Come auspicato al termine di un mio recente articolo su Chiumiento e Scicchitano, entrambi ex giovani calciatori della Juventus nei primi anni del duemila, finalmente sono riuscito a intervistare il secondo, anch’egli autentico talento forgiato nella squadra bianconera, dove ha militato sette anni.
Ringrazio Luca Scicchitano per la bella e interessante chiacchierata telefonica che ne è susseguita, nella quale il calciatore si è davvero aperto su tanti argomenti, non tralasciando temi “scabrosi”.
D’altronde, quello che ho percepito al telefono è un ragazzo di quasi 28 anni giunto ormai a una piena consapevolezza di sé e delle sue doti, con la maturità acquisita, nonostante la giovane età, di uno che nel calcio ne ha viste tante e di conseguenza non ha più nessun pelo sulla lingua.
Curioso il fatto che uno dei giocatori più talentuosi visti all’opera negli ultimi anni nelle giovanili bianconere sia transitato anche a Cerea, squadra della mia città, per disputare due ottimi campionati di Eccellenza! Il ricordo di Luca è vivido e non nasconde una certa emozione
“Mi sono trovato benissimo a Cerea, sotto ogni punto di vista, la società è sana, forte e la famiglia Fazion mi ha sempre trattato bene. In Veneto sono stato bene, assolutamente, e non è detto che se ci sono le condizioni non possa ritornare. Dopo quei due anni sono tornato in Calabria, ma qui la mentalità calcistica è diversa, sono tornato nella squadra del mio paese, a Cirò Marina, nella Cremissa, in Promozione ma è una soluzione temporanea, mi sento bene e ho molte motivazioni per riprovarci”
Dopo aver appreso questa bella notizia, e speranzoso di rivederlo con la maglia granata del Cerea in una stagione, la prossima, che potrebbe vedere la squadra veronese protagonista in D dopo la bella esperienza di quest’anno, Luca mi confida subito una cosa che in parte mi lascia senza parole. Alla mia domanda sulle emozioni che ha vissuto in carriera, risponde così:
“Guarda Gianni, ho letto con piacere il tuo articolo e ti ringrazio, tuttavia devo rettificare una cosa. Hai parlato più volte di infortuni gravi che mi hanno condizionato la carriera ma purtroppo questa è una diceria, una delle tante, che sono state dette, inventate sul mio conto. Sono stato fermo per pochissimo tempo nelle giovanili della Juve, ma a parte quello l’unico infortunio un po’ serio è stato a Ravenna. In altre circostanze invece queste voci si rincorrevano per mascherare altre verità. E così mi sono ritrovato fuori rosa o ai margini della squadra”
Riavvolgiamo il nastro della memoria e proviamo a capirne di più
“Alla Juventus sono stato 7 anni, molto fruttuosi a livello di risultati e di prestazioni. Giocavo bene, e lo dico con tutta l’umiltà possibile, ero protagonista nel contesto di un gruppo che avrebbe fatto carriera ad alti livelli, ho vinto due tornei di Viareggio, assaggiato la prima squadra, andato in panchina in serie A. Franco Ceravolo aveva una forte influenza in quella Juve e molti passarono al Crotone che in quegli anni era quasi una succursale della Juventus. Ci andarono Mirante, un mio grande amico, Gastaldello, Konko, Paro, Guzman e a gennaio, dopo un breve passaggio all’Avellino, vi finii anch’io. Fui accolto bene, i tifosi mi incitavano, d’altronde ero del posto”
Ricordo che nei forum dei tifosi crotonesi, tu risultavi uno degli idoli e in allenamento parlavano di autentiche prodezze da parte tua
“Difatti andavo bene, capitava però che l’allenatore mi facesse giocare fino al venerdì con la prima squadra e poi mi ritrovavo puntualmente fuori per la partita, nemmeno convocato. Avevo debuttato con l’Avellino ma poi sorsero dei problemi. Andai al Crotone in comproprietà ma rimasi deluso quando scoprii all’ultimo momento di essere stato ceduto del tutto. Speravo di rimanere nell’orbita Juventus, come tanti altri miei compagni ma le cose non andarono così”
Viste le potenzialità e le qualità tecniche dimostrate con la Primavera direi che il tuo pensiero era più che legittimo.
“Invece il mio cartellino divenne tutto del Crotone. Purtroppo il mio procuratore non ebbe molta voce in capitolo, in squadra arrivò anche Nocerino, l’attuale centrocampista del Milan e, quindi, nonostante un buon inizio di stagione, condita da mie belle prestazioni in Coppa Italia come contro l’Empoli, mi dissero che non c’era posto per me e a gennaio passai al Ravenna dove, a causa di quell’infortunio, in pratica l’unico della mia carriera di una certa gravità, giocai pochissimo. L’anno dopo si era in piena bufera Calciopoli, fui a un passo dal firmare per il Modena, poi alla fine non si fece nulla, anche col Pavia la cosa sembrava certa e invece non mi acquistarono più. Cominciarono a girare voci incontrollate su di me, sul fatto che mi allenassi poco e male, per non dire molte altre sciocchezze che riguardavano la sfera personale. Rimasi di sasso quando Bozzo mi disse che c’erano certe voci sul mio conto, assolutamente false! La goccia che fece traboccare il vaso fu quando rifiutai di passare al MartinaFranca, allora in C/1 ma che riversava in gravi condizioni economiche. In pratica, senza tanti giri di parole, mi dissero che non mi avrebbero pagato! E allora dissi no, la dignità non volevo perderla e in fondo possibilità concrete pensavo di averne ancora, visto le mie qualità e la mia esperienza juventina. Purtroppo col senno di poi quel rifiuto mi procurò molti danni, aumentavano le voci negative su di me e feci una prima scelta di vita, ritornare vicino a casa, a Rossano Calabro, in serie D. Purtroppo però la situazione economica non era delle migliori. L’anno successivo fui vicino a tornare nel calcio dei professionisti più volte: mi allenai duramente e per circa 20 giorni con il Manfredonia, squadra di serie C, ma pure con la Pro Patria”
In tutti e due i casi si tirarono sempre in ballo questioni fisiche più che tecniche per giustificare i rifiuti
“E’ vero, Gianni, anch’io leggevo i giornali e rimanevo sbigottito, credimi. A livello fisico ormai stavo bene, avevo recuperato pienamente dall’infortunio ed ero pronto. I provini andarono bene ma non mi presero purtroppo. Ormai ero senza procuratori, senza conoscenze particolari e a certi livelli di professionismo è difficile rientrare nel giro, me ne sono accorto sulla mia pelle. Anche gli stessi giocatori, con alcuni dei quali ero legato da rapporto di amicizia, cominciarono a voltarmi le spalle. Qualcuno si è montato la testa, con altri invece l’amicizia è rimasta inalterata nel tempo, come ad esempio con il portiere Mirante, che sento ancora. E’ stato difficile scegliere, ma a quel punto, pur di giocare accettai di scendere ulteriormente di categoria, sempre qui in Calabria, a Cutro, fino all’incontro col presidente del Cerea Fazion, con cui legai subito. Sono stati due anni molto belli. Poi ci siamo lasciati, sono tornato a casa ma non nego che mi farebbe piacere risentire la dirigenza per parlare del mio futuro. La squadra ha disputato un’ottima stagione, al primo anno di D”
Certo, sentire queste parole da parte di Luca mi fa piacere ma dall’altra ancora non mi capacito che uno con le sue qualità tecniche si ritrova a bazzicare tra i dilettanti.
“Io non sono mai sceso a compromessi, lo posso dire senza problemi. Non ho mai accettato cose che non condividevo. Ormai nel calcio le cose sono state scoperte, sono venute a galla certe schifezze, e io di quel mondo non voglio farne parte. Per questo non direi di no a un eventuale mio passaggio all’estero. Ora è tutto più difficile, perché è da qualche tempo che sono uscito dal grande giro ma a 27 anni mi sento ancora forte, molti arrivano tardi a certi livelli. Ho tante motivazioni, vengo da alcune buone stagioni, io non mollo”
Il pensiero va quindi a Chiumiento, al quale avevo dedicato belle parole in un mio recente articolo
“Davide era veramente fortissimo, il migliore di tutti noi nelle giovanili. Ho sempre pensato sia anche più forte di Giovinco, anch’egli paragonato poi a Del Piero. Io e Chiumiento eravamo legatissimi, lui è svizzero ma i suoi sono campani. E’ un giocatore dalle qualità tecniche straordinarie ma anche molto umile, davvero. E’ andato a giocare in Canada, buon per lui che ha trovato un buon ingaggio e la possibilità di esprimersi ancora ad alti livelli”
Parlando di giocatori esplosi tardi, viene in mente invece il caso di un altro ex talento juventino, Marco Rigoni.
“Rigoni lo ricordo bene, lui era alla Primavera e io agli Allievi. Un giocatore dalle ottime qualità tecniche che sembrava perso in serie C e invece a 32 anni è arrivato in A e dopo una bellissima stagione col Novara, ora si vocifera di un interessamento addirittura del Milan, quindi questo insegna che non bisogna mai smettere di crederci”
E dei tuoi compagni alla Juventus, di quel ciclo fantastico, quali giocatori non hanno fatto quella carriera che era lecito aspettarsi? Mi viene da pensare ad esempio a Fumasoli…
“Mah, se ci pensi quasi tutti esplosero a buoni livelli. Fumasoli credo sia ancora a Pizzighettone, dopo la retrocessione… è vero, anche lui è uscito dal grande giro. Ricordo Gerardo Clemente, anche lui svizzero, credo si sia addirittura ritirato. Benjamin invece era finito in Grecia, però come vedi tutti gli altri hanno raccolto soddisfazioni nel calcio”
Come hai detto tu, oltre alle doti tecniche, a una certa dose di fortuna, contano anche altre componenti
“Esattamente, senza nulla togliere a coloro che ce l’hanno fatta (erano in fondo tutti bravi calciatori) ci sono anche tante situazioni spinose da affrontare. Io invece, arrivato ad oggi, conto di farcela con le mie sole forze”
Hai avuto buone soddisfazioni negli approcci con la prima squadra? Chi tra quei campioni ricordi maggiormente con affetto?
“Come detto, ho avuto modo di allenarmi più volte con la prima squadra, di andare in ritiro e anche in panchina più volte, purtroppo senza debuttare. Ricordo bene Montero, era veramente bravo nell’accogliere noi giovani, gli piaceva scherzare. Era, ed è, davvero una grande persona”
A livello tecnico, hai giocato sia da mezzapunta, sia da interno/mezz’ala fino a retrocedere già nell’ultimo anno della Primavera come playmaker davanti alla difesa. Ricordo una tua bellissima partita d’agosto tra Juve A e Juve B con te maglia numero 4 in cabina di regia! Qual è il ruolo a te più congeniale?
“Sicuramente il regista arretrato alla Pirlo! Ricordo benissimo quella partita, nel primo tempo chiudemmo avanti di due gol, poi entrarono campioni come Del Piero e Trezeguet e perdemmo 7 a 2! Da regista ho la possibilità di costruire gioco, mi ci trovo bene e in pratica sono diversi anni che giostro lì”
Un ruolo alla Pirlo dove Scicchitano può davvero far valere le proprie qualità tecniche e la sorprendente visione di gioco.
Al termine della lunga chiacchierata ciò che mi porto dietro è il ritratto di un giovane e sfortunato calciatore, dotato di grande talento, con ancora tanta voglia di emergere e di prendersi le sue rivincite. Un uomo con la testa sulle spalle, a cui auguro davvero di rientrare presto in pista nel contesto di un progetto serio che possa esaltarne le qualità.
In bocca al lupo Luca!










