di una stagione monstre e affrontare la Champions senza i giocatori migliori (eccezion fatta per capitan Di Natale, rimasto a Udine con un vero atto d'amore) rischia di diventare un grosso boomerang (vogliamo ricordare i casi recenti di Lazio, Chievo o, peggio, Sampdoria?).

Probabile che i nuovi Doubai, Danilo (non quello cortegiatissimo da Milan e Juventus) e il talentino ex Empoli Fabbrini (il migliore '90 italiano, disse Casiraghi) siano già pronti per gli scenari europei ma permangono dubbi che la prossima rischi di diventare per i friulani una stagione di transizione, anche se è doveroso concedere massima fiducia alla società e al tecnico che così tanto hanno contribuito a questo "miracolo" sportivo. Miracolo di continuità, più che di prestazioni
 

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2 risposte a “Udinese: come potersi ripetere ad alti livelli

  1. Hai pienamente ragione, è quello che spesso mi chiedo anch'io. Forse però la tecnica-Udinese è proprio questa: far crescere talenti (sempre comunque molto bravi) e poi venderli a prezzi stratosferici ( vedi Sanchez, Inler). Poi, con tutti i soldi guadagnati dalle cessioni importanti, si prendono 4-5 giovani sconosciuti ma con grande tecnica e si punta su di loro, facendoli crescere. Certo che affrontare la Champions con tanti ragazzini è un rischio molto grosso, ma abbiamo un esempio internazionale di questo modello: l'Arsenal.

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