Hellas! Quale futuro all’orizzonte?

 

Mentre impazza il calcio mercato e il toto giocatore, per l'Hellas Verona sono ancora vicino gli echi vittoriosi dello spareggio playoff vinto contro la Salernitana in un doppio confronto infuocato, che ha permesso ai gialloblu di tornare in cadetteria dopo ben 4 anni di Lega Pro (il punto più basso dell'ultracentenaria storia del club).
Eppure sembra che il tempo si sia fermato a quella partita e ai grandissimi festeggiamenti seguenti, con migliaia di tifosi che hanno preso letteralmente d'assalto l'aeroporto cittadino di Villafranca per salutare e portare in trionfo i propri eroi.
Si vive sull'onda lunga di quell'entusiasmo carico di significati: rinascita, rivincita, sogno, tradizione, fiducia.

La realtà però, quella indicata dal presidente Martinelli è purtroppo ben diversa, tra continui e frequenti appelli a influenti concittadini di farsi avanti per dare una mano, scongiurando di fatto l'ipotizzata entrata in società con quota di maggioranza dell'imprenditore Bergamelli (a quanto pare già inviso a molti tifosi, in quanto "amico" ed ex socio di Pastorello e Preziosi, colui che "ha fatto fallire il Como!". Questo si origlia, ma in realtà l'uomo dei giocattoli è pure quello che ha ridato una giusta dimensione a una squadra illustre e gloriosa come il Genoa.
Io parlo con distacco, seppur non nasconda di aver speso grandissima parte della mia adolescenza e giovinezza sugli spalti del Bentegodi, in tribuna, poi in curva, poi di nuovo in tribuna e sporadicamente ancora in curva, nel cuore del tifo.

Ho gioito, pianto, provato rabbia per un risultato gettato al vento, per un rigore sbagliato, mi sono pure indignato, talvolta, per gli espliciti riferimenti razzisti. Ma il mio cuore è gialloblu, sin da quando piccino piccino, andavo al seguito di mio padre a buona parte delle trasferte e a tutte le partite casalinghe. Chiudo gli occhi e rivedo tutto, risento le voci dei tifosi, i loro commenti in pulmann sulla via del ritorno ("ma come fa a far giocare Piovanelli!"… "a questa squadra manca il mordente"… "un terzino sinistro come Pusceddu non si vedeva dai tempi di Marangon" e via discorrendo, tra panini al salame durante le soste e gli ascolti in religioso silenzio delle interviste post partita di Tutto il calcio minuto per minuto.

Col senno di poi, posso ben dire che sono stati tra i ricordi più belli che ho di mio padre, quelle domeniche in giro con la corriera (assai gremita) del calcio club del mio paese (di cui mio padre era presidente e vi rimase per una ventina d'anni).
Fatico ad essere obiettivo quando parlo di Hellas ma il mio impeto si è smorzato, e non perchè la squadra in questi anni sia mestamente scesa nelle categorie inferiori (io seguo con notevole interesse i tornei minori) ma perchè è cambiata la mia vita. Quel periodo non c'è più e non parlo di ricordi solo belli dell'Hellas (in fondo quando vinse lo scudetto avevo solo 8 anni e ricordo le emozioni, i colori ma non mi rendevo conto di cosa realmente significasse per una realtà di provincia arrivare a cotanto traguardo). Insomma, io ho vissuto vicino alla squadra molti momenti bui, dalle prime retrocessioni in cadetteria, alla paura del fallimento, a stagioni anonime, ma il tutto mi regalava comunque grandissime emozioni, sensazioni, tumulti. Roba che potevo rovinarmi una domenica se l'Hellas avesse perso una partita!

Poi mi è sparito un mondo al quale associavo per immagini pezzi della mia vita, tra cui il rapporto fatto di complicità e passione per il tifo con mio padre.
Ho sviluppato un interesse generale per le vicende che ruotano attorno al  calcio, ho cominciato a documentarmi sul passato, sulla storia di questa "materia", ho manifestato una simpatia per altri club, lontano dal tifo comunemente inteso, e più ragionato; ho inziato a scrivere di queste cose, con sempre più frequenza, ma in modo più possibile obiettivo.

Osservo la parabola della mia squadra del passato e non posso che augurare un "grande in bocca al lupo" al presidente, ai giocatori, ai tifosi. Ma se devo ragionare da "esterno", da addetto ai lavori, devo fare un atto di onestà e valutare che l'acquisto più importante fatto finora sia stata la riconferma di un grande tecnico come Mandorlini. Ma lo vedo come un anno di transizione quello che andrà ad iniziare, di piccoli passi da compiere. Ne parlo spesso con amici accesi sostenitori dell'Hellas e sembra che tutti siano essenzialmente d'accordo su questo: niente voli pindarici,  piedi per terra e… possibilmente palla in rete!

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