INTERVISTA A LUCA SCICCHITANO, EX TALENTO DELLA JUVENTUS CHE A 27 ANNI NON HA ANCORA SMESSO DI SOGNARE.

Come auspicato al termine di un mio recente articolo su Chiumiento e Scicchitano, entrambi ex giovani calciatori della Juventus nei primi anni del duemila, finalmente sono riuscito a intervistare il secondo, anch’egli autentico talento forgiato nella squadra bianconera, dove ha militato sette anni.

Ringrazio  Luca Scicchitano per la bella e interessante chiacchierata telefonica che ne è susseguita, nella quale il calciatore si è davvero aperto su tanti argomenti, non tralasciando temi “scabrosi”.

D’altronde, quello che ho percepito al telefono è un ragazzo di quasi 28 anni giunto ormai a una piena consapevolezza di sé e delle sue doti, con la maturità acquisita, nonostante la giovane età, di uno che nel calcio ne ha viste tante e di conseguenza non ha più nessun pelo sulla lingua.
Curioso il fatto che uno dei giocatori più talentuosi visti all’opera negli ultimi anni nelle giovanili bianconere sia transitato anche a Cerea, squadra della mia città, per disputare due ottimi campionati di Eccellenza! Il ricordo di Luca è vivido e non nasconde una certa emozione

“Mi sono trovato benissimo a Cerea, sotto ogni punto di vista, la società è sana, forte e la famiglia Fazion mi ha sempre trattato bene. In Veneto sono stato bene, assolutamente, e non è detto che se ci sono le condizioni non possa ritornare. Dopo quei due anni sono tornato in Calabria, ma qui la mentalità calcistica è diversa, sono tornato nella squadra del mio paese, a Cirò Marina, nella Cremissa, in Promozione ma è una soluzione temporanea, mi sento bene e ho molte motivazioni per riprovarci”

Dopo aver appreso questa bella notizia, e speranzoso di rivederlo con la maglia granata del Cerea in una stagione, la prossima, che potrebbe vedere la squadra veronese protagonista in D dopo la bella esperienza di quest’anno, Luca mi confida subito una cosa che in parte mi lascia senza parole. Alla mia domanda sulle emozioni che ha vissuto in carriera, risponde così:

“Guarda Gianni, ho letto con piacere il tuo articolo e ti ringrazio, tuttavia devo rettificare una cosa. Hai parlato più volte di infortuni gravi che mi hanno condizionato la carriera ma purtroppo questa è una diceria, una delle tante, che sono state dette, inventate sul mio conto. Sono stato fermo per pochissimo tempo nelle giovanili della Juve, ma a parte quello l’unico infortunio un po’ serio è stato a Ravenna. In altre circostanze invece queste voci si rincorrevano per mascherare altre verità. E così mi sono ritrovato fuori rosa o ai margini della squadra”

Riavvolgiamo il nastro della memoria e proviamo a capirne di più

“Alla Juventus sono stato 7 anni, molto fruttuosi a livello di risultati e di prestazioni. Giocavo bene, e lo dico con tutta l’umiltà possibile, ero protagonista nel contesto di un gruppo che avrebbe fatto carriera ad alti livelli, ho vinto due tornei di Viareggio, assaggiato la prima squadra, andato in panchina in serie A. Franco Ceravolo aveva una forte influenza in quella Juve e molti passarono al Crotone che in quegli anni era quasi una succursale della Juventus. Ci andarono Mirante, un mio grande amico, Gastaldello, Konko, Paro, Guzman e a gennaio, dopo un breve passaggio all’Avellino, vi finii anch’io. Fui accolto bene, i tifosi mi incitavano, d’altronde ero del posto”

Ricordo che nei forum dei tifosi crotonesi, tu risultavi uno degli idoli e in allenamento parlavano di autentiche prodezze da parte tua

“Difatti andavo bene, capitava però che l’allenatore mi facesse giocare fino al venerdì con la prima squadra e poi mi ritrovavo puntualmente fuori per la partita, nemmeno convocato. Avevo debuttato con l’Avellino ma poi sorsero dei problemi. Andai al Crotone in comproprietà ma rimasi deluso quando scoprii all’ultimo momento di essere stato ceduto del tutto. Speravo di rimanere nell’orbita Juventus, come tanti altri miei compagni ma le cose non andarono così”

Viste le potenzialità e le qualità tecniche dimostrate con la Primavera direi che il tuo pensiero era più che legittimo.

“Invece il mio cartellino divenne tutto del Crotone. Purtroppo il mio procuratore non ebbe molta voce in capitolo, in squadra arrivò anche Nocerino, l’attuale centrocampista del Milan e, quindi, nonostante un buon inizio di stagione, condita da mie belle prestazioni in Coppa Italia come contro l’Empoli, mi dissero che non c’era posto per me e a gennaio passai al Ravenna dove, a causa di quell’infortunio, in pratica l’unico della mia carriera di una certa gravità, giocai pochissimo. L’anno dopo si era in piena bufera Calciopoli, fui a un passo dal firmare per il Modena, poi alla fine non si fece nulla, anche col Pavia la cosa sembrava certa e invece non mi acquistarono più. Cominciarono a girare voci incontrollate su di me, sul fatto che mi allenassi poco e male, per non dire molte altre sciocchezze che riguardavano la sfera personale. Rimasi di sasso quando Bozzo mi disse che c’erano certe voci sul mio conto, assolutamente false! La goccia che fece traboccare il vaso fu quando rifiutai di passare al MartinaFranca, allora in C/1 ma che riversava in gravi condizioni economiche. In pratica, senza tanti giri di parole, mi dissero che non mi avrebbero pagato! E allora dissi no, la dignità non volevo perderla e in fondo possibilità concrete pensavo di averne ancora, visto le mie qualità e la mia esperienza juventina. Purtroppo col senno di poi quel rifiuto mi procurò molti danni, aumentavano le voci negative su di me e feci una prima scelta di vita, ritornare vicino a casa, a Rossano Calabro, in serie D. Purtroppo però la situazione economica non era delle migliori. L’anno successivo fui vicino a tornare nel calcio dei professionisti più volte: mi allenai duramente e per circa 20 giorni con il Manfredonia, squadra di serie C, ma pure con la Pro Patria”

In tutti e due i casi si tirarono sempre in ballo questioni fisiche più che tecniche per giustificare i rifiuti

“E’ vero, Gianni, anch’io leggevo i giornali e rimanevo sbigottito, credimi. A livello fisico ormai stavo bene, avevo recuperato pienamente dall’infortunio ed ero pronto. I provini andarono bene ma non mi presero purtroppo. Ormai ero senza procuratori, senza conoscenze particolari e a certi livelli di professionismo è difficile rientrare nel giro, me ne sono accorto sulla mia pelle. Anche gli stessi giocatori, con alcuni dei quali ero legato da rapporto di amicizia, cominciarono a voltarmi le spalle. Qualcuno si è montato la testa, con altri invece l’amicizia è rimasta inalterata nel tempo, come ad esempio con il portiere Mirante, che sento ancora. E’ stato difficile scegliere, ma a quel punto, pur di giocare accettai di scendere ulteriormente di categoria, sempre qui in Calabria, a Cutro, fino all’incontro col presidente del Cerea Fazion, con cui legai subito. Sono stati due anni molto belli. Poi ci siamo lasciati, sono tornato a casa ma non nego che mi farebbe piacere risentire la dirigenza per parlare del mio futuro. La squadra ha disputato un’ottima stagione, al primo anno di D”

Certo, sentire queste parole da parte di Luca mi fa piacere ma dall’altra ancora non mi capacito che uno con le sue qualità tecniche si ritrova a bazzicare tra i dilettanti.

“Io non sono mai sceso a compromessi, lo posso dire senza problemi. Non ho mai accettato cose che non condividevo. Ormai nel calcio le cose sono state scoperte, sono venute a galla certe schifezze, e io di quel mondo non voglio farne parte. Per questo non direi di no a un eventuale mio passaggio all’estero. Ora è tutto più difficile, perché è da qualche tempo che sono uscito dal grande giro ma a 27 anni mi sento ancora forte, molti arrivano tardi a certi livelli. Ho tante motivazioni, vengo da alcune buone stagioni, io non mollo”

Il pensiero va quindi a Chiumiento, al quale avevo dedicato belle parole in un mio recente articolo

“Davide era veramente fortissimo, il migliore di tutti noi nelle giovanili. Ho sempre pensato sia anche più forte di Giovinco, anch’egli paragonato poi a Del Piero. Io e Chiumiento eravamo legatissimi, lui è svizzero ma i suoi sono campani. E’ un giocatore dalle qualità tecniche straordinarie ma anche molto umile, davvero. E’ andato a giocare in Canada, buon per lui che ha trovato un buon ingaggio e la possibilità di esprimersi ancora ad alti livelli”

Parlando di giocatori esplosi tardi, viene in mente invece il caso di un altro ex talento juventino, Marco Rigoni.

“Rigoni lo ricordo bene, lui era alla Primavera e io agli Allievi. Un giocatore dalle ottime qualità tecniche che sembrava perso in serie C e invece a 32 anni è arrivato in A e dopo una bellissima stagione col Novara, ora si vocifera di un interessamento addirittura del Milan, quindi questo insegna che non bisogna mai smettere di crederci”

E dei tuoi compagni alla Juventus, di quel ciclo fantastico, quali giocatori non hanno fatto quella carriera che era lecito aspettarsi? Mi viene da pensare ad esempio a Fumasoli…

“Mah, se ci pensi quasi tutti esplosero a buoni livelli. Fumasoli credo sia ancora a Pizzighettone, dopo la retrocessione… è vero, anche lui è uscito dal grande giro. Ricordo Gerardo Clemente, anche lui svizzero, credo si sia addirittura ritirato. Benjamin invece era finito in Grecia, però come vedi tutti gli altri hanno raccolto soddisfazioni nel calcio”

Come hai detto tu, oltre alle doti tecniche, a una certa dose di fortuna, contano anche altre componenti

“Esattamente, senza nulla togliere a coloro che ce l’hanno fatta (erano in fondo tutti bravi calciatori) ci sono anche tante situazioni spinose da affrontare. Io invece, arrivato ad oggi, conto di farcela con le mie sole forze”

Hai avuto buone soddisfazioni negli approcci con la prima squadra? Chi tra quei campioni ricordi maggiormente con affetto?

“Come detto, ho avuto modo di allenarmi più volte con la prima squadra, di andare in ritiro e anche in panchina più volte, purtroppo senza debuttare. Ricordo bene Montero, era veramente bravo nell’accogliere noi giovani, gli piaceva scherzare. Era, ed è, davvero una grande persona”

A livello tecnico, hai giocato sia da mezzapunta, sia da interno/mezz’ala fino a retrocedere già nell’ultimo anno della Primavera come playmaker davanti alla difesa. Ricordo una tua bellissima partita d’agosto tra Juve A e Juve B con te maglia numero 4 in cabina di regia! Qual è il ruolo a te più congeniale?

“Sicuramente il regista arretrato alla Pirlo! Ricordo benissimo quella partita, nel primo tempo chiudemmo avanti di due gol, poi entrarono campioni come Del Piero e Trezeguet e perdemmo 7 a 2! Da regista ho la possibilità di costruire gioco, mi ci trovo bene e in pratica sono diversi anni che giostro lì”

Un ruolo alla Pirlo dove Scicchitano può davvero far valere le proprie qualità tecniche e la sorprendente visione di gioco.

Al termine della lunga chiacchierata ciò che mi porto dietro è il ritratto di un giovane e sfortunato calciatore, dotato di grande talento, con ancora tanta voglia di emergere e di prendersi le sue rivincite. Un uomo con la testa sulle spalle, a cui auguro davvero di rientrare presto in pista nel contesto di un progetto serio che possa esaltarne le qualità.

In bocca al lupo Luca!

PELLEeCALAMAIO incontra MARCO NOTARI

E’ un piacere grandissimo per me ospitare uno dei più interessanti cantautori rock del panorama nostrano. Mi fa un po’ rabbia parlare nel caso di Marco Notari come di un talento “emergente” della musica italiana, perché uno che ha pubblicato 3 album di notevole fattura come lui meriterebbe ben più considerazione da parte di un vasto pubblico e non solo una, seppur piacevole, ammirazione pressoché totale degli addetti ai lavori e del pubblico “alternativo”.

1) “Ciao Marco, grazie per la tua disponibilità, partiamo da qui: dal fatto che in Italia non basti produrre ottimi album a tinte “rock”, variegati e ricchi di qualità per arrivare al grande pubblico, sempre che ti interessi ovviamente. Io parlo così, perché ti ascolto da sempre, come seguo gran parte della scena alternativa italiana e canzoni come le tue ne ho sentite ben poche”

Innanzitutto ti ringrazio. Forse in Italia mancano una serie di contenitori all’interno dei media televisivi e radiofonici in grado di veicolare una certa scena musicale verso il grande pubblico, e probabilmente questa situazione si è ulteriormente accentuata negli ultimi anni.Questo fa sì che nel nostro ambito ci siano artisti con un pubblico anche notevole il cui nome resta però sconosciuto alla maggior parte degli italiani. Penso che parte del problema derivi dal fatto che in Italia nella mentalità di molti addetti ai lavori esiste una distinzione molto netta tra la musica “culturale”; se così vogliamo chiamarla, e la musica riconducibile invece al mondo dello spettacolo, che segue regole sempre più asfittiche e costringenti. Tutto ciò che non fa parte di questa seconda categoria fatica ad esistere in televisione e su molti dei grandi network radiofonici. Sicuramente questo è anche un segnale di una certa arretratezza culturale del nostro Paese.

2) “Essendo tuo amico su facebook ho avuto modo di ascoltare il tuo ep nuovo, davvero notevole, contenente canzoni già note in versione diverse e una bella cover di De Gregori. Questo nuovo lavoro rientra nell’ambito di un progetto importante. Ne vuoi parlare ai miei lettori?”

Sì, esatto. Questo nuovo ep è stato pubblicato in collaborazione con la LAV in occasione delle giornate nazionali contro la vivisezione. Sostanzialmente l’idea è nata a partire dal testo della titletrack dell’ep che tratta appunto il tema della vivisezione e più in generale parla degli abusi dell’uomo sugli altri animali. Quando ho pensato a come realizzare il videoclip del brano (che uscirà nei prossimi giorni), è nata l’ideadi chiedere delle immagini alla LAV che rappresentassero una testimonianza di ciò di cui parla il testo. A quel punto ci siamo resi conto che l’uscita dell’ep cadeva in prossimità delle giornate nazionali contro la vivisezione e ci è parsa una bella idea sostenerci a vicenda.

3) “Hai pubblicato 3 album uno diverso dall’altro: il primo, più scarno e viscerale se vogliamo e subito proiettato in classifica; il secondo pietra miliare, caleidoscopico, più ostico; infine “Io?” che a mio avviso è il tuo disco più completo, più ricco di sfumature e con degli arrangiamenti innovativi, ricco di psichedelia, rumore ma anche dolcezza. Partiamo dal tuo esordio, che ebbe buona risonanza presso alcuni network. Ti aspettavi questo improvviso consenso da parte degli appassionati?”

Sinceramente no. Nel momento in cui ho realizzato “Oltre lo Specchio” per me rappresentava già un punto di arrivo il fatto di vedere le mie canzoni pubblicate, e non avevo molte idee su cosa aspettarmi. In realtà nell’anno successivo alla sua uscita il disco ha ottenuto molti riconoscimenti importanti, il che ha rappresentato una bellissima sorpresa ed un bel primo passo nel mondo della discografia.

4) “Per “Babele”, si è parlato a ragione di concept album. Io quando lo ascoltai all’inizio feci fatica: avvertivo uno stacco notevole rispetto alle più immediate tracce di “Oltre lo specchio”. Com’era nata in te l’idea di abbracciare determinate tematiche?”

Sono sempre stato attratto dai dischi che si sviluppano seguendo un filo conduttore e così tutti i testi di “Babele” sono natia partire da questo racconto che avevo scritto e che parlava di Cristiano e Lucia, due ragazzi che decidono di fuggire dall’Italia alla ricerca di un mondo diverso e di conseguenza anche di se stessi. Anche a livello musicale è sicuramente un disco più ricercato e meno immediato rispetto ad “Oltre lo Specchio”, fondamentalmente è un viaggio attraverso le paure e lo smarrimento della nostra generazione, visto attraverso gli occhi di un ragazzo e di una ragazza in procinto di entrare nell’età adulta.

5) “Arriviamo a Io?. Noto un’incredibile varietà creativa, dalla splendida “La terra senza l’uomo” (titolo tra l’altro del tuo nuovo ep), alla più riflessiva “Le stelle ci cambieranno pelle” alla metaforica e bizzarra “Hamsik”, in odor di elettronica ad altri pezzi in cui ti sei sbizzarrito. Eppure la tua sembra una creatività “ragionata”, più che vera foga creativa. Come sono nati questi pezzi? Sei un artista che scrive perennemente e sta sempre con le antenne dritte sulla realtà oppure il lavoro in studio è certosino e lungo?”

Devo dire che mai come in questo caso il lavoro in studio è stato meticoloso. In questo mi ha aiutato molto la possibilità di realizzare quasi tutto il disco nella mia sala prove, concedendomi di fatto molto tempo per lavorarci. Con il produttore artistico Andrea Bergesiosi è creato da subito un clima molto creativo e ci siamo divertiti a sperimentare molto, perfino una scatola di cartone che avevamo in sala prove è diventata una percussione in ben tre brani. E’ un disco pieno di suoni: glockenspiel, chitarre in reverse, fiati, pianoforti, elettronica e molto altro. In questo senso un apporto molto importante è venuto anche dai Madam, i musicisti che suonano con me anche dal vivo (Luca Cognetti che ha anche co-prodotto il disco con me, Roberto Sburlati e Pax Caterisano) e da TaketoGohara che si è occupato dei mix.

6) “Ti sei lanciato in un “Neverending tour”, praticamente suoni ovunque. Quanto è importante in questa determinata fase storica proporre la propria musica dal vivo? Molti si lamentano che i social network hanno cambiato per sempre la percezione della musica, ma mi sembra che tu concili bene la tecnologia, il rapporo con i fans in rete e la tua presenza sui palchi di tutta Italia”

Sicuramente proporre la propria musica dal vivo continua ad essere un momento molto importante a livello promozionale, oltre che gratificante a livello umano. La maggior parte dei dischi ormai si vendono ai concerti, e nonostante la crisi del nostro settore tocchi anche il live resistono ancora in Italia alcune isole felici per quanto riguarda la musica dal vivo. Per quanto riguarda il web, sicuramente ha cambiato la percezione della musica oltre che il mercato musicale. D’altra parte credo questo momento così difficile per il nostro settore ci dia la possibilità di provare a reinventare e ricostruire da zero, anche passando attraverso il web ed iniziando a vederlo come una risorsa e non come un ostacolo.

7) “Quali sono le band o gli artisti che ti senti di consigliare vivamente? Parlo di realtà “sotterranee”, ma se ti varaccontaci un po’ anche dei tuoi ascolti nella “cameretta”, quando ancora il mestiere di cantante lo sognavi”

Di realtà sotterranee interessanti in Italia ce ne sono moltissime, ed alcune per fortuna sono riuscite o stanno riuscendo ad affermarsi presso un pubblico più ampio. Penso ad esempio ai Perturbazione e a Brunorisas, piuttosto che a progetti più giovani ma molto interessanti quali Egokid, Giuliano Dottori o Di Martino, i cui ultimi dischi mi sono piaciuti moltissimo. Per quanto riguarda i miei ascolti da cameretta sono tanti, i Radiohead ed i Sigur Ros sicuramente i più duraturi negli ultimi dieci anni.

8) “Spesso si parla con disprezzo di molti stereotipi che riguardano la cosiddetta scena indie, che alla fine è sempre esistita, magari chiamandosi in modi diversi (underground, alternativa). Il fatto che spesso ci si chiuda in sé stessi, con la propria “tribù”, si seguano certe mode ecc.. Tu che sei considerato tantissimo da questa scena, che ne pensi? Ha ancora senso parlare di indie e mainstream? O è tutta una invenzione della stampa?”

Penso che oggi a livello pratico abbia sempre meno senso questa distinzione tra indie e mainstream, ormai quasi tutti gli artisti di fatto si autoproducono o quasi, fatta eccezione per quelle pochissime grandi produzioni che riescono a sopravvivere. Inoltre non credo che la maggior parte degli artisti che oggi fanno parte della cosiddetta scena indie (o in qualsiasi modo la vogliamo chiamare) si vogliano precludere in partenza la possibilità di arrivare al grande pubblico, ed è un atteggiamento che condivido.

Avrei mille altre cose da chiederti ma direi che i miei lettori potranno essere più che soddisfatti dalle tue risposte. In ogni caso spero davvero di vederti presto a una data.

In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti Marco


Questa storia qua – il film… emozionante docu-film alla ricerca delle origini di Vasco

A scanso di equivoci prendo subito le distanze da chi mi criticherà di voler fare “l’alternativo” per poi dedicare invece un articolo a un artista chiaramente commerciale come Vasco. Primo: non sono un fanatico; secondo: eventualmente non mi fregherebbe niente parlare di un prodotto che comunque mi è piaciuto, indipendentemente che sia “di nicchia” o per la massa.

In fondo non ho davvero mai badato a etichette, e allora perchè non dire la mia su un bellissimo dvd, per  nulla autocelebrativo, come “Questa storia qua – Il film” diretto dai giovani Alessandro Paris e Sibylle Righetti?

Attendevo l’occasione per vedere un determinato spaccato dell’esperienza artistica di Vasco, quello più legato alle origini paesane e meno orientato alle masse e grazie al regalo di compleanno di mio fratello Nico sono stato ripagato.

Dicevo, nulla di celebrativo o agiografico, ma piuttosto la necessità e la volontà di riappropriare il cantautore, da più parti definito l’unica vera rockstar nostrana, alla sua terra, alla sua gente, quella che l’ha visto crescere, che l’ha supportato ma spesso e volentieri anche “sopportato” e che ne ha in presa diretta osservato silenziosamente l’ascesa nell’olimpo della musica italiana.

Tantissime testimonianze, da quelle simpatiche e assolutamente personali della madre e della “zia”, in realtà una cara amica di famiglia, al grande Gherardi, uno dei suoi migliori amici che ammette, non senza rimpianti, di essersi accontentato di una vita “facile” rispetto a Vasco che, invece, da subito ha lottato contro tutto e tutti per seguire la sua strada, lasciando spazio alla sua vera natura. E poi Santagata, Ferlito, Manola Righetti, lo psichiatra Angelo Righetti, Lucio Serra, ovviamente Gaetano Curreri e Floriano Fini e tanti tanti altri personaggi fondamentali che il rocker ha conosciuto durante la sua carriera, intrecciando sogni e musica. La parte più interessante a mio avviso riguarda i filmati d’epoca e le registrazioni di alcuni stralci di puntate radio, nella mitica “Punto Radio”, forse la primissima radio davvero libera nei contenuti e nella filosofia di fondo.

E poi, le primissime canzoni, le esibizioni, la visita al pub di Manzini, il ricordo commovente del grande Massimo Riva, a cui Vasco era indissolubilmente legato. Alle testimonianze dirette degli amici si affianca la voce narrante dello stesso cantautore che ricorda con affetto alcune pagine cruciali della sua vita, dalla perdita del padre, quando ancora lui era un semplice deejay, lontanissimo da ogni possibile sogno di gloria e successo alla voglia di uscire dal guscio, nonostante un’innata timidezza che mascherava abilmente con la sfrontatezza e l’uso di sostanze per fini soprattutto pratici, come riuscire a superare certe impasse col primo pubblico e sentirsi così più forte, con maggior autostima. Inutile dire che Vasco non inneggia certo alla droga ma a modo suo cerca di far comprendere i motivi che possono portare ragazzi anche talentuosissimi (e il riferimento corre inesorabilmente al prodigioso Riva, che a 13 anni già padroneggiava alla grande la chitarra e bazzicava curiosamente la radio) a bruciarsi letteralmente, perdendo il controllo di sè, finendo preda della dipendenza.

Stupendi alcuni extra, come le canzoni che un ventottenne Vasco ( non ancora famoso, anche se già aveva fatto uscire i primi due lp, tra cui quello contenente l’immortale “Albachiara” che solo negli ’80 diventerà il classico che tutti conosciamo) eseguirà in una chiesa, accompagnato da un coro. Un ragazzo che pare pieno di gioia, capace di divertirsi in un contesto lontano dalle arene rock, così come dall’immagine stereotipata che di lui ci veniva consegnata dai media.

Permane un senso di malinconia profondo per un mondo che ora non c’è più, per un’epoca in cui davvero si credeva di poter cambiare il mondo, anche solo con la forza delle sole parole. Un film che ha saputo emozionare, d’atmosfera, sobrio e che mostra un Vasco genuino, sincero fino al midollo, capace ancora di sfornare brani significativi come ad esempio quella “I soliti” che riecheggia in molte parti del dvd.

Scrivere un saggio musicale? Un sogno che presto potrebbe diventare realtà!

Da quando ho ripreso il lavoro a tempo pieno – fortunatamente il periodo di convalescenza dalla malattia è durato meno del previsto, 4 mesi – i momenti per scrivere sono meno frequenti, specie se poi si hanno anche delle cose incombenti (e molto importanti) da mandare avanti spedite, tipo.. che so? I preparativi di nozze :-)

In ogni caso, durante il periodo di riposo di carne al fuoco ne ho messa tanta, così mi ritrovo non con uno, ma con due nuovi progetti letterari (a esser pignoli anche tre, visto che parlando al telefono con il mio editore, si è ventilata anche un’ulteriore ipotesi– ancora top secret per il “grande” pubblico!).

In teoria non ho fretta per quanto riguarda la pubblicazione del nuovo romanzo. Sento infatti che il tempo di… “Verrà il tempo per noi” non è affatto finito, a giudicare dalla recentissima nuova ristampa, dalle recensioni che appaiono su ibs – e che aumentano settimanalmente, grazie mille davvero – e dalla partecipazione ai primi Premi Letterari di cui ancora non si conoscono gli esiti. Inoltre, ora che sto bene, posso riprendere pure il discorso delle presentazioni abbastanza serenamente: non a caso, ho rivisto due sabato fa la professoressa delle superiori che era molto interessata a ospitarmi a scuola per parlare del mio romanzo ai suoi studenti.

Quindi, alla luce di tutte queste cose, per quanto io abbia iniziato a scrivere il nuovo romanzo (e ne sia molto orgoglioso) direi che al momento è meglio lasciarlo in stand-by e proporlo al mio editore per il 2013, anno a cui in teoria era destinato. La storia è tutta delineata, non ci sono problemi per me a stopparla per dedicarmi maggiormente all’altro progetto di cui Salvatore Giordano è molto entusiasta. Alludo alla mia idea di pubblicare un saggio esistenzialista/musicale sui mitici anni ’90, gli stessi che hanno sancito il mio passaggio dalla fase adolescenziale/giovane a quella adulta. Scrivere un saggio è sempre stato un mio sogno, ho iniziato qualche mese fa a preparare delle schede e… pur non svelando la tipologia di saggio, a metà comunque tra il romanzo, l’autobiografia e la saggistica vera e propria, ne ho riferito prontamente all’editore che mi ha rinnovato il suo entusiasmo e la sua fiducia.

Perciò ora sono concentrato su questo versante, con mia grande soddisfazione, certo di poter consegnare uno spaccato autentico e ben documentato, oltre che “sentito” nel profondo di un’epoca particolarmente ricca e innovativa per il panorama nostrano… e non mancheranno delle “perle” intrise di nostalgia tra le pieghe delle storie, perchè si sa che quando l’età comincia inesorabilmente ad avanzare il ricordo del passato spesso si trasfigura e fa apparire migliori molte cose rispetto al tempo attuale, anche se in realtà mai come in questa fase della mia vita sono ricco di energia positiva e in pieno fermento.

Capolavoro Pescara, di nuovo in A dopo 19 anni!

E così le due promozioni dirette per accedere in serie A sono state archiviate con 90 minuti di anticipo. Se per il Torino si poteva trattare di un semplice punto da conquistare in territorio amico (e considerando gli altri 3 punti che potrebbero giungere, a mio avviso giustamente, dalla partita di Padova, la promozione è più che legittima), per il Pescara la partita di ieri avrebbe potuto rappresentare più di un’insidia, col il concreto rischio di rilanciare indirettamente le quotazioni di Verona e Sassuolo, mai dome.

Invece la Sampdoria, in forte ascesa (e per molti la vera favorita per il terzo posto disponibile a salire di categoria) si è ritrovata già matematicamente ai playoff per la sconfitta netta dei padovani qualche ora prima e ciò ha fatto perdere brio e mistero a una gara altrimenti combattutissima.

Il Pescara di Zeman ha così affrontato gli avversari con uno spirito arrembante, lo stesso visto in mostra per quasi tutta la durata di un campionato lungo ed estenuante.

Se alla vigilia erano proprio Padova e Sampdoria le super favorite, in virtù di un organico sulla carta da serie A , ci ha messo ben poco la squadra abruzzese a mostrare di che pasta era fatta. Già dopo 2 giornate si parlava di calcio spettacolo, di ritorno di Zemanlandia e gli aggettivi si sprecarono per quei validissimi giovani giocatori di cui nel frattempo tutti gli appassionati di calcio e gli addetti ai lavori (a cominciare da Prandelli che li tiene sotto stretta osservazione, avendone già pre-convocato uno in vista degli imminenti Europei) hanno imparato a conoscere: le implacabili punte Immobile, super cannoniere della B e Insigne, sorta di Messi italiano, il delizioso regista alla Pirlo Verratti, i difensori centrali (poco più di 40 anni in due) Romagnoli e Capuano e poi tanti altri interpreti, non ultimo il diciottenne Caprari, il Cristiano Ronaldo delle giovanili della Roma che ieri ha steso con due stupendi gol il portiere argentino Romero.

Che accadrà ora al Pescara, tornato in serie A dopo quasi 20 anni? Semplice, se restasse Zeman, declinando così le avance di una Fiorentina in cerca di rilancio e nuova immagine, le prospettive potrebbero essere davvero rosee, considerando che tutti i suoi giocatori chiederebbero assolutamente di rimanere alla corte del Maestro. Insigne, Immobile, Verratti si gioverebbero dei suoi insegnamenti per accumulare preziosa esperienza in un campionato assai difficile, e poi potrebbero continuare su eccellenti vette di rendimento giocatori che prima d’ora in carriera non erano mai esplosi: Cascione, Nielsen, Sansovini, Balzano. Insomma, con il boemo alla guida, i sogni dei tifosi pescaresi si possono rimettere in moto, viceversa la società dovrebbe essere brava eventualmente a trovare un sostituto che non snaturasse l’impianto della squadra (un po’ quello che successe a Bari quando, dopo la splendida promozione con Conte alla guida, in serie A la squadra fu affidata a Ventura che proseguì sul solco del predecessore, proponendo lo stesso calcio spettacolo e lanciando giocatori ormai affermati come Bonucci, Meggiorini e Ranocchia).

Nel frattempo, giusto che inizi la festa e a noi non resta che ringraziare questa squadra per lo splendido calcio esibito per più di 40 giornate!


Torino… manca solo un punto!

La matematica non è un’opinione, una frase sin troppo ovvia utilizzata in più ambiti della nostra esistenza. Associata al calcio, però diviene formula atta a rassicurare o scoraggiare intere schiere di tifosi che, spesso si affidano a conti, pronostici e scommesse – in senso buono – per trarre bilanci e opinioni definitive.

Dunque, la matematica… quella che, a dire la verità, manca ancora al Torino per poter festeggiare, anche se “quel” punticino che ancora manca sembra non spaventare più di tanto il popolo granata, solitamente così scaramantico da ridurre facili entusiasmi. Ma se persino il sobrio Ventura si è concesso il lusso di festeggiare in mezzo al campo tra tifosi in delirio e giocatori ebbri di gioia, forse è il caso di gridare, cantare, saltare e riconoscere che il grosso del lavoro è stato davvero compiuto egregiamente.

Troppi anni separavano il Toro dalla massima serie, la B sembrava ormai assimilata, anche se mai digerita dall’esigente pubblico granata, che convive da sempre con un destino beffardo, quello di non aver mai potuto gioire del tutto dei successi, visto che il fato, la storia, la leggenda è sempre dietro l’angolo.

Torino, nonostante l’agguerrita concorrenza, ce l’hai davvero fatta e i meriti sono da dividere a tutti i giocatori della rosa, sapientemente guidata da un tecnico navigato ma ancora innovativo, curioso, moderno nell’interpretazione della gara e abile nella capacità di saper far giostrare al meglio i suoi giocatori, esaltandone le caratteristiche.

Protagonisti attesi e nuovi, vecchi e giovani hanno confezionato il campionato (quasi) perfetto, forte di esperienza, grinta, tecnica e concretezza, più che di spettacolo puro.

Ecco il mio omaggio a un gruppi di  calciatori che ha contributo a questo splendido traguardo:

1 Davide Morello – poche volte chiamato in causa, il portiere che Ventura conosceva dai tempi di Pisa è il classico dodicesimo esperto e affidabile, sempre pronto alla bisogna

3 Danilo D’Ambrosio – parte col freno a mano tirato, rincalzo di Darmian ma, specie nel girone di ritorno, ha modo di farsi valere, segnando gol pesanti e correndo sulla fascia destra come ai tempi del primo anno granata. Rivalutato in extremis

4 Migijen Basha – l’atipico biondo svizzero sfodera prestazioni maiuscole, prediligendo atletismo e dinamismo alla pura qualità, che pure è in grado di assicurare. Seconda promozione consecutiva dopo quella di Bergamo: portafortuna.

5 Valerio Di Cesare – se ai tempi del suo precoce passaggio al Chelsea sembrava l’erede di Nesta, con gli anni ha dimostrato la sua affidabilità, pur non avvicinandosi a simili vette.

6 Angelo Ogbonna – l’orgoglio granata, prodotto del vivaio, insuperabile, pronto per una Grande, anche se il sogno di un tifoso sarebbe quello di vederlo diventare davvero grande con la sua squadra del cuore. DEVE andare agli Europei, non ci sono in Italia tanti difensori migliori di lui

7 Mirco Antenucci – abile sia in attacco che sulle fasce, dove appare un po’ sacrificato, lui così affine con le reti avversarie. Non lesina mai impegno e volontà, un grande!

9 Rolando Bianchi – a livello realizzativo il Capitano non incappa nella sua migliore stagione ma resta un simbolo della squadra, un leader, oltre ovviamente a un grande attaccante che si merita una carriera da protagonista in A, come ai bei tempi di Reggio

10 Alessandro Sgrigna – in avanti per lunghi tratti vigeva il turn over più ferreo ma Sgrigna ha fatto valere più volte la sua tecnica cristallina, da vero fantasista offensivo. Ha onorato la maglia numero dieci, che qui a Torino ha davvero un significato particolare.

11 Manuel Iori – poco appariscente ma terribilmente efficace il play granata, che come un diesel non si ferma mai. Ordinato e preciso, mai una giocata fuori posto

16 Luciano Zavagno – altro fedelissimo di Ventura, che l’ha scelto per la sua esperienza e affidabilità, non ha praticamente mai giocato.

19 Alen Stevanovic – super talento della serie cadetta, ormai pronto per grandi palcoscenici da conquistare sotto la Mole. Una furia sulla destra, un giocatore trasformato rispetto al timido laterale visto all’opera l’anno precedente. Determinante in più occasioni

20 Giuseppe Vives – giocatore universale, esperto, opera in tutta la zona mediana ma all’occorrenza anche sulle fasce. Concede poco alla platea ma il suo lavoro si sente eccome

22 Stefano Guberti – a lui va l’oscar della sfortuna! Pezzo pregiato della campagna acquisti si rompe subito per infortunio. Torna quando la squadra è già ben oliata ma come lui pochi sanno giocare sulla fascia, visto come riesce ad abbinare perfettamente qualità e quantità.

23 Sergio Suciu – il giovane rumeno, torinese d’adozione, da sempre colorato di granata, gioca poco ma mostra doti interessanti, non più mezzapunta come nelle giovanili ma vero e proprio regista. Confidiamo nel suo pieno recupero e in un maggior minutaggio.

25 Kamil Glik – probabilmente andrà all’Europeo e parte del merito è anche di Ventura che lo ha sponsorizzato a dovere. Grezzo, apparentemente lento ma pure fortissimo nel gioco aereo e mai a disagio, possedendo una forte personalità

27 Giuseppe De Feudis – preziosissimo gregario, quando gioca fa bene la sua parte di disturbatore silenzioso. Corre come un robottino, si appiccica al regista avversario, riuscendo spesso e volentieri a limitarlo. Averne di riserve così!

28 Alessandro Parisi – il terzino sinistro, già in Nazionale, è un altro degli uomini di Ventura. Ormai ultratrentenne limita le discese in fascia, una volta innumerevoli, ma garantisce grande rendimento.

30 Salvatore Masiello – anche lui a Bari (ma non solo) con il tecnico, si è fermato a lungo per infortunio. Può giocare su tutta la fascia mancina, bravo sia come terzino che come laterale offensivo.

33 Juan Surraco – meno arrembante del contraltare Stevanovic, ma dotato di maggior tecnica, quando gioca mostra spesso numeri d’alta scuola. Non ancora esploso secondo le sue potenzialità ha esaltato spesso i tifosi con i suoi dribbling alla Claudio Sala

34 Ferdinando Coppola – portiere affidabilissimo, si infortuna gravemente nella seconda parte della stagione, cedendo giocoforza il suo posto a Benussi

36 Matteo Darmian – sembrava timido e acerbo nel ruolo di terzino destro, invece si è fatto trovare pronto. Umile, volenteroso, il classico bravo ragazzo che però sa anche tirar fuori gli artigli quando occorre, come tradizione granata insegna.

50 Francesco Pratali – non ha giocato moltissimo l’esperto centrale ex empolese, ma fisicità e tecnica gli appartengono e non si tira certo indietro quando viene chiamato in causa

69 Riccardo Meggiorini – arrivato a gennaio dopo la delusione novarese, ha una voglia matta di riconquistarsi sul campo la massima serie. Entra nel cuore dei tifosi con la sua grinta, il suo furore e i suoi gol sempre decisivi.

77 Christian Pasquato – mezzapunta che in B può fare la differenza, con un magico piede destro, specie su punizione, si è inserito bene nei meccanismi della squadra, pur contribuendo poco in termini di gol

90 Nnamdi Oduamadi – il talento è innegabile e la carta di identità gioca certo a suo favore. Per l’ex milanista una serie di belle giocate, soprattutto nel girone di andata, la giusta esperienza che va accumulandosi per diventare sempre più protagonista

92 Simone Verdi – per il ventenne prodotto delle giovanili del Milan una bella stagione, fino all’arrivo di tanti validi interpreti nel reparto offensivo che hanno finito inevitabilmente per sopravanzarlo nelle scelte del mister. Ala destra o sinistra velocissima, in possesso di buona tecnica.

99 Francesco Benussi – scende di categoria per contribuire alla grande alla promozione del Toro. Ricco di personalità, in grado di guidare la difesa da leader.

Mary per sempre

Un post  che a qualcuno potrà sembrare… “autobiografico”. Ok, il titolo mi auguro sia profetico, anzi, sono sicuro che sarà così, per il resto forse sarebbe meglio che lei non leggesse, perchè so che potrebbe “arrabbiarsi” non volendo stare in prima fila.

Di lettere in questi anni ne ho scritte tante a lei indirizzate, è bello per me comunicarle il mio sentimento e rinnovarlo ogni volta.

A volte le parole non servono o forse per una volta verrò tacciato di eccessivo romanticismo ma non me ne curo più di tanto. Lei sa  quanto la ami, quanto sia importante per me.. lei, così forte, sicura, capace di proteggermi, di starmi vicino, di amarmi per come sono, con i miei pregi e i miei (tanti!) difetti, di tollerare situazioni che non dipendono da noi, di trasmettermi la sua passione, il suo Amore e il suo genuino modo di essere, senza strafare o mostrarsi meglio di come già è.

Non ama i riflettori, nonostante una bellezza innata, preferisce agire nelle retrovie, predilige nettamente i fatti alle parole. Io, pur nella mia timidezza, che alcune persone proprio non mi riconoscono, sono più bravo a “buttarmi”, rischiare, a stare in prima linea… posso affrontare anche molta gente, come ad una presentazione, un convegno, un incontro pubblico, un’aula piena di studenti e cavarmela ma lei è sempre al mio fianco, a infondermi sicurezza e fiducia.

Riguardo la bellezza, poi, ne sono rimasto stregato e ancora mi abbaglia giorno per giorno, così come il suo sorriso che mi irradia le giornate e la sua solarità, il suo modo di stare in mezzo alla gente.

Grazie perchè sei speciale, unica, perchè ci sei, perchè mi fai stare bene e dai senso alle mie giornate… le colori di luce nuova, sei presente e sarai futuro dei miei giorni.

Workers – Pronti a tutto… un film divertente nato per far riflettere

Finalmente ho assistito a una commedia italiana brillante e divertente. “Workers – Pronti a tutto” del giovane Lorenzo Vignolo, un regista che dopo innumerevoli videoclip, soprattutto in ambiti indie-rock, è approdato al suo terzo lungometraggio denotando un’abile mano e la capacità di serrare i ritmi rendendo moderna e frizzante la pellicola.

Ancorati strettamente alla realtà i personaggi che compongono questo film sono credibili, godibili e genuini, dipanandosi in tre micro storie accomunate tra loro dal racconto in presa diretta dei due soci in affari “Sandro & Sandro”, alle prese con un’agenzia di lavoro interinale. I due ex “cavalli marci” mischiano ironia e rispetto nei confronti dei loro assistiti, e cercano con solerzia di trovare dei lavori ideali, anche se di questi tempi si è pronti a tutto.

Surreali e a volte estremi i mestieri proposti e accettati tra mille ritrosie, fino a un inevitabile quanto gradito happy end. Bravissimi alcuni protagonisti, su tutti il simpatico Dario Bandiera, scoperto come imitatore e simulatore di rumori ma ormai a suo agio nei panni dell’attore; Alessandro Tiberi si ritrova a fare il badante a un irresistibile quanto cinico disabile (il grande Pannofino) , e alla fine ne scaturisce un finale alla “Quasi amici”, seppur politicamente poco corretto. Insolito Briguglia in versione “commedia”, splendide le due interpreti femminili, la magnetica Daniela Virgilio, già apprezzata in “Romanzo Criminale – La serie” e la più solare e sbarazzina  Nicole Grimaudo, alle prese con un  ruolo particolare, di truccatrice di defunti. Un film irresistibile, nato tuttavia per far riflettere. Consigliato a chi crede che la commedia all’italiana si debba per forza mischiare con la volgarità e la banalità.

Il Pagellone della serie A – parte 2

LAZIO

Sempre in lotta con l’Udinese per il terzo posto, e poi risucchiata da Napoli e Inter, paga caro i tantissimi infortuni che l’hanno falcidiata nei momenti chiave del campionato. Dissidi tra Reja e Lotito a parte, il connubio se ripristinato può dare ancora grandi frutti.

Big KLOSE – Che impatto con la serie A per l’esperto fromboliere tedesco di origine polacche. A 34 anni non ha ancora smesso di segnare, mostrando una tenuta atletica invidiabile.

Sorpresa LULIC – presentato come l’erede di Kolarov, è forse ancora meglio nella sua capacità di giostrare in più ruoli lungo la corsia mancina. Efficace in fase di spinta, sostiene il fronte offensivo e trova gol con una certa frequenza. Non ha fatto rimpiangere Mauri, a lungo assente per infortunio. In forte ascesa il giovane Diakitè, una sicurezza Marchetti, finalmente riconsegnato al calcio giocato dopo le incomprensioni di Cagliari.

Delusione DIAS – il gigante brasiliano incappa in una stagione-no, vittima spesso di un esagerato e incontrollato nervosismo che gli causa espulsioni e svarioni. Deve ritrovare serenità.

LECCE

Partita ad handicap, troppo timorosa e inesperta, con l’arrivo di Cosmi la squadra salentina ha ripreso vigore, tornando clamorosamente in pista per un’insperata salvezza, trascinata dai giovani Muriel e Cuadrado e dai veterani Di Michele, Giacomazzi e Delvecchio. Arriva allo sprint finale in chiaro debito d’ossigeno e saluta la A.

Big MURIEL – a soli 21 anni è spesso lui da solo a tenere vive le speranze salvezza. Velocissimo,quasi imprendibile, ricorda a ragione Ronaldo, il Fenomeno, e non solo fisicamente. Più concreto nel girone di ritorno, se affina meglio la mira, può diventare il crack della prossima stagione, visto che lui in serie A ci rimarrà.

Sorpresa CUADRADO e BRIVIO –  i due laterali designati a coprire tutta la fascia di competenza, calano appena nel finale, al cospetto di una stagione davvero sopra le righe. Il colombiano segna pure gol da cineteca, da timido terzino si ricicla formidabile cursore, quando non fantasista. Brivio, invece, da anni considerato una promessa, tira fuori gli artigli e, dopo la cessione di Mesbah al Milan, gioca col piglio dei veterani, prendendosi pure responsabilità (come nei calci di punizione, in cui appare spietato)

Delusione ODDO – Sembrava essersi rigenerato, abile sia da terzino che da difensore con la sua preziosa esperienza ad alti livelli, invece nel momento clou della stagione scompare per dissidi con l’allenatore e lascia i compagni di reparto in grave difficoltà. Male anche il portiere brasiliano Julio Sergio, che ha perso il posto in favore del più volenteroso Benassi.

MILAN

Allegri non è riuscito in uno storico bis ma a lungo ha duellato con la Juventus, con la quale ha recriminato per un gol fantasma di Muntari non assegnato nello scontro diretto contro i bianconeri. Troppi infortuni, rosa corta e composta da vecchi gladiatori al passo d’addio. Bene El Sharaawy, nome nuovo del calcio italiano, ritrovato Cassano dopo la grande paura per motivi di salute e scelte spesso vincenti della dirigenza. Ma per l’anno prossimo sarà dura avvicendare così tanti campioni che se ne vanno (Inzaghi, Gattuso, Seedorf, Nesta, Zambrotta, Van Bommel, Flamini).

Big IBRAHIMOVIC – Quasi da solo tiene accese fino all’ultimo le speranze di rimonta scudetto. Mai così implacabile sotto porta, nemmeno ai tempi dell’Inter, è un leader naturale, esempio per tutti. Deve ancora limare delle defaillance caratteriali, che lo portano spesso a “scontrarsi” con gli arbitri.

Sorpresa NOCERINO e MUNTARI – Il primo è la vera rivelazione, riuscito a imporsi in una “grande” con il piglio del “grande”. Solido, tecnico, efficace in zona gol come non mai, non ha fatto rimpiangere Gattuso, di cui sembra l’erede designato più credibile; il secondo è l’ennesimo regalo dei cugini nerazzurri, rigeneratosi dalla cura Allegri che lo conosce dai lontani tempi di Udine.

Delusione AQUILANI – Spiace ammetterlo ma l’ex centrocampista della Roma da ormai 3 anni non imbrocca una stagione all’altezza della sua fama. Anche quest’anno parte titolare, poi si ferma per il “solito” infortunio e difficilmente il Milan lo riscatterà.

NAPOLI

A lungo sospesa tra campionato e Champions, la squadra azzurra sembra concentrare maggiormente le energie sulla competizione europea, dove sfodera prestazioni all’altezza. La rosa sembra troppa corta e alcuni ricambi non all’altezza dei titolari. Ma la squadra c’è, e Mazzarri si conferma allenatore di caratura internazionale.

Big I TRE TENORI – Probabilmente il calcio mercato estivo priverà Napoli di uno dei suoi big, andando così a inficiare terribilmente sul rendimento generale della squadra, visto il sostanzioso apporto dato da Lavezzi, Cavani e Hamsik in questa stagione, specie in Europa. De Laurentiis e i dirigenti dovranno dimostrarsi loro dei big nel trovare il sostituto di chi partirà.

Sorpresa ZUNIGA – ormai pienamente a suo agio sia come vice Maggio ma più propriamente come uomo a tutto campo, spesso e volentieri preferito a Dossena sulla fascia sinistra. Affidabile e sempre sul pezzo.

Delusione INLER – Parte bene, assicura sostanza e geometria ma sulla lunga distanza dimostra di non essersi integrato perfettamente con l’ambiente, così diverso da quello udinese che l’ha visto protagonista per tanti anni. Si limita al compitino, raramente si sente la sua impronta sulla squadra.

NOVARA

Sorretta da un entusiasmo tangibile per il ritorno atteso decenni in serie A, fatica non poco a trovare il passo giusto. Con il passare dei turni di campionato, palesa difficoltà e limiti. La società sana consente ulteriori nuovi progetti di risalita.

Big RIGONI – arrivato in serie A in clamoroso ritardo, l’ex “nuovo Del Piero” confeziona una stagione incredibile, ricca di gol, sostanza, giocate al servizio di una squadra spesso in difficoltà. Non è mai troppo tardi per arrivare a una big e lui ne avrebbe tutti i meriti.

Sorpresa PESCE – Nulla di trascendentale, ma l’ex ascolano riesce a garantire sostanza, massimo impegno e cuore alle manovre piemontesi. Merita attenzione.

Delusione PRIMA LINEA – Purtroppo tutta la girandola di attaccanti provati da inizio stagione non ha giovato ai fini del risultato. Né Meggiorini e Granoche, fortissimi in B, né l’emergente Morimoto, né tanto meno l’airone Caracciolo hanno fatto la differenza, se escludiamo il bell’exploit di San Siro contro l’Inter.

PALERMO

Che brutto campionato! Si poteva continuare tranquillamente con il giovanissimo tecnico Mangia. Avrebbe forse fatto peggio di Mutti, con tutto il rispetto? Squadra senza identità, impoverita clamorosamente sul mercato, scialba e capace di sbalzi improvvisi, nel bene e nel male. Ahi ahi, Zamparini!

Big MICCOLI – il bomber salentino non tradisce mai, arrivando a vette di rendimento e di gol. Autentico trascinatore, giocassero tutti seguendo il suo esempio il Palermo rasenterebbe la zona Champions.

Sorpresa ACQUAH giovane a cui spesso si è chiesto un grande sacrificio in più ruoli, appena ventenne ha dimostrato grande carattere; bene anche il regista Donati, l’esperto Migliaccio e il valido Balzaretti ma i flop sopravanzano di molto i meritevoli di lodi.

Delusioni BACINOVIC e ILICIC molti dovrebbero finire dietro la lavagna ma a deludere maggiormente sono le rivelazioni slovene dell’anno precedente. Le loro qualità non possono essere scomparse d’improvviso ma chiaro, una caduta simile di rendimento pone quesiti importanti sulla loro efficienza.

PARMA

L’evoluzione dei ducali nel girone di ritorno ha dell’incredibile! 56 punti complessivi sono un traguardo insperato alla vigilia, con Donadoni in grado di dare un’identità precisa alla squadra. Bisogna ripartire da qui.

Big GIOVINCO – finalmente su livelli di eccellenza, come il suo fulgido talento reclamava da tempo. Goleador, assist-man, uomo squadra, spesso decisivo, dovrà guidare lui l’attacco azzurro agli Europei.

Sorpresa – BIABIANY dopo le incertezze dell’anno scorso, speso tra la casa madre Inter e la retrocessa Samp, si rigenera tornando a Parma, dove Donadoni lo imposta con successo come laterale destro “tout-court”. Una saetta sulla fascia, il più veloce atleta della serie A. Bene pure i registi Musacci e Valdes, due scommesse del tecnico, il primo in pratica esordiente in A dopo le buone prove empolesi, il secondo habituè del calcio italiano ma mai pienamente compiuto in un ruolo il più delle volte ibrido.

Delusione PELLE’ – A lungo aspettato, alla fine scende di categoria a Genova, sponda blucerchiata dove è certamente più a suo agio.

ROMA

Mi spiace ammetterlo ma Luis Enrique ha fatto flop. Un progetto propriamente detto abbisogna di tempo per svilupparsi ma il problema è che dalla prima all’ultima giornata non si sono visti miglioramenti. I pregi e i difetti del tecnico spagnolo si equivalgono e così pure l’altalena delle prestazioni, caratterizzate da buone capacità offensive e scarse attitudine difensive.

Big BORINI Fino all’infortunio che poi lo condiziona sino al termine della stagione, è il vero “uomo nuovo” del calcio italiano, tanto da indurre Prandelli a farlo esordire precocemente in Nazionale. Attaccante puro, vede la porta come pochi, gioca da veterano, un mix tra il migliore Inzaghi e Chiesa, per la rapidità di esecuzione e la freddezza sotto rete.

Sorpresa PJANIC – classe ’90, meno reclamizzato degli altri giovani gioielli Bojan e Lamela, comunque tutto sommato positivi, stupisce per la capacità di adattamento al calcio italiano e in particolare per la facilità con cui interpreta più ruoli a centrocampo.

Delusione KJAER – Lui, ma non solo: tutta la difesa viene facilmente traforata in più occasioni. Ma dal centrale danese, visto all’opera a Palermo e passato poi al Worlsburg a suon di milioni ci si aspettava il decisivo salto di qualità.

SIENA

Sannino all’esordio in A si dimostra razionale, ma pure coraggioso nell’affidare le chiavi della squadra ai suoi talenti più fulgidi, come ad esempio Calaiò, molto prolifico fino all’infortunio. In grado di cambiare modulo, lui considerato un estimatore del 4-4-2 non ha mai perso la bussola, arrivando a conquistare una comoda salvezza, condita da ottime prestazioni all’insegna del collettivo.

Big DESTRO – Bello e confortante, dopo Borini, poter premiare un altro talento in grande ascesa del calcio italiano. Giocatore vero, attaccante di qualità, potenza, molto vivace, creativo e ricco di personalità. E’ nata una stella!

Sorpresa BRIENZA – A 33 anni suonati, e con poca esperienza nella massima serie, mantiene un elevato rendimento per tutto l’arco della stagione, spesso decisivo con i suoi guizzi sulle fasce, i suoi gol mai banali e la sua qualità al servizio della squadra. Ottimo pure il difensore centrale Rossettini, una roccia,  il forte laterale Giorgi, positivo innesto di gennaio e il portiere Pegolo, finalmente protagonista in A, che si è fatto trovare pronto dopo l’infortunio del titolare Brkic.

Delusione REGINALDO – Nell’ambito di un campionato estremamente positivo, gioca poco l’esperto brasiliano, ottimo invece nella precedente stagione quando sulla fascia fu spesso risolutivo ai fini della promozione in serie A.

UDINESE

Dopo aver ceduto i pezzi da novanta durante l’estate (Sanchez, Inler, Zapata) ben pochi si aspettavano una ripetizione della straordinaria stagione scorsa. Invece Guidolin ha fatto il bis, lanciando nuovi giocatori (Basta, Danilo, Pereyra, Fabbrini) e ottenendo dai soliti noti (l’implacabile Di Natale, i guerrieri Pinzi e Domizzi e i super talenti Armero e Asamoah) prestazioni sempre convincenti.

Big DI NATALE che aggiungere su un giocatore in grado di segnare ben 80 reti in tre stagioni dopo aver superato abbondantemente la trentina? Straordinario! Segna gol fantastici, è un autentico leader, “deve” andare a giocarsi l’Europeo.

Sorpresa BASTA sempre continuo nel rendimento, poco spettacolare ma tremendamente efficace sulla fascia destra dove si ritrova a duettare a meraviglia prima con il fenomenale Isla, poi bloccato dal grave infortunio, e poi con l’emergente Pereyra. Ara la fascia per tutti i 90 minuti, un vero maratoneta, ricorda l’ex azzurro Mussi.

Delusione FLORO FLORES – dopo l’ottima prova genoana dell’anno scorso, era lecito credere che l’attaccante partenopeo potesse fare il botto in coppia con Di Natale. Guidolin ha optato spesso per un modulo a una punta e lui ha sofferto. Dopo alcune buone prove iniziali si è smarrito in panchina anche il giovane romeno Torje, troppo presto acclamato come l’erede del Nino Maravilla.

Il Pagellone della serie A – parte 1

E’ terminato il campionato di serie A e puntuale arriva il mio personale bilancio sui protagonisti di questa esaltante ma pure controversa stagione, in attesa dei verdetti relativi al calcio scommesse che potrebbero sovvertire graduatorie e punteggi.

ATALANTA

La vera rivelazione del campionato, soprattutto in merito alla pesante penalizzazione iniziale. Colantuono ha infondato sicurezza a un gruppo proveniente dalla serie cadetta ma di gran qualità. Gioco arioso, solido e razionale, sospinto da un pubblico affezionato e numeroso.

Big  DENIS – meno prolifico nel girone di ritorno ma è grazie soprattutto ai suoi gol di inizio stagione che la squadra ha colmato velocemente il gap di punti. La sua miglior stagione italiana.

Sorpresa CIGARINI – non certo una novità ma pur reduce da una negativa esperienza spagnola, Luca ha saputo rifarsi tornando a Bergamo. Giustamente premiato da Prandelli in vista degli Europei, per i quali nutre una fondata speranza di essere arruolato. Da evidenziare pure le conferme di Peluso e Consigli, e la buona stagione di Bonaventura, giovane del vivaio, Schelotto e del piccolo Maxi Moralez, all’esordio nel campionato italiano.

Delusione MASIELLO – Non può che essere Andrea Masiello, che rischia di rovinare anzitempo una carriera che sembrava ben più che promettente. Protagonista con Bonucci e Ranocchia un paio d’anni fa di una stagione monstre a Bari, è caduto nella tela del calcio scommesse e ne è ancora fortemente invischiato.

BOLOGNA

Gran merito a Pioli che ha saputo, proponendo un calcio di qualità, ottenere una comoda salvezza, andando oltre le aspettative. Squadra a tratti spettacolare, sorretta dalle individualità ma forte pure di un cambio tattico in corsa, con l’utilizzo della difesa a 3.

Big DIAMANTI – Stagione positivissima per l’estroso trequartista, che si è diviso con l’astro nascente Ramirez il compito di supportare Di Vaio in avanti. Colpi di gran classe, un giocatore ritrovato e buono pure per la Nazionale.

Sorpresa TAIDER – giovane di appena 20 anni, esordiente in serie A, mostra carattere, personalità e un abbinamento perfetto di tecnica e fisicità. Giocatore moderno già finito nel mirino della Juventus.

Delusione ACQUAFRESCA – non è ancora pienamente sbocciato in tutto il suo talento l’attaccante italo-polacco. Qualche gol ma ancora tanta personalità da acquisire, così come la giusta cattiveria sotto porta.

CAGLIARI

Stagione tribolata, pur coronata da una serena salvezza. Cambi in corsa, ripensamenti, cessioni di colonne storiche, alla fine Ficcadenti ritrova il bandolo della matassa ma per l’anno prossimo occorrerà partire da basi più solide, oltre che risolvere una volta per tutte il problema dello stadio.

Big ASTORI – non fa più notizia il difensore di scuola Milan, azzurrabile per gli Europei e sempre più sicuro in coppia con Canini. Pronto per una squadra d’alta classifica.

Sorpresa PINILLA – Attaccante pienamente affermato, sorprende tuttavia il modo in cui si inserisce alla perfezione all’interno dei meccanismi della squadra, risolvendo così un annoso problema relativo al centravanti. Se sta bene tutto l’anno è un bomber da 20 gol a stagione.

Delusione LE PUNTE – Spiace bocciare l’ intero blocco offensivo ma prima dell’arrivo del cileno Pinilla, né Larrivey (esclusa una superflua tripletta), né Thiago Ribeiro (incostante e meglio da fantasista), né un sottoutilizzato Nenè hanno saputo fare la differenza. Meglio Ibarbo, anche se appare ancora tatticamente da registrare.

CATANIA

A lunghi tratti la terza miglior squadra per gioco espresso, dopo Juventus e Udinese. Montella, pronto per grandi palcoscenici, è ambito da molti prestigiosi club. Forse si chiude un ciclo, considerando la partenza del direttore Lo Monaco, autentico talent scout della squadra.

Big LODI – arrivato tardi al calcio che conta, considerando le grandi qualità che possiede, mostra finalmente tutto il suo repertorio fatto di gol a effetto (specie su punizione, dove ormai non è secondo a nessuno), rifiniture, ottima regia. Un giocatore da grandi palcoscenici, visto che ha raggiunto la piena maturità e una certa consapevolezza dei propri mezzi.

Sorpresa MARCHESE – Ripescato dopo un paio di anni di oblio, approfitta dell’infortunio del titolare Capuano e non esce più dall’undici titolare. Ottimo in fase di propulsione, efficace in difesa e pure goleador quando occorre. Ritrovato. Conferme da parte di Bergessio e Gomez, stupiscono i colpi di Barrientos (finalmente al top della forma) e la condizione di Legrottaglie, autentico leader difensivo.

Delusione SUAZO – Sembra quasi un ex giocatore, lui che per un decennio e oltre ha deliziato i tifosi italiani con le sue corse a perdifiato e i numerosi gol.

CESENA

Clamorosa retrocessione, specie se la rapportiamo alle tante attese suscitate da un calcio mercato coi botti, che facevano indicare proprio nella squadra romagnola la rivelazione di agosto, pronta per il salto di qualità. Invece è stata tutta una corsa in salita, nonostante i progressi visti con Beretta, da cui sarebbe saggio ripartire.

Big PAROLO – Stagione difficile la sua, dopo le ottime premesse dell’anno scorso. Eppure conferma le buone impressioni passate, inserito in un contesto non certo facile. Ha perso il treno per gli Europei ma merita una nuova chance.

Sorpresa I TANTI GIOVANI – Seppur mandati allo sbaraglio, non hanno perso la bussola e rappresentano anzi il miglior investimento per il futuro: alludo in particolare a Tommaso Arrigoni (centrocampista classe ’94!), nipote dell’ex mister Daniele e all’agile punta italo-svizzera Rennella.

Delusione I TANTI “NOMI” ACCLAMATI ALLA VIGILIA – Purtroppo, chi per un motivo, chi per un altro, i vari Mutu, pur autore di alcuni pregevoli gol, Iaquinta, Santana e, soprattutto Martinez, involuto paurosamente dopo il flop juventino dell’anno scorso, hanno toppato in pieno la missione di far gol.

CHIEVO

Torna Di Carlo, si succedono i tecnici e si confermano come sempre i risultati. Salvezza mai così sicura e “semplice”, gioco meno arioso forse dell’anno scorso ma spesso efficace. Non fa più notizia ma i numeri dicono che qualche studio in più su questo “fenomeno” andrebbe svolto.

Big ACERBI – Sbocciato solo nel girone di ritorno, ha fornito prove sontuose fino a far “litigare” in chiave di calciomercato Milan (favorito) e Juventus. Tecnica, tenacia, concretezza, forza fisica e visione di gioco: è nato un grande difensore, dopo l’ottima stagione scorsa alla Reggina.

Sorpresa BRADLEY – Un americano tutto d’un pezzo, incontrista dai piedi buoni, solido e veloce di piedi, ha giocato da veterano.

Delusione PALOSCHI – Forse ci si aspettava qualcosa in più dall’ex enfant prodige del Milan, che non fa mai mancare il suo impegno, al servizio del “vecchio” Pellissier ma del quale si contano pochi gol a conti fatti.

FIORENTINA

Stagione nata male, all’insegna del “precariato” e di un mercato votato al basso profilo, si rischia addirittura la retrocessione ma le basi per ripartire sembrano esserci eccome. Da dimenticare l’episodio shock tra Delio Rossi e il giovane serbo Lijajc.

Big JOVETIC – In una stagione pessima, brilla lucente la stella del montenegrino, tuttavia ancora troppo spesso colpito da infortuni che potrebbero precluderne l’ascesa ai massimi livelli. Per il resto ha già fatto vedere di cosa è capace, tra gol (14), serpentine, dribbling e capacità di leadership. Sembra il primo Baggio, ma diciamolo ancora sottovoce.

Sorpresa – NASTASIC – appena diciottenne sfodera buone prestazione. Non sarà ai livelli di Vidic, al quale viene da sempre accostato ma mostra grinta, carattere e maturità.

Delusione  CERCI – con le qualità che si ritrova, e che gli sono riconosciute sin da ragazzo delle giovanili romaniste, dovrebbe stare fisso in Nazionale. Invece, pur avendo iniziato bene, sull’onda del finale del campionato scorso, si perde tra litigi, incomprensioni, scarso feeling con il mister Rossi e voci di “bella vita”. Alessio, dipende tutto da te! Non buttare via il tuo talento.

GENOA

Tribolatissima stagione rossoblu, salvata in extremis grazie all’appannamento improvviso del Lecce. Preziosi, appassionato presidente, dovrà riflettere per bene e magari costruire una squadra con maggior equilibrio.

Big PALACIO – l’ Inter si sarà maledetta per non averlo acquistato ad inizio stagione su suggerimento di Gasperini. Mai così prolifico, l’argentino dal caratteristico codino è una vera freccia sulla fascia e spietato in zona gol. In grado di segnare in tutti i modi possibili. In una stagione soffertissima merita un plauso anche il capitano Rossi, mai domo e sempre in grado di metterci la faccia.

Sorpresa BELLUSCHI – uno dei pochi volti nuovi a salvarsi, si inserisce bene, con umiltà. Spazia da interno a ala, lui spesso in patria paragonato a Camoranesi. Vale la pena rivederlo per una stagione intera.

Delusione I TROPPI STRANIERI SBAGLIATI – un elenco purtroppo lungo quello dei giocatori esteri portati come incognite e rivelatisi alla fine ben poco adatti al calcio italiano, dalla punta Pratto al laterale Birsa, dall’acerbo Jorquera (che pure possiede ottimi colpi in regia) al desaparecido Ze Eduardo. Allargando il cerchio, appare in forte declino la stella di Gilardino e svalutati Constant e Kucka, sui quali è tuttavia doveroso provare a ridare fiducia.

 

INTER

La vera delusione del campionato, le cui difficoltà paiono evidenti sin dalla brevissima gestione Gasperini, parso quasi subito inviso all’ambiente. Ranieri sistema qua e là fino al clamoroso tracollo; il giovane Stramaccioni punta sull’orgoglio e per un soffio non riacciuffa un posto in Champions che a quel punto francamente sarebbe stato eccessivo. Meglio ripartire con umiltà, mettendo in soffitta la gloria degli anni recenti.

Big MILITO – Dopo un inizio difficile, che sembrava confermare i passi indietro dell’anno scorso, rinasce nel girone di ritorno, segnando a ripetizione, come ai tempi del Triplete. Un esempio di forte attaccamento ai colori nerazzurri.

Sorpresa POLI e OBI – I due giovani nel momento del bisogno dimostrano di essere “da Inter”: danno una bella rinfrescata a una mediana in forte crisi e crescono in personalità. Da tenere, anche se si teme che possano divenire oggetto di scambio per arrivare a un top player, come va di moda dire oggi.

Delusione LA VECCHIA GUARDIA a pancia piena – Salviamo assolutamente capitan Zanetti, inesauribile cursore e abile in ogni zona del campo, viene meno invece l’apporto di gente come Cambiasso, Lucio, Snejider e Stankovic. Male Pazzini, intristito e poco presente in zona gol e mezzo flop Zarate, salvato in extremis dal coraggioso Stramaccioni.

JUVENTUS

Stagione incredibile, coronata da un inaspettato quanto meritatissimo scudetto. Pochi immaginavano una Juve così competitiva per tutta la stagione. Egregio Conte nell’assemblare, modificare, plasmare una squadra giovane ma pure esperta, perfettamente amalgamata tra Big e ottimi giocatori in cerca del sigillo vincente (Vucinic, Liechtsteiner, Pepe). Un grande gruppo, da puntellare in vista della Champions. Tornato su livelli di eccellenza Buffon e addio magico da parte del Capitano Alex Del Piero.

Big PIRLO- Difficile scegliere nel contesto di una stagione fantastica dei bianconeri. Premio Pirlo, il cui modo di interpretare il ruolo datogli da Conte ha letteralmente inventato il gioco della Juventus. Ancora uno dei migliori registi del mondo.

Sorpresa BONUCCI – In mezzo a conferme come quelle di Barzagli e Chiellini e alla crescita esponenziale di Marchisio e Vidal, è giusto sottolineare come, soprattutto dopo il passaggio alla difesa a 3, abbia spesso giganteggiato il difensore ex Bari che ha saputo giocare in sicurezza, forte di doti tecniche superiori alla media, ben protetto dai compagni di reparto.

Delusione ELIA e KRASIC – In un contesto in cui tutti hanno reso al meglio delle loro possibilità, i mugugni vengono dalle fasce, con il biondo Krasic lontano parente della promettente freccia vista all’opera l’anno scorso e l’olandese autentico flop, non solo della Juventus, ma di tutto il campionato. Impacciato, dribblomane improbabile, superficiale negli approcci alle partite. Da rispedire al mittente.